lunedì 12 giugno 2017

«Dopo quell’incontro le nostre relazioni bilaterali sono divenute più intense. Speriamo che ortodossi e cattolici apportino il loro contributo alla soluzione dei problemi che inquietano oggi l’umanità». Parole del patriarca di Mosca, Cirillo, che, ricevendo nei giorni scorsi i responsabili delle missioni diplomatiche dell’America latina in Russia, ha sottolineato l’importanza del colloquio avuto con Papa Francesco il 12 febbraio 2016 all’aeroporto dell’Avana, prima tappa del viaggio che, dopo Cuba, avrebbe portato il primate della Chiesa ortodossa russa in Paraguay e in Brasile. Difesa dei cristiani perseguitati, lotta al terrorismo, situazione in Ucraina, valori della famiglia, necessità di tutelare la vita umana dal concepimento alla fine naturale: questi i temi che furono affrontati con il Pontefice e che Cirillo ha ricordato aggiungendo come la firma della dichiarazione congiunta sia un’esortazione per la Chiesa a proseguire la sua missione di pace e, per cattolici e ortodossi, a intensificare la collaborazione nella salvaguardia dei valori cristiani della civiltà europea.
«Poiché America latina e Russia hanno un ruolo particolare da svolgere nella difesa e nello sviluppo del cristianesimo contemporaneo — ha spiegato Cirillo — abbiamo deciso che il primo incontro della storia fra il patriarca di Mosca e il Papa doveva aver luogo sul suolo latino-americano. I problemi nei rapporti fra le Chiese di oriente e occidente, fra ortodossi e cattolici, sono legati soprattutto al contesto storico europeo, ma non hanno toccato direttamente né la Russia dell’epoca né l’America latina. Abbiamo ereditato le conseguenze della separazione che si è prodotta. Certo, oggi fra ortodossi e cattolici esistono delle differenze, specialmente delle divergenze teologiche. Abbiamo coscienza della loro importanza, non cerchiamo di minimizzarle, ma allo stesso tempo sappiamo che i cristiani dell’America latina e della Russia possono realmente collaborare e utilizzare la forza del cristianesimo per risolvere molti problemi che inquietano la società di oggi».
Con gli ambasciatori il primate ortodosso ha toccato temi cruciali, anche per l’America latina: «È evidente che la globalizzazione non fa altro che rafforzare la posizione delle persone più ricche, nelle mani delle quali sono concentrate risorse materiali e finanziarie colossali. Un potere immenso che né lo Stato né il popolo posso controllare. Ma è democrazia questa?», si è chiesto Cirillo, sottolineando che «il futuro dipende da ciò che siamo in grado di fare per superare la povertà e rendere più trasparente l’attuazione del potere. Occorre istruire, educare le persone. Come pastore, rimarco l’importanza dell’educazione spirituale. Credo che, insieme, si debba difendere la diversità culturale, etnica e linguistica dei nostri paesi».
L'Osservatore Romano, 12-13 giugno 2017.