lunedì 12 giugno 2017

Mondo
Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Infanzia negata dallo sfruttamento
L'Osservatore Romano
Nel mondo sono 150 milioni i bambini fra i 5 e i 14 anni che sono costretti a lavorare. Nei paesi più poveri sono quasi un bambino su quattro, 150 milioni di storie di infanzia negata. Lo ricorda l’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia, in occasione della giornata mondiale contro lo sfruttamento e il lavoro minorile, che si celebra oggi.
La più alta percentuale di bambini lavoratori si trova nell’Africa subsahariana, il 28 per cento di quelli tra i 5 e i 14 anni; seguono Africa centrale e dell’ovest con quasi il 28 per cento e Africa dell’est e del sud con il 26 per cento. In Medio oriente e nord Africa e in Asia dell’est e nel Pacifico, il dieci per cento dei bambini che fanno parte di questa fascia d’età stanno svolgendo lavori potenzialmente dannosi rispetto al nove per cento dei bambini in America latina e nei Caraibi.
Le bambine hanno molte più probabilità di essere coinvolte nei lavori domestici. Secondo i dati dell’Unicef, le bambine tra i 5 e i 14 anni impiegano il 40 per cento in più di tempo, o 160 milioni in più di ore al giorno, in lavori domestici non pagati e nella raccolta di acqua e legna da ardere rispetto ai bambini della stessa fascia di età. I dati mostrano che il tempo impiegato in lavori domestici comincia presto: le bambine tra i 5 e i 9 anni spendono il 30 per cento in più di tempo, o 40 milioni in più di ore al giorno, rispetto ai bambini della loro stessa età. Il numero di ore cresce per le fasce di età più grandi: le ragazze tra i 10 e i 14 anni spendono il 50 per cento in più di tempo, o 120 milioni di ore in più ogni giorno.
In quasi tutte le regioni i bambini e le bambine hanno le stesse probabilità di essere coinvolti in altre forme di lavoro minorile, ad eccezione dell’America latina e dei Caraibi dove i ragazzi hanno più possibilità delle ragazze di svolgere un lavoro.

L'Osservatore Romano, 12-13 giugno 2017