sabato 10 giugno 2017

«Continuiamo a batterci per chiedere una legislazione sensibile e garanzie per ridurre significativamente il tasso di violenza dovuto all’uso di pistole e fucili»: è quanto ha dichiarato il pastore Carl Horton, coordinatore del programma “Costruzione di pace” della Chiesa presbiteriana in merito all’uso e al possesso eccessivo di armi da fuoco negli Stati Uniti. Ogni anno, infatti, muoiono circa trentamila persone, di cui circa due terzi suicidi e almeno diecimila per omicidio.
Nei primi 4 mesi del 2017 sul suolo statunitense si sono contate 138 sparatorie e 6303 vittime in conseguenza di un colpo d’arma da fuoco. Nel tentativo di porre un argine a questa deriva la Chiesa presbiteriana — riferisce il sito riforma.it — ha approntato e reso disponibile un kit di prevenzione contro la violenza delle armi, sul modello di quanto già fatto negli anni passati. «Il nostro prodotto — ha sottolineato il pastore Horton — aggiorna una versione precedente e fornisce nuove e attuali risorse a coloro che cercano di resistere all’epidemia di violenza che scuote il nostro paese».
La copertina del nuovo prontuario ospita una fotografia della Chiesa presbiteriana di Chestnut Hill in Pennsylvania, con 331 croci coperte da magliette con i nomi delle vittime della violenza da armi da fuoco nella sola comunità locale.
Fra i temi trattati dal nuovo vademecum spicca l’appello a non fare di chiese, scuole e luoghi di fede un nuovo campo di battaglia, secondo le determinazioni dell’attuale amministrazione di estendere ovunque la presenza di armi, al fine di aumentare la sicurezza dei presenti nei luoghi pubblici, sul modello di quanto già messo in atto soprattutto da alcuni Stati del sud. Già dal 2014 la Chiesa presbiteriana ha chiesto a gran voce che lo striscione «Nessuna arma nella casa di Dio» venisse apposto sulle pareti delle chiese, per sensibilizzare la popolazione sul tema.
«Come americani dobbiamo imparare a parlare di questo problema — ha continuato Horton — senza esser timidi di fronte alla tracotanza dei comitati pro armi. Dobbiamo educare i nostri figli, aiutarli a sviluppare la consapevolezza che con la violenza non si risolve nulla, si accrescono solo i problemi. I dati parlano per noi. Dove ci sono più armi ci sono molti più morti, non è vero il contrario».
Anche se in misura minore, anche l’Europa, come gli Stati Uniti, ha le sue vittime per armi da fuoco: sono 6700 all’anno secondo un recente studio del “Flemish peace institute”. Un numero molto più basso di quello che si registra negli Stati Uniti, nonostante l’Unione europea abbia 503 milioni di abitanti a fronte dei 302 milioni degli Stati Uniti. Le armi circolanti in Europa sarebbero circa 81 milioni, la stragrande maggioranza detenuta illegalmente, mentre negli Stati Uniti sono circa 357 milioni, più degli abitanti del paese.
Intanto, lo scorso 2 giugno gli Stati Uniti hanno celebrato il “National gun violence awareness Day”, la giornata di consapevolezza sui danni causati dalla violenza delle armi, fortemente voluta tre anni fa da vari movimenti non violenti presenti nella nazione sostenuti dall’allora presidente Barack Obama, che del tentativo di normare l’uso di pistole e fucili ha fatto una battaglia di principio, persa di fronte non solo alle lobby economiche, ma di fronte anche alla maggioranza dei cittadini statunitensi che non hanno intenzione di fare a meno di possedere un’arma in casa.
L'Osservatore Romano, 9-10 giugno 2017.