sabato 3 giugno 2017

Regno Unito
Luci e ombre per le vocazioni in Inghilterra e Galles. Dar vita a comunità parrocchiali forti
L'Osservatore Romano
«Il problema non è arruolare nuovi sacerdoti ma dare vita a comunità parrocchiali forti dalle quali possano arrivare gli aspiranti seminaristi». Padre Christopher Jamison, direttore dell’Uffico nazionale per le vocazioni, commenta così i dati da poco pubblicati dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles relativi appunto alle nuove vocazioni. Dati in chiaroscuro, con un trend incoraggiante per gli ingressi, sia femminili che maschili, negli ordini e congregazioni religiose. Un po’ meno positivi per quanto riguarda gli aspiranti sacerdoti: nel 2016 in 30 hanno fatto ingresso in seminario contro i 45 dell’anno precedente. Ma si tratta di un dato altalenante, perché nell’ultimo periodo il numero delle vocazioni sacerdotali era quasi sempre stato in crescita.
Luci e ombre, dunque, per le vocazioni cattoliche in Inghilterra e Galles. Secondo i dati, nell’ultimo anno otto diocesi non hanno avuto alcun candidato al sacerdozio, mentre la cifra di coloro che intendono abbracciare i voti religiosi è salita ancora: da 54, nel 2015, fino a 60, nel 2016. Erano stati 63 nel 2014 e 52 nel 2013. Cifre significative che hanno toccato una punta massima, tra le vocazioni femminili, nel 2014, con 45 donne che hanno chiesto di diventare suore. «Il numero degli uomini e delle donne che entrano negli ordini religiosi è salito, uno o due anni fa, ed è rimasto alto mentre il numero dei seminaristi diocesani è stato positivo, nell’ultimo periodo, ma deludente nel 2016», ha detto all’agenzia Sir padre Jamison, già abate di Worth Abbey, e nome conosciuto anche dal grande pubblico perché autore di programmi per la Bbc. «Il successo delle vocazioni femminili — spiega — è dovuto al fatto che è stato superato un atteggiamento femminista negativo nei confronti della Chiesa e una nuova generazione di leader, dentro gli ordini religiosi, si è dimostrata più aperta al dialogo con chi sta considerando la possibilità di diventare suora». Più in generale, continua, «un grande cambiamento, in materia di vocazioni, è stata la decisione di abbandonare la parola recruitment, che potremmo tradurre con “arruolamento”, per usare il termine discernment ovvero “discernimento”». In questa prospettiva «oggi le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa maturano più tardi, come avviene con il matrimonio, quando si è sulla trentina». E «chi si sente chiamato da Dio avrà lottato per mantenere viva la propria fede cattolica e avrà dovuto sceglierla anziché ereditarla, come capitava in passato, ma avrà ricevuto sostegno dai gruppi di discernimento in questo viaggio lungo e più complicato».
L'Osservatore Romano, 2-3 giugno 2017