venerdì 30 giugno 2017

Siria
In un rapporto presentato alle Nazioni Unite. Confermato l’uso di gas nervino in Siria
L'Osservatore Romano
Nell’attacco dello scorso 4 aprile al villaggio di Khan Sheikhoun, nel nord della Siria, è stato utilizzato il gas nervino Sarin o un altro agente chimico dello stesso tipo. La conferma arriva da un’indagine dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), con sede a L’Aia. Nel bombardamento morirono centinaia di persone, tra le quali decine di donne e bambini.
L’inchiesta dell’Opac è giunta a confermare l’uso di armi chimiche contro civili inermi dopo una approfondita analisi dei corpi di alcune delle vittime e di campioni ambientali raccolti nell’area del bombardamento. Gli esperti dell’organizzazione internazionale hanno anche raccolto le dichiarazioni di alcuni testimoni oculari. Resta però ancora da accertare la responsabilità di chi abbia sferrato il micidiale attacco chimico. I risultati dell’indagine erano stati in parte preannunciati lo scorso 19 aprile, quando l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche rese noto che da un esame preliminare emergevano evidenze incontrovertibili dell’esposizione degli abitanti del villaggio a gas Sarin. Secondo l’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley «l’Opac conferma quanto già sapevamo: contro il popolo siriano sono state utilizzate armi chimiche». Sul rapporto lavorerà adesso una commissione congiunta formata da esperti dell’Opac e delle Nazioni Unite con l’obiettivo di individuare «il responsabile di questo orribile attacco».
La strage di civili provocò durissime reazioni a livello internazionale e fu seguita da un bombardamento missilistico statunitense. «L’attacco ha stroncato le vite di uomini, donne e bambini indifesi», disse allora il presidente degli Stati Uniti Trump. «Per tanti si è trattato di una morte lenta e brutale. Sono stati crudelmente assassinati anche neonati», aggiunse il capo della Casa Bianca ordinando il lancio di una sessantina di missili contro la base dalla quale l’attacco chimico sarebbe presumibilmente partito. Il presidente siriano Bashar Al Assad, da parte sua, ha sempre negato ogni responsabilità.

L'Osservatore Romano, 30 giugno - 1° luglio 2017