sabato 17 giugno 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Damiano Serpi - ©copyright) La tragica morte di decine di persone, per lo più giovani famiglie, a causa dell’incendio che ha devastato qualche giorno fa la Grenfell Tower nel popoloso quartiere londinese di North Kensington è molto più di una immane sciagura. È qualcosa che deve farci riflettere in modo chiaro su quanto siamo ancora disposti ad accettare per poter seguire solo il richiamo dei soldi nelle tante vicende umane che ci riguardano o ci sfiorano nel quotidiano.
Ciò che è successo è lo spettro di quello che sta attraversando la nostra società contemporanea pervasa, da un lato, da una corsa sfrenata all’economicità spicciola su ogni cosa e dall’esigenza di ricercare ovunque il più alto profitto a scapito di tutto e di tutti. Non basta oggi il cordoglio, il sentimento di rabbia per delle morti del tutto evitabili, la costernazione per delle giovani vite stroncate proprio nel momento in cui iniziavano ad esplicare la loro vita piena di desideri e di speranze. No, accontentarsi di questo sentimento comune, pur necessario e doveroso, può trasformarsi solo in una inutile ipocrisia generale se non troviamo il modo di trarre dal sacrificio di chi ha perso la propria vita in quell’immane rogo un insegnamento per ognuno di noi.

Non serve a nulla continuare a piangersi addosso come se quello che è successo fosse solo colpa di un destino crudele e malvagio che si diverte nel vedere gli uomini soffrire nel peggiore dei modi. Non serve a nulla chiedersi dove era Dio in quelle ore e perché il Signore ha voluto che tante persone morissero in quell’atroce modo rendendosi conto dell’arrivo della propria fine. Dobbiamo chiederci, al contrario, dove eravamo noi tutti prima che quelle fiamme si propagassero da un semplicissimo frigorifero a un intero palazzo. Dobbiamo chiederci quante volte nella vita di ogni giorno ci capita di sorvolare su tanti aspetti che riguardano la nostra incolumità e quella del nostro prossimo solo perché questo è il modo più semplice per fare “affari” o, semplicemente, per non avere noie o grattacapi. Quell’incendio è stato così devastante perché chi, per anni e anni ha lucrato su quell’edificio attraverso la vendita e la locazione degli appartamenti, non ha messo al primo posto il valore della singola vita umana ma solo il bisogno di mettere nel portafoglio personale più pound possibili sfruttando ogni singolo aspetto per far soldi, persino nella ristrutturazione. Ora è troppo tardi accendere ceri o esprimere solo le condoglianze di rito magari marciando con la rabbia dentro gli animi verso il municipio ritenuto l’unico responsabile di quanto è successo.
Quei morti, forse addirittura 100, che hanno perso la vita in una lunga e tragica consapevolezza di morte per la loro vita mentre il fumo e le fiamme divoravano le stanze dove si svolgeva la vita quotidiana di lavoratori, famiglie, giovani genitori e semplici bambini sono però anche colpa nostra. Colpa di una società che non ha in animo la difesa del valore vita, che delega al destino ogni responsabilità nefasta di ciò che può avvenire perché così è più semplice convivere con la propria coscienza mentre si fa finta di non vedere o si rimane del tutto indifferenti alle cose che capitano o che ci si presentano innanzi. Colpa di noi stessi che non pensiamo alle tragedie che possono succedere se non solo quando dobbiamo piangere i morti e consolare chi ha perso i propri cari. Colpa di noi tutti che, dai terremoti alle alluvioni così come dalla difesa del creato agli incidenti stradali, abbiamo abbandonato scientemente quella sana cultura della prevenzione e della precauzione che può e deve salvarci la vita.
Oggi la vita, la semplice vita di chiunque ci sta accanto, conta troppo poco per noi. Tante, troppe, cose contano di più della stessa nostra vita. Non ci piace pensare mai a ciò che di negativo può capitare e l’indifferenza di una società che ci ordina quali scopi seguire fa il resto.
Non c’è solo il terrorismo che ci richiama alla necessità di dover valorizzare il valore vita contro chi la minaccia con violenza e brutalità. Dobbiamo ritrovare in ogni situazione quotidiana questo valore che abbiamo perso per strada perché travolti dal fascino di una corsa verso altri nuovi “dei”, verso nuovi “vitelli d’oro” da venerare e perseguire in ogni modo. È inutile sfuggire anche stavolta alla verità che si cela dietro questa nuova tragedia. Non sono responsabili solo coloro che hanno realizzato impianti elettrici non a norma, che hanno tergiversato su impianti antincendio ormai inutilizzabili o, forse, inesistenti, che hanno risparmiato ogni singolo pound sulla ristrutturazione di poco meno di un anno fa scegliendo per le facciate del palazzo addirittura pannelli abbellitivi non ignifughi. Non sono responsabili solo coloro che hanno progettato un palazzo di 24 piani senza una scala esterna di sicurezza oppure i proprietari dei singoli appartamenti che hanno locato a prezzi sempre più alti quelle unità immobiliari nonostante tutti sapessero che in quell’edificio il rischio fosse davvero alto. Non sono responsabili solo le autorità che dovevano vigilare e dar seguito alle segnalazioni che erano state fatte ma che si è preferito, per semplice indifferenza o forse peggio per complicità, accantonare da una parte.  Siamo responsabili tutti perché ciò che è successo è solo un esempio di come oggi la vita degli uomini sia regolata da tutto ciò che si vuole tranne che dalla seria volontà di prevenire e difendere la vita umana del nostro prossimo, qualunque esso sia. Davanti alle immagini forti di questo palazzone londinese, ormai ridotto solo ad uno scheletro incenerito di pareti e tecnologie perdute per sempre, ciò che dobbiamo chiederci è se non sia il caso di rimettere in gioco noi stessi fino a rioccuparci di ciò che di più caro abbiamo, ossia la vita nostra e di chi amiamo. In questo dobbiamo farci guidare dalla solidarietà e non dal profitto o dal manuale del buon affarista.
Certo, nessuno di noi può compiere magie e evitare ogni tragedia. Tuttavia questo tipo di disgrazie si possono e si devono evitare in una società che vuole ad ogni costo portare l’uomo su Marte e investe migliaia di euro in progetti del tutto secondari rispetto alla vera esigenza di tutelare la vita di ogni singolo individuo. In questo ci sono, anzi meglio dire ci dovrebbero essere, solo di aiuto le parole che Papa Francesco ci indirizza sempre con maggior insistenza e sulle quali non ci farebbe che bene ponderare anche alla luce di questi episodi tragici. L’uomo fa parte di un creato che è chiamato a proteggere e non a usare a proprio piacimento solo per ricavarne personali profitti o lauti guadagni monetari. Ognuno di noi non è solo depositario del valore della propria vita ma anche di quella degli altri, a partire da chi ci sta più a cuore. La vita va sempre coltivata, preservata, curata e difesa perché è un dono di Dio, dono ancora più prezioso perché accompagnato dalla libertà di poterla vivere al meglio. Le scelte che facciamo dipendono da noi e nel farlo dobbiamo ricordarci che più che chiederci dove era Dio di fronte alle cattiverie o alle sciagure che accadono, dobbiamo domandarci dove eravamo noi, uomini a cui piace forse troppo essere orgogliosi della propria libertà di scelta ma troppo poco inclini ad assumersene la responsabilità prima e dopo che sia troppo tardi.
Prima di esalare l’ultimo respiro la giovane ragazza italiana, vittima di questa immane tragedia assieme al fidanzato, ha voluto ringraziare i propri genitori al telefono per quanto avevano fatto per lei e ha promesso di vigilare su di loro dal cielo proteggendoli. Che dire di una giovane donna che davanti alla morte ormai certa non ha imprecato e non ha cercato colpevoli ma ha voluto ringraziare i propri genitori facendoli forza e assicurando di tenerli sempre nei suoi ricordi quando sarà in Cielo ?  Una giovane donna laureatasi a pieni voti che aveva cercato lavoro in terra straniera e aveva scommesso su di lei e sulla famiglia che voleva formare per la vita intera.  Un pensiero, il suo, che dimostra non solo quanto questa ragazza fosse davvero innamorata della vita, ma anche quanto l’amore possa essere una nostra guida persino nei momenti di tenebra. Questa non deve essere per noi solo una nota di cronaca da dimenticare quando i riflettori mediatici su questa triste vicenda saranno spenti, ma una vera e propria testimonianza di vita e di coraggio che deve farci meditare e ci deve spronare affinché si lavori sempre per difendere ogni vita.