martedì 27 giugno 2017

Stati Uniti
“Il Vaticano è come noi americani. Potenza globale, influenza il mondo”
La Stampa
(Paolo Mastrolilli) Nei dispacci inviati a Washington i giudizi prima dell’insediamento di Bergoglio Le valutazioni iniziali sul Papa: è un conservatore, non cambierà la dottrina della Chiesa -- «Nonostante la disparità delle dimensioni, le forme di governo, e le storie, noi siamo entrambe potenze globali, con interessi e influenza mondiale. Sotto molti punti di vista, la Santa Sede è unica al mondo nella sua capacità di perseguire la propria agenda. Ha relazioni diplomatiche con 180 paesi, seconda solo agli Usa».
Il rapporto che il 14 marzo del 2013 l' ambasciata americana in Vaticano manda al vice presidente Biden, in vista della sua partecipazione all' insediamento di papa Francesco, presenta il più piccolo Stato e la più antica democrazia del mondo come potenze paritarie. Sommato ai documenti scritti un anno dopo in occasione della visita del presidente Obama, che La Stampa ha ottenuto nel rispetto delle leggi, descrive con franchezza i punti di contatto e le divergenze, dalla strategia per la Siria ai sospetti sui finanziamenti americani per gli evangelici.
I «cable» spediti subito dopo l' elezione avevano citato «funzionari della Curia molto sorpresi e nervosi» per la scelta di Bergoglio. L' amministrazione Obama aveva avuto problemi con Benedetto, soprattutto sui «temi della vita», e sperava ora in una nuova relazione: «Oltre ad essere a cavallo tra il Nuovo e il Vecchio mondo, il Papa potrebbe anche fare da ponte tra l' ala conservatrice e quella moderata della Chiesa.
Sulle questioni sociali è un conservatore "true-blue", determinato oppositore di aborto, matrimoni gay, contraccezione. Allo stesso tempo ha un profondo impegno per la giustizia sociale in favore dei poveri, una priorità per l' ala più liberal della Chiesa e per i gesuiti». Il testo, poi, cita un' intervista rilasciata a La Stampa da Bergoglio quando era ancora cardinale, in cui criticava la vanità di alcuni membri della Curia e prefigurava la sua riforma.
Il rapporto inviato al cattolico Biden il 14 marzo entra più nei dettagli: «Sotto la guida di Francesco, il Vaticano lavorerà per promuovere le libertà fondamentali, la pace, la giustizia e l' ordine internazionale, la democrazia». Quindi spiega: «Davanti al crescente secolarismo, e quello che molti nella Chiesa vedono come anticlericalismo e anticattolicesimo, Francesco sarà fermo contro tali pressioni e difenderà fedelmente gli insegnamenti su aborto, eutanasia, pena di morte, matrimoni omosessuali, e i tradizionali valori della famiglia. Vorrà assicurare l' ortodossia, ma anche essere abbastanza aperto al dialogo, secondo l' idea che l' adesione a questi insegnamenti non può essere tanto un' imposizione, quanto il risultato della persuasione della ragione».
Francesco cercherà di migliorare le relazioni con l' islam e «rafforzerà quelle con gli ebrei, come è già evidente dall' accoglienza ricevuta dai leader ebraici nel mondo». Poi però i diplomatici avvertono Biden di un potenziale elemento di attrito con gli Stati Uniti: «Una questione molto importante per la Chiesa in America Latina è la defezione di milioni di cattolici verso i gruppi evangelici protestanti. Spesso questi gruppi sono basati o finanziati dagli Usa», alimentando il sospetto che i protestanti americani cerchino ancora di minare il cattolicesimo.
Il rapporto sottolinea che la Santa Sede vede la guerra in Iraq del 2003 come l' evento scatenante dell' instabilità in Medio Oriente, proseguita con la Primavera araba e l' Isis, da cui deriva la persecuzione dei cristiani e la loro fuga dalla regione: «Dittature rovesciate, che un tempo offrivano moderata protezione alle comunità cristiane, sono state sostituite da governi in alcuni casi dominati dagli islamisti (come in Egitto), e in altri incapaci di garantire la sicurezza (come in Iraq)».
Non manca un riferimento ai problemi interni: «Il recente scandalo Vatileaks ha rivelato una Curia tormentata dalle lotte intestine e la disfunzione. La Chiesa è accusata di aver coperto per decenni gli abusi sessuali di minorenni e adolescenti da parte dei preti. Francesco rinforzerà l' impegno a proteggere i giovani, e applicare il protocollo che richiede la rimozione dal ministero di tutti i sacerdoti che hanno commesso abusi.
Il Papa eredita anche una battaglia interna di potere per la gestione della banca vaticana, che deve continuare un processo di rispetto degli standard internazionali di trasparenza, o rischia di essere esclusa dal sistema bancario globale. La riforma della Curia sarà una priorità per Francesco, non tanto per evitare scandali, quanto per fornire un governo capace di affrontare queste sfide».
Un anno dopo, il 6 marzo 2014, l' ambasciata americana in Vaticano manda un nuovo rapporto, stavolta indirizzato al presidente Obama per prepararlo al suo incontro col Papa: «Nonostante i molti atti rivoluzionari di Francesco, non sta cercando di cambiare la dottrina della Chiesa. Piuttosto sposta il dialogo dai temi sociali scottanti, a questioni più pratiche di natura pastorale. Sta chiarendo che le questioni culturali hanno oscurato il ruolo più fondamentale della Chiesa nell' assistenza di poveri, malati e bisognosi».
Obama vuole sentirsi dire esattamente questo, nella speranza di ricostruire il rapporto bilaterale su nuove basi, in prevedibile antitesi con quanto accadrà poi con l' elezione di Trump: «Francesco ha preso di mira anche il capitalismo sfrenato e il materialismo rampante, concentrandosi sui temi dell' esclusione e la disuguaglianza, che hanno portato alla sofferenza fisica dei poveri e diseredati, mentre i ricchi soffrono sul piano etico e morale».
È contro un sistema finanziario che «comanda invece di servire», pur riconoscendo «il ruolo fondamentale avuto dalla moderna attività imprenditoriale per sollevare milioni di persone dalla povertà». La riforma della Curia procede, anche se con difficoltà, così come il miglioramento delle relazioni con gli ebrei.
Francesco incoraggia la ripresa del negoziato tra israeliani e palestinesi, ma ha riserve sulla strategia in Siria: «Influenzato dai vescovi locali e dai patriarchi, il Vaticano è spesso critico del sostegno all' opposizione, che include fondamentalisti islamici, perché ritiene pongano una grave minaccia per il futuro di una Siria democratica e multi confessionale».
La speranza però è quella di costruire una nuova alleanza, anche perché è indispensabile che le due figure di riferimento della comunità globale si intendano: «Signor presidente, papa Francesco è il secondo leader più seguito al mondo su Twitter - dopo di lei - ed è il più ritwittato».