lunedì 12 giugno 2017

Messico
In Messico un progetto di sviluppo sostenibile promosso dai gesuiti. Dalle lattine all’energia solare
L'Osservatore Romano
(Nicola Nicoletti) Dalle lattine usate di Coca Cola, la bibita più bevuta del paese, dove il rischio obesità più che una minaccia è una certezza, un progetto di energia solare. Siamo in Messico, nel nord, dove il sole brucia tutto. L’occhio spazia in territori immensi, desertici, dove si mescolano l’azzurro del cielo alla terra giallognola della radura piatta. Ai lati della strada spunta qualche arbusto sporadico. Agavi e alberelli di meschite. Gli spagnoli arrivarono con i padri gesuiti nella “conquista”, da allora la comunità è fiorita in questa oasi. Qui, tra la povertà diffusa, l’opera dei gesuiti è storica. Supportato da giovani studenti, fratel Aldo Michelis sta motivando i ragazzi delle comunità in cui svolge la sua missione, giovani con poche opportunità di lavoro.
Da anni si spostano con l’autobus in centri come la capitale dello stato di Coahuila, Saltillo, un paio di ore di tragitto per cercare un impiego. In alternativa viaggiano sino a Monterrey, una delle metropoli più industrializzate del paese. Chi ha più audacia o ama il rischio, cerca di varcare il confine con gli Stati Uniti, meta oggi senza dubbio più pericolosa date le regole restrittive e le pene messe in opera dal presidente Donald Trump per coloro che non hanno i documenti.
Proprio su iniziativa di fratel Aldo è nato nella cittadina di Parras il Maec (Microempresas de impacto ecológico y social), un progetto di microimpresa ecologico, sociale e giovane per creare sviluppo in un’area depressa. Producono caldaie solari ecologiche e pannelli solari. Di fronte alla povertà, la possibilità di creare economia sostenibile e non emigrare, rappresenta un’alternativa non di poco conto per rivalutare questa terra.
Lattine di alluminio, polistirolo e bottiglie di Pet — qui spesso seminate nei campi — sono il bene indispensabile per il prototipo del gesuita. Pannelli solari che catturano l’energia del sole, la trattengono e producono riscaldamento idraulico. Aldo è ingegnere industriale e in sistemi, e ha messo in opera la preparazione acquisita all’università. Nel laboratorio dietro la chiesetta sono all’opera dei giovani dai 18 ai 25 anni, arrivano da diversi stati del Paese. Sono nel cuore della formazione per ottenere gli elementi necessari a trasferire nelle terre di origine la competenza acquisita.
La sostituzione dell’energia solare al gas è l’obiettivo primario del progetto per le case della periferia e nei campi. Invece, tra i miseri ejidos (terreni comuni usati per l’agricoltura), ai margini della zona urbana contornata da umili catapecchie dalle pareti scrostate, viene ancora usata la legna per scaldarsi. Per l’emissione di Co2 la trasformazione in energia pulita qui sarà ancora più evidente. Di fronte alla scarsa sensibilità ambientale e ai rifiuti seminati in diverse strade dove dei ragazzetti striminziti giocano con una palla, l’impatto ecologico e il riuso di lattine è un messaggio chiaro di come riciclare rifiuti. La ricucitura del tessuto sociale grazie al lavoro tra giovani e adulti, uomini e donne previsto dal progetto, rimane una valida alternativa contro il fenomeno della droga e dei suicidi che recentemente hanno lasciato non pochi morti nella regione, persone sole e che hanno trovato nel togliersi la vita l’unico rimedio a uno stato di disagio economico e sociale.
L'Osservatore Romano, 12-13 giugno 2017