venerdì 9 giugno 2017

Avvenire
(Elena Molinari) La prima reazione dell' Amministrazione Usa all' attentato di Londra era stata di chiusura. Donald Trump aveva rilanciato il suo divieto di ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sei Paesi a maggioranza islamica e a tutti i profughi (bloccato da alcuni giudici federali e che ora finirà alla Corte Suprema) sostenendo che dalla sua entrata in vigore dipende la sicurezza degli americani. Ma è una risposta che la Chiesa cattolica rifiuta. Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ribadisce ad Avvenireche la paura non può compromettere i valori di solidarietà e di accoglienza che devono caratterizzare una società evoluta. Cardinale DiNardo, sulla scia dell' ultimo attacco terroristico, stiamo ascoltando rinnovati inviti a chiudere le frontiere americane a rifugiati e immigrati. Qual è la sua reazione? Specialmente all' indomani del terribile attacco di Londra, dobbiamo resistere alla tentazione di permettere agli atti malvagi di pochi individui isolati di offuscare la nostra opinione di intere nazioni e di intere popolazioni. Le famiglie di rifugiati, che siano cristiani, musulmani o di altre fedi, che fuggono dalle persecuzioni mortali estremisti meritano un rifugio e una casa sicura. Continueremo ad impegnarci nel dialogo con la nuova Amministrazione, come abbiamo fatto con quelle precedenti, per portare avanti l' attuale programma di soccorso ai rifugiati in vigore da 40 anni. Lavoreremo in modo vigoroso in collaborazione con la Caritas per garantire che i profughi siano accolti in maniera umana. Cosa può la Chiesa dire agli americani spaventati dal terrorismo che guardano con sospetto gli stranieri? Che gli Stati uniti hanno abbastanza potere e risorse per salvaguardare le nostre famiglie mentre mentre allo stesso tempo garantiscono politiche migratorie compassionevoli e umane. Che l' accoglienza dei nuovi arrivati e dei rifugiati è un atto di speranza nel futuro che si rifiuta di fare il gioco dei terroristi. Cosa può dire o fare la Chiesa per alleviare la paura che colpisce le comunità immigrate negli Stati Uniti, che affrontano una nuova ondata di deportazioni? La Chiesa degli Stati Uniti ha sempre detto alle famiglie immigrate: «Siamo con voi». La nostra solidarietà non può essere cancellata dalla paura. Preghiamo dunque che il nostro Paese sappia esercitare il potere e l' influenza di cui gode in modo saggio e giusto.