sabato 3 giugno 2017

L'Osservatore Romano
Un continuato crimine di massa, che avrebbe provocato la morte di migliaia di bambini nel corso degli anni, riemerge quasi trent’anni dopo la caduta del regime comunista di Nicolae Ceauşescu in Romania. Lo ha annunciato, col deposito di una prima documentata denuncia, l’Istituto per l’investigazione dei crimini del comunismo e la memoria dell’esilio romeno (Iiccmer), nato come struttura governativa nel dicembre 2005 con l’obiettivo principale di «analizzare in modo meticoloso il regime totalitario e le sue conseguenze con progetti di ricerca, pubblicazione di testi e organizzazione di eventi speciali come conferenze e dibattiti». Abbiamo voluto «mettere all’ordine del giorno giudiziario un capitolo drammatico della storia recente» ha spiegato il presidente dell’Istituto, Radu Preda, aggiungendo che «più di 10.000 vittime» sono stimate nelle case di cura per minori e che questi crimini sono finora rimasti impuniti.
La denuncia è la prima di una serie annunciata dall’Iiccmer ed è stata resa pubblica sul suo sito web. Concerne tre istituti situati nelle località di Cighid, Păstrăveni e Sighetu Marmaţiei: sono almeno 771 i minori che in queste strutture persero la vita fra il 1966 e il 1991 per cause disparate, dalla mancanza di igiene minima alla carenza di alimentazione adeguata.
«Un’analisi dei certificati di morte esaminati dagli esperti dell’Iiccmer assieme a un team di specialisti forensi — si legge nel comunicato — ha dimostrato che c’erano elevati tassi di mortalità per malattie che si sarebbero potute facilmente prevenire o curare. Altre cause di morte provano che i minori erano soggetti a trattamenti inumani». Molti bambini malati che si potevano curare con successo, ma le cui famiglie non erano in grado di sostenere spese mediche, o che erano semplicemente orfani, «furono classificati come irrecuperabili» e lo stato li consegnò alle strutture “lager”. Gli esperti dell’Iicmer «hanno trovato numerosi casi in cui bambini che erano in perfetta salute, o che soffrivano di disturbi minori, furono inviati per sbaglio a strutture destinate ai disabili».
L'Osservatore Romano, 3-4 giugno 2017.