giovedì 1 giugno 2017

Regno Unito
Conferenza a Edimburgo della Rete cristiana europea per l’ambiente. Il progetto eco-chiese per la salvaguardia del creato
L'Osservatore Romano
Cresce fra i cristiani il consenso sulla centralità della giustizia economica globale, l’uguaglianza sostanziale tra le persone, la sostenibilità degli ecosistemi, le azioni di pace, la protezione dei soggetti vulnerabili e l’impegno per la riconciliazione interreligiosa come risposta alla cultura e agli atti di violazione della creazione di Dio. Forti di questa consapevolezza, l’European Christian Environmental Network (Ecen), rete cristiana europea per l’ambiente, e la Società europea per lo studio della religione e dell’ambiente, hanno organizzato nei giorni scorsi la conferenza «Comunità di fede e impegno ambientale», tenutasi all’università di Edimburgo, in Scozia, su iniziativa del pastore anglicano Michael Northcott, docente e ricercatore di etica con riferimento all’ecologia e all’economia.
Sulla conferenza ha pubblicato un ampio resoconto Riforma.it, quotidiano on-line delle Chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia. Economia neoliberista e culto del consumismo sono in conflitto aperto con la scienza climatica e l’ecologia e con il movimento della società civile portavoce della domanda di compatibilità ambientale. Il futuro viene “ipotecato” come se si disponesse di una carta di credito e la si usasse senza pensare alla copertura. Di contro le religioni sono depositi di memoria di testi e simboli, e su questi si fondano quanti nelle Chiese promuovono interventi di giustizia climatica sia nella modalità delle eco-comunità sia in quella della certificazione ambientale. Tra le esperienze illustrate a Edimburgo — presenti componenti del gruppo dei facilitatori dell’Ecen provenienti da Ungheria, Germania, Regno Unito, Italia e Svezia — figurano le quattrocento eco-comunità in Scozia, le seicento dell’Inghilterra, le ottocento della Germania. Dal 2016 le eco-comunità dell’Inghilterra e del Galles sono diventate eco-chiese, un progetto dell’associazione «A Rocha» (rete internazionale di organizzazioni ambientali di ispirazione cristiana fondata in Portogallo nel 1983 da un pastore anglicano), in collaborazione con Christian Aid, Church of England, Methodist church e Tearfund.
Eco Church è basato su un sistema di premi progressivi legati all’impegno per la salvaguardia del creato nella predicazione e l’educazione, nella gestione degli edifici e dei terreni, nella comunità locale e a favore di campagne globali, negli stili di vita individuali e comunitari.
La conferenza ha dedicato ampio spazio alla campagna internazionale per il disinvestimento dalle energie fossili verso cui indirizzare gli sforzi dopo anni di politiche di condizionamento dei consigli di amministrazione delle aziende del settore “oil and gas”. Nella sezione dedicata alle basi di fede per la cura delle creature, sono stati sottolineati la rilevanza sociale delle religioni, il valore trascendente della speranza e la pienezza dell’economia del divino che non conosce esternalità. Per Marion Grau, teologa sistematica-costruttiva in Norvegia, la teologia della molteplicità e delle relazioni, che incrocia l’antropologia, è funzionale non solo per l’attività missionaria ma anche per la comprensione della complessità dei vincoli mentali e spirituali ed economici che impediscono la conversione ecologica delle nostre società.
Celia Deane-Drummond, docente di teologia sistematica in relazione alle scienze biologiche negli Stati Uniti, ha invece spiegato che la religione nella società civile globale vede il suo ruolo nel connettere la mente al cuore e all’anima. Una teologia pubblica dovrebbe attrezzare le Chiese e aiutare le società a leggere i segni dei tempi, avere insomma un ruolo ermeneutico.
Nei fatti, paesi a maggioranza protestante in Europa hanno approvato le prime leggi di tutela ambientale e vi è stata un’importante ricomprensione dei testi biblici con riferimento alla relazione tra individui e ambiente e al mandato ricevuto dalla specie umana.
Una sezione è stata dedicata alla visione interreligiosa (molti attivisti cristiani e musulmani collaborano nel movimento per il clima), con un approfondimento sulla Fondazione islamica per l’ecologia e le scienze ambientali. In un’altra si è parlato di spiritualità ambientale. Emma DeVries, statunitense, ha raccontato per esempio le esperienze ambientaliste degli evangelici americani guidati dal linguaggio della compassione e le forme di dialogo tra politica e letteratura ecologica. Elisabeth Bomberg, anch’essa statunitense ma docente in Gran Bretagna di politica ambientale (componente del progetto Ancestral Time), ha presentato invece i risultati di uno studio sulle risorse spirituali di ambientalisti laici e cristiani.
L'Osservatore Romano, 1-2 giugno 2017