lunedì 12 giugno 2017

Stati Uniti
Incontro a Saint Louis animato dalla comunità di Taizé. Dal dialogo una scintilla d’amore
L'Osservatore Romano
L’idea è nata dopo l’omicidio di Michael Brown, diciottenne afroamericano ucciso da un agente di polizia il 9 agosto 2014 a Ferguson, sobborgo di Saint Louis, in Missouri. Un avvenimento che provocò manifestazioni e disordini per più di una settimana, e il riemergere della questione razzismo, sempre viva in questa zona degli Stati Uniti. La riflessione originata da quell’episodio ha spinto l’arcivescovo di Saint Louis, Robert James Carlson, a chiedere alla comunità di Taizé di animare un incontro ecumenico.
Una nuova tappa del pellegrinaggio di fiducia che, dopo lunga preparazione a livello locale, ha avuto il suo culmine nelle settimane scorse a Saint Louis con una marcia che ha coinvolto centinaia di giovani cristiani, ma anche ebrei e musulmani, provenienti da una trentina di stati americani e dal Canada. Per mesi due fratelli di Taizé hanno percorso la regione organizzando una quarantina di “serate della fiducia” in chiese cattoliche, episcopaliane (anglicane), metodiste, presbiteriane, luterane, battiste. Dalle periferie più pericolose ai quartieri residenziali, ogni appuntamento è cominciato con un momento di preghiera seguito dallo scambio di riflessioni in piccoli gruppi. Grazie anche ai social media, che hanno consentito una immediata conoscenza degli argomenti, è sorta una serie multiforme di conversazioni sul razzismo e sulle cause di questo fenomeno. Gli scritti di fratel Roger, sulla capacità per un cristiano di saper unire lotta e contemplazione, hanno aiutato ad approfondire il dibattito.

I moti del 2014 hanno avuto l’effetto di interrogare le Chiese su certi comportamenti del passato. Sono state aperte nuove strade, grazie soprattutto ad alcuni pastori afroamericani e alla commissione giustizia e pace dell’arcidiocesi di Saint Louis. «Alcuni sono paralizzati dalla paura e distolgono lo sguardo dalla sofferenza, scaricando sugli altri il lavoro di guarigione», ha detto monsignor Carlson, auspicando che il pellegrinaggio non sia il punto culminante di una conversazione sulla fiducia o il risultato di un anno di incontri, ma piuttosto «la scintilla che illumina in noi il desiderio di apprendere, di amare di più, di amare in modo più completo».
La marcia che ha concluso il pellegrinaggio ha avuto vari punti di partenza: una sinagoga, la cattedrale cattolica, una chiesa presbiteriana. Lungo il percorso, tre momenti di sosta durante i quali ha preso la parola un testimone (un pastore battista, una madre impegnata per la giustizia, un rabbino), ognuno con la certezza che sia possibile un nuovo inizio per Saint Louis.
L'Osservatore Romano, 12-13 giugno 2017