mercoledì 7 giugno 2017

Messico
Documento dell’episcopato messicano sulle emergenze nel paese. Cambiamento è la parola d’ordine
L'Osservatore Romano
«Come vescovi del Messico abbiamo la certezza che stiamo affrontando un’emergenza che è al tempo stesso umanitaria, politica, economica e sociale. Un’emergenza che riguarda tutta la nazione, in particolare le varie regioni», la cui gravità «contribuisce alla perdita di simboli e speranze, modelli e memorie».
Comincia così la lunga dichiarazione con la quale la Commissione per la pastorale sociale della Conferenza episcopale messicana affronta la crisi «multiforme» che sta attanagliando il paese. «Crediamo — si osserva — che la situazione del Messico richieda cambiamenti strutturali profondi, che devono essere frutto di dialogo e non di imposizione, che devono andare alla radice delle problematiche e non essere solamente risposte occasionali. Sappiamo che tutti i cambiamenti richiedono sacrifici e tutti dobbiamo essere disposti a ciò, a partire da coloro che hanno più privilegi. La sfida maggiore è il cambiamento, rispetto alle ingiustizie, alla corruzione, all’impunità e alle violenze, da qualunque parte vengano».
Di fronte a una crisi a più dimensioni, «ci viene chiesto di rispondere tutti, ciascuno per il proprio ruolo e possibilità, e per questo si deve iniziare dal dialogo e dalla collaborazione, coinvolgendo amici e avversari per contribuire a una società, un’economia, una politica trasformate».
Tra i punti affrontati dal documento — che porta la firma tra gli altri dell’arcivescovo di Morelia, Carlos Garfias Merlos, responsabile del settore Giustizia, pace e riconciliazione, fede e politica — la costruzione della pace e il dialogo figurano al primo posto: anzitutto tra i messicani, poi a livello latino-americano (in particolare con il Celam) e tra Stati Uniti e Canada, come vicini del Messico. I vescovi chiedono inoltre «una nuova economia per un autentico sviluppo», citando Papa Francesco e andando alle cause profonde del fenomeno migratorio, auspicando come risposta la coesione sociale, denunciando i bassi stipendi, chiedendo l’istituzione di un salario minimo e promuovendo un consumo responsabile. Spazio è dato ai campesinos e alla salvaguardia del creato: «Dobbiamo dare priorità come società alla campagna e ai contadini, soprattutto ai popoli originari, per un dovere attuale di giustizia, per un debito accumulato per anni, per recuperare la possibilità di avere sicurezza alimentare come nazione».
Sulla rinegoziazione dei trattati economici, soprattutto quello sul libero scambio in America settentrionale e l’accordo con l’Unione europea, la Commissione per la pastorale sociale chiede che «i poveri non tornino a essere abbandonati». I trattati infatti «devono contribuire al benessere, specialmente dei poveri, e non esacerbare la disuguaglianza, in modo da giungere a un mondo più pacifico».
L’ultima parte del testo è dedicata alla politica, in un periodo denso di sfide elettorali, che culminerà con le presidenziali del prossimo anno. Occorre costruire una politica che sia «al servizio del nostro popolo», scrive l’episcopato messicano, esortando i candidati a presentare programmi che parlino di lotta alla corruzione e all’impunità, di prevenzione della violenza, di rispetto della vita dal concepimento alla fine naturale, di misure per sconfiggere la povertà e le disuguaglianze. Con l’auspicio che le campagne elettorali non lascino «ferite che ci impediscano di collaborare insieme» per il bene della nazione.
In un’intervista al Sir, il vescovo ausiliare di Monterrey, Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, segretario generale della Conferenza episcopale messicana, ribadisce la preoccupazione per la spirale di violenza, per il dramma dei desaparecidos, per la tratta dei migranti. Davanti a ciò, la Chiesa cattolica deve avere un ruolo di primo piano. Il programma pastorale per la pace, messo a punto in ogni diocesi, aiuterà a sviluppare una rete di dialogo tra vittime, società e istituzioni.