domenica 4 giugno 2017

Stati Uniti
Il cardinale O’Malley sulle politiche migratorie. Basta con la minaccia delle deportazioni
L'Osservatore Romano
Le sfide poste agli Stati Uniti dal fenomeno dell’immigrazione non si risolvono con le deportazioni ma percorrendo nuove strade che vadano incontro alle reali necessità delle famiglie. È quanto, in sostanza, sostiene il cardinale arcivescovo di Boston, Seán Patrick O’Malley, che è tornato su una questione particolarmente accesa nel dibattito sociale statunitense ribadendo con vigore che su questo tema la Chiesa cattolica ha il dovere di fare sentire in maniera sempre più chiara la propria voce.
In una intervista concessa nei giorni scorsi al «Denver Catholic» e ripresa da Aciprensa, il porporato auspica infatti un deciso cambio di passo nelle politiche migratorie perché, afferma, le famiglie di immigrati senza documenti non possono continuare a convivere con il terrore della deportazione. «La speranza — sostiene — è che ci sono molte persone che si sono rese conto della necessità di una legislazione più giusta e di un’apertura verso le persone che non hanno i documenti». In questo senso, O’Malley si appella a quanto dichiarato in passato dallo stesso presidente Trump, il quale aveva assicurato che, una volta garantita la sorveglianza ai confini e provveduto all’espulsione dei criminali, il governo avrebbe potuto trattare con maggiore umanità gli immigrati cosiddetti irregolari. «Spero che questo momento arrivi presto», ha detto il porporato, per il quale «il governo dovrebbe avere una politica che favorisca le famiglie e prendere in considerazione le situazioni di molti immigrati senza documenti che pure sono stati laboriosi e hanno contribuito al benessere del paese». In questo senso, viene ricordato come ben il 60 per cento degli immigrati definiti irregolari sono presenti negli Stati Uniti da oltre dieci anni e spesso hanno figli con la cittadinanza americana. Per questo, sottolinea, è «ingiusto parlare di loro come se fossero tutti dei criminali». Ed è anche per questo che è «necessario» che la Chiesa statunitense, «che è sempre stata una Chiesa di immigrati», debba «alzare la voce in difesa degli immigrati senza documenti».
Occorre insomma sostenere con determinazione l’urgenza di una «nuova legislazione» che sappia veramente affrontare le sfide poste da un fenomeno come quello dell’immigrazione. «Dovremmo avere delle quote più generose e visti di lavoro per chi vuole venire a lavorare nel settore agricolo», ha detto O’Malley, che ricorda come le passate amministrazioni statunitensi abbiano cercato di risolvere il problema ma senza riuscirci: «Tanti anni sono passati e questo diventa più urgente che mai. Dobbiamo fermare le deportazioni».

L'Osservatore Romano, 3-4 giugno 2017