mercoledì 7 giugno 2017

Stati Uniti
Allarme del segretario generale dell’Onu per la giornata mondiale degli oceani. Il pianeta rischia di soffocare. Nei mari ci sono oltre 150 milioni di tonnellate di plastica
L'Osservatore Romano
Gli oceani sono a rischio come mai prima d’ora, minacciati soprattutto dalla plastica che inquina i mari di ogni angolo del globo, ma anche dalla pesca non sostenibile e dai cambiamenti climatici. L’allarme è stato lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in occasione della Conferenza sugli oceani che si svolge fino a venerdì al palazzo di Vetro di New York in occasione della giornata mondiale degli oceani che si celebra domani. Citando studi recenti, Guterres ha sottolineato che se non si prenderanno misure adeguate in mare i rifiuti di plastica potrebbero superare la quantità di pesci presenti entro il 2050.
L’obiettivo di questo summit, ha sottolineato il segretario generale, è quello di «invertire la marea» e provare a risolvere i problemi che l’uomo stesso «ha creato». Secondo le stime citate da Guterres, negli oceani ci sono oltre 150 milioni di tonnellate di plastica. Mentre per quanto riguarda il clima le emissioni di carbonio stanno provocando l’innalzamento del livello dei mari e rendendo le acque più acide, con sempre meno ossigeno.

Le minacce agli oceani e alla natura che li abita sono ben note, ormai conclamate da studi scientifici, e il segretario delle Nazioni Unite lo ha ribadito a presidenti, ministri, diplomatici e ambientalisti provenienti da oltre 200 paesi. Dall’inquinamento ai rifiuti, dal sovrasfruttamento della pesca, che soffre anche di illegalità, all’acidificazione provocata dal riscaldamento globale. Se il responsabile dei danni è l’uomo, Guterres ha ammonito: «Dobbiamo mettere da parte i vantaggi nazionali a breve termine, per prevenire una catastrofe generale di lungo periodo», soprattutto perché «preservare i nostri oceani», che coprono due terzi del pianeta, «e usarli in modo sostenibile, vuol dire preservare la vita stessa». Gli stock di pesce sono infatti al collasso, mentre l’innalzamento dei mari si fa più minaccioso per le città costiere.
Il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, è intervenuto ai lavori sottolineando nel suo intervento che se non verranno assunte misure per invertire la rotta «questo secolo potrebbe essere testimone di una distruzione degli ecosistemi che non ha precedenti, con serie conseguenze per tutti noi». Non c’è bisogno, ha aggiunto il porporato, che si ricordi quanto «gli oceani e i mari siano fondamentali per la vita del pianeta, la nostra casa comune», in quanto non solo garantiscono cibo e materie prime, ma anche «benefici all’ambiente come la purificazione dell’aria, la regolazione del clima» e molto altro.
L’Unesco sollecita i paesi del mondo a condividere le conoscenze per realizzare politiche comuni basate sulla scienza.
L'Osservatore Romano, 7-8 giugno 2017