martedì 20 giugno 2017

Stati Uniti
Priorità della riforma sanitaria secondo i vescovi statunitensi. Diritto alla salute garantito a tutti
L'Osservatore Romano
Preoccupazione per la riforma del sistema sanitario è stata espressa dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti durante l’assemblea plenaria di primavera svoltasi nei giorni scorsi a Indianapolis. Monsignor Frank J. Dewane, vescovo di Venice e responsabile della commissione episcopale per la giustizia interna e lo sviluppo umano, ha sintetizzato le preoccupazioni che i presuli vorrebbero accolte nella riforma del sistema sanitario: che rispetti la vita, che sia accessibile per tutti, realmente sostenibile sotto l’aspetto economico e di alta qualità.
La Conferenza episcopale chiede che non avvenga «nessuna abrogazione senza un’adeguata sostituzione». La proposta di riforma del governo repubblicano, infatti, desta preoccupazione per «le persone che vivono in povertà, per i temi legati alla vita, l’immigrazione e la protezione della libertà di coscienza». Al riguardo, il vescovo di Helena, monsignor George Leo Thomas, ha lanciato un appello ai confratelli a non restare in silenzio nel dibattito sulla riforma perché «significherebbe esserne complici».

Nel primo giorno della plenaria, i vescovi avevano lungamente discusso di immigrati e di quanto compiuto dal gruppo di lavoro temporaneo sull’immigrazione. «Consapevoli del fatto che continua l’urgenza di una riforma globale dell’immigrazione, di una politica sui rifugiati e sui confini sicuri», il presidente dei vescovi e arcivescovo di Galveston-Houston, cardinale Daniel N. DiNardo, ha esteso il mandato del gruppo di lavoro. Momento forte della plenaria è stata la celebrazione di apertura, quando tutti i vescovi statunitensi si sono inginocchiati per chiedere perdono a Dio per gli abusi sessuali sui minori compiuti da persone di Chiesa e la guarigione di chi ne è stato vittima.
Infine, i presuli — riferisce l’agenzia Sir — hanno deciso di istituire un comitato permanente per la libertà religiosa che dovrà «rafforzare e sostenere la libertà religiosa fornendo assistenza ai vescovi» nei loro interventi e «promuovere e difendere — ha sottolineato monsignor Oscar Cantú, vescovo di Las Cruces — la libertà religiosa in politica e nella legislazione», anche in considerazione delle violenze esercitate nel mondo contro le minoranze. Secondo le statistiche del Pew Research Center, i cristiani sono perseguitati in 128 paesi e i musulmani in 125. «Ciò — ha aggiunto monsignor Cantú — è in parte dovuto al fatto che parliamo dei gruppi religiosi più numerosi nel mondo. Concentrare l’attenzione sui cristiani non significa ignorare la sofferenza degli altri, ma consolida l’intero tessuto sociale nella protezione dei diritti di tutti». Infine, al governo statunitense la Chiesa ha chiesto di fornire assistenza a rifugiati e sfollati, anche attraverso le organizzazioni d’ispirazione religiosa; assistere i rifugiati reinsediati, con particolare attenzione alle vittime di persecuzione; incoraggiare i governi centrali e regionali in Iraq e Siria a rafforzare lo stato di diritto.
L'Osservatore Romano, 19-20 giugno 2017