martedì 6 giugno 2017

Perù
Quando una copia della Pietà di Michelangelo servì per "salvare" il suo originale. Una storia dimenticata
(a cura redazione "Il sismografo")
Il carabiniere F. Frazan (1) allontana l'aggressore L. Toth (2)
(Francesco Gagliano - ©copyright) Come il valore astratto a cui si riferisce la Pietà di Michelangelo è un nome difettivo, esiste solo al singolare, eppure una storia poco nota ci racconta come della celebre scultura custodita in San Pietro esistano delle copie, dei plurali insomma.
Nel 1960, racconta un reportage della BBC,  il senatore peruviano Enrique Torres si recò in visita in Vaticano e riuscì a ottenere da papa Giovanni XXIII una replica della Pietà di Michelangelo, da portare nella sua piccola città natale sulle Ande: Lampa. Il Papa buono, che era restio ad autorizzare la replica di opere d'arte uniche, decise di acconsentire alla richiesta e fu realizzata una copia in gesso che rappresentava fedelmente quella meravigliosa scultura che incarna in maniera quasi soprannaturale dettagli anatomici ed espressioni spirituali e trascendenti impalpabili.
Così la replica dell'opera fu portata a 3900 metri d'altezza, nella Cordigliera delle Ande in Perù, ma risultò troppo pesante per essere collocata nella cappella della piccola chiesa del paesino di Lampa, Per tanto fu deciso - racconta il parroco Gabriel Castañeda - di fare una copia della copia, questa volta in un materiale più leggero, l'alluminio, che diede una tonalità scura alla "seconda" Pietà. Prima di procedere a questa operazione fu chiesto il permesso al Vaticano che lo concesse purché la copia "originale", quella in gesso fatta in Vaticano, venisse distrutta. Forse perché convinti che nessuno a Roma sarebbe venuto a saperlo, forse perché, pur essendo di un materiale meno nobile del marmo, la potenza evocatrice della scultura era identica, la disposizione papale non venne rispettata, e Lampa divenne proprietaria di due Pietà: quella nera e quella bianco.
Nessuno poteva immaginare che fu un miracolo non distruggere la copia in gesso e che disobbedire al volere del Papa si rivelò provvidenziale.
Dodici anni dopo, il 12 maggio del 1972, l'ungherese Laszlo Toth, in visita a San Pietro, estrasse un martello e colpì per ben dodici volte la Pietà di Michelangelo, causando danni gravissimi a molte parti: il viso della Vergine, levigato per sembrare più giovane del figlio morto tenuto maternamente in braccio, era sfigurato dalla perdita del naso e delle palpebre, in totale più di cinquanta frammenti della preziosa scultura rimasero a terra in seguito all'inconsulto gesto dell'esaltato. Solo l'intervento tempestivo delle forze dell'ordine, tra cui un carabiniere Francesco Frazan che buttò a terra lo sfregiatore, impedì che i danni si estendessero ad altre porzioni dell'opera d'arte.
Le opere di restauro cominciarono immediatamente: le numerose fotografie e rilievi furono d'aiuto ma quando, dallo studio dei registri, si scoprì che una copia esatta era stata ricavata dodici anni prima e inviata in Perù, nei laboratori vaticani caddero molte preoccupazioni e angosce. Una delegazione di restauratori e tecnici fu subito inviata al paese andino e poté prendere le esatte misure e calchi delle parti mancanti per poter ripristinare la bellezza del capolavoro di Buonarroti. 
Il lavoro di recupero fu perfetto, al momento della riapertura al pubblico restava solo un segno a denunciare il recente incredibile attacco alla Pietà di Michelangelo: una vetro a prova di proiettile posizionato per evitare nuovi attacchi.
Ancora oggi, 45 anni dopo il gesto folle di Toth, il restauro è salutato come un vero miracolo, un miracolo che è stato permesso grazie ad un altra intuizione, o meglio infrazione, che ha del miracoloso.
Nota. Il capolavoro michelangiolesco (opera del 1497-1499) si trova nella Basilica San Pietro da quasi mezzo millennio. Arrivò in Basilica ai tempi di Papa Leone X, Giovanni de' Medici, e fu sistemata in luoghi diversi (sagrestia, coro sistino, altare dei Santi Simone e Giuda ...). La basilica era ancora in costruzione e dunque una fabbrica con "lavori in corso permanenti". La sua collocazione odierna, alla destra della navata centrale, a pochi passi dall'ingresso del tempio, è "relativamente" recente: 238 anni.
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"L'eroe mite e anonimo" che il 21 maggio di 40 anni fa evitò la distruzione totale della Pietà di Michelangelo. Intervista a Francesco Frazan (LB - Il sismografo 2012)

Lampa, Perù. Copia in gesso e copia in alluminio

Lampa, Perù. Ciesa San Giacomo apostolo, luogo dove si trovano le copie