sabato 3 giugno 2017

ONU
Oltre due milioni di bambini chiedono assistenza
L'Osservatore Romano
Secondo le nuove stime dell’Unicef, sono almeno 2,7 milioni i bambini nel mondo che vivono in strutture d’assistenza. Ma è probabile che questi dati — dicono gli esperti dell’agenzia Onu — siano soltanto la punta dell’iceberg, vista la grande insufficienza nella raccolta di informazioni e la mancanza di registrazioni accurate nella maggior parte dei paesi.Le nuove stime dell’Unicef si basano su dati raccolti in 140 paesi. In Europa orientale e centrale il tasso è il più alto al mondo, con 666 bambini che vivono in strutture d’assistenza ogni 100.000, un dato cinque volte maggiore rispetto alla media mondiale di 120 bambini ogni 100.0000. I paesi industrializzati e la regione dell’Asia orientale e del Pacifico si posizionano al secondo e al terzo posto, rispettivamente con 192 e 153 bambini ogni 100.000. «Nelle strutture d’assistenza, come le istituzioni o gli orfanotrofi, i bambini già vulnerabili, a causa della separazione delle loro famiglie, incorrono in rischi maggiori di violenze, abusi e danni a lungo termine al loro sviluppo cognitivo, sociale e psicologico» ha dichiarato Cornelius Williams, uno dei responsabili di Unicef che ha curato la ricerca. «La priorità è quella di tenere i bambini al di fuori delle strutture e con le loro famiglie, soprattutto nei primi anni di vita».
Lo studio dell’Unicef evidenzia che in molti paesi non esiste ancora un sistema efficiente che produca dati precisi sul numero dei bambini in strutture d’assistenza. La documentazione ufficiale registra solo una piccola porzione del numero reale di bambini che vivono in strutture d’assistenza e i piccoli in centri privati spesso non sono conteggiati. «È fondamentale che i governi possiedano elenchi più accurati e completi di tutte le strutture d’assistenza esistenti e che facciano regolarmente un conteggio approfondito dei bambini che vivono in queste strutture per aiutare a irrobustire la documentazione ufficiale» ha spiegato Claudia Cappa, esperta di statistica dell’Unicef e coautrice dello studio. «In questo modo saremo in grado di misurare la portata del problema e lavorare con i governi per dare una risposta efficace».

L'Osservatore Romano, 2-3 giugno 2017