domenica 25 giugno 2017

"In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»."  Parola del Signore
Commento di mons. Pierbattista Pizzaballa
Dopo il lungo periodo della Quaresima, del Tempo di Pasqua e delle solennità del Signore, riprendiamo oggi il cammino delle domeniche del Tempo Ordinario.
Siamo al capitolo decimo del vangelo di Matteo, che riporta per intero un discorso di Gesù dedicato alla missione: Gesù invia i suoi ad annunciare la buona notizia del Regno, dà loro delle indicazione sull’atteggiamento che li deve caratterizzare, e annuncia loro senza mezzi termini che la loro missione incontrerà ostacoli e rifiuti: la persecuzione non sarà un’eccezione, ma parte integrante della missione, perché il messaggio che i discepoli annunciano è molto altro rispetto alla vita del mondo, e il mondo non riconosce e non accetta ciò che non è suo.
Per cui devono prepararsi ad essere disprezzati, scartati, scherniti: sarà l’occasione sia per crescere nella conformità al loro maestro e signore, sia per dare testimonianza.
Nel brano di oggi, ritorna più volte l’invito a non avere paura: “Non abbiate dunque paura, poiché non v’è nulla di nascosto che non sarà svelato, e di segreto che non sarà conosciuto” (Mt 10,26).
Due aspetti colpiscono subito l’attenzione: il primo è che si possa chiedere a qualcuno di non avere paura, come se fosse possibile, di fronte ad un pericolo, impedire la naturale reazione di allerta e di timore.
E poi, ciò che colpisce è il nesso tra la paura e le parole che seguono: non bisogna aver paura, perché tutto sarà reso manifesto. Cosa significa?
C’è un’altra occasione, nel vangelo di Matteo, in cui ritorna questo nesso tra la paura e il nascondere: siamo al capitolo 25, e il racconto è la parabola dei talenti.
I servi che hanno ricevuto diversi talenti si presentano davanti al padrone con sicurezza e fiducia; ma il servo che ha ricevuto un solo talento ha avuto paura, e ha nascosto il suo talento, al posto di farlo fruttare; e il padrone è molto severo con lui (Mt 25, 14-30).
Se cerchiamo meglio, ci sono altri episodi dove ritorna il binomio paura-nascondersi: per esempio la sera di Pasqua, quando l’evangelista Giovanni racconta che gli apostoli, per paura dei Giudei, se ne stanno chiusi e nascosti in una stanza, con le porte ben chiuse (Gv 20, 19).
E se risaliamo ulteriormente, ritroviamo la stessa dinamica all’inizio della storia, dove ci aspetta la prima coppia che, dopo il peccato, ha paura del Signore, e si nasconde (Gn 3, 8-10)
Allora ci viene da pensare che la paura porta necessariamente a chiudersi e a nascondere il dono che si è ricevuto; e che questo, alla fine, non è solo un problema personale, di ciascuno, ma diventa una contro testimonianza, una missione mancata.
Se invece l’atteggiamento che mi domina è la fiducia, allora proprio questa fiducia sarà la mia testimonianza, perché annuncerò, con la mia fiducia, la relazione che mi sostiene e che mi fa vivere: il messaggio che annuncio sarà svelato e conosciuto (v. 26) proprio e solo nel momento in cui il mio annunciare non sarà adombrato dal timore.
Ma come sarà possibile non aver paura?
È evidente, nei brani che abbiamo citato che tutto dipende dalla relazione: Adamo ed Eva rompono la relazione con il loro Creatore, ed hanno paura. Gli apostoli, la sera di Pasqua, stanno vivendo la perdita e il lutto del loro Signore, e lo credono assente e lontano: e hanno paura.
E così la parabola dei talenti: il servo ha un’immagine falsa del suo padrone, come di un signore crudele e non come un padre: e ha paura.
Così sarà del discepolo inviato in missione: se avrà paura, sarà perché si sentirò solo e si penserà al di fuori della relazione con Colui che conosce perfino i capelli del suo capo (v. 30): allora sarà come se dovrà affrontare il pericolo e la persecuzione da solo, senza di Lui.
Ma noi abbiamo celebrato la Pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste, e abbiamo sperimentato la certezza che il Signore è davvero con noi ogni giorno, e che lo Spirito, in noi, è memoria viva di Cristo.
E così oggi impariamo che il frutto del mistero pasquale è una Chiesa in missione, e che la missione della Chiesa ha lo stile della fiducia totale e della libertà dei figli, che sono liberi anche dalla propria vita.
+Pierbattista