giovedì 1 giugno 2017

Mondo
Un minore su quattro è colpito dalla guerra, costretto a lavorare e non conosce scuola o gioco. Infanzia impossibile per settecento milioni di bambini
L'Osservatore Romano
Settecento milioni di bambini — uno su quattro al mondo — non sanno davvero cosa sia l’infanzia. Ventotto milioni di loro sono in fuga tra conflitti e persecuzioni e 168 milioni di minori sono coinvolti nel lavoro minorile. Nel 2015 i leader mondiali si erano impegnati a garantire a tutti i bambini, entro il 2030, il diritto alla salute, alla protezione e all’educazione, a prescindere da chi siano e dove vivano. L’obiettivo, tuttavia, sembra lontano.
È quanto emerge da un rapporto presentato ieri, in occasione della Giornata internazionale dei bambini, redatto da diverse organizzazioni umanitarie. Tra tutti, il paese dove è più drammatico essere bambini risulta essere il Niger, mentre la Norvegia è il modello migliore.
Secondo i dati del rapporto, a un bambino su sei viene negato il diritto all’educazione. Più di 16.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno per malattie facilmente curabili, 156 milioni hanno problemi di crescita a causa della malnutrizione. E il dramma è assoluto anche per i 28 milioni di minori che sono in fuga da guerre e persecuzioni. Oltre 75.000 giovani sono rimasti uccisi così nel solo 2015.
Come detto, il Niger risulta essere il paese dove i bambini sono maggiormente minacciati ed esposti a rischi per la loro vita e il loro sviluppo. Seguono Angola, Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia.
È inaccettabile che nel 2017 così tanti bambini in tutto il mondo continuino a essere privati del loro diritto di essere al sicuro e di crescere. Eppure bisogna riconoscere, in base ai dati, che alcuni passi avanti sono stati fatti, anche se troppo limitati. In Africa occidentale, per esempio, dal 1990 a oggi le morti dei bambini sotto i cinque anni si sono dimezzate: un risultato che dimostra l’importanza di incrementare i programmi internazionali che hanno reso possibile questo risultato. In definitiva, la comunità internazionale deve sicuramente moltiplicare l’impegno per raggiungere l’obiettivo che si è posta due anni fa. Senza scuse.
L'Osservatore Romano, 1° - 2 giugno 2017