venerdì 23 giugno 2017

Ventimila fedeli da tutta la Lituania e dai Paesi confinanti sono attesi a Vilnius per la prima beatificazione celebrata in questa terra. Il 25 giugno il vescovo Teofilo Matulionis, martire dell’era sovietica, viene elevato agli onori degli altari nel corso del rito presieduto in rappresentanza di Papa Francesco dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Alle 14 sulla piazza antistante la cattedrale della capitale con il porporato concelebra tutto l’episcopato lituano. Alla vigilia le spoglie vengono trasferite da Kaišiadorys, dove riposano, alla cattedrale di Vilnius, per essere esposte tutta la notte alla venerazione dei fedeli, tra i quali numerosi giovani, in quanto la messa di beatificazione conclude anche la giornata nazionale della gioventù, apertasi venerdì 23.Nato nel 1873 a Kudoriškis, in arcidiocesi di Kaunas, secondogenito di tre figli di Jurgis e Ona Juočepyté, contadini benestanti di profonda fede cattolica, fu battezzato il 1° luglio nella parrocchia di Alunta. A quattro anni rimase orfano della madre e da bambino mostrò grande passione per lo studio. Dopo aver frequentato il liceo in Lettonia, nel 1892 entrò nel seminario di San Pietroburgo in Russia. Ma non sentendosi degno della vocazione lasciò per un anno la formazione. Nel 1895 riprese gli studi teologici e venne ordinato presbitero nel marzo del 1900. Fu vice-parroco a Varaklianai e parroco a Bikava, in Lettonia. Dal 1910 fu viceparroco nella chiesa russa di Santa Caterina a San Pietroburgo. L’amministratore della diocesi di Mogilev gli affidò la costruzione, nel quartiere dei lavoratori, della chiesa del Sacro Cuore del Salvatore, ma l’opera fu interrotta a causa della rivoluzione bolscevica.
Nel 1923 fu arrestato per la prima volta insieme al vescovo Jan Cieplak e ad altri quindici sacerdoti di Pietrogrado. Condannato a tre anni di reclusione, scontò la pena nei penitenziari di Butyrka e di Sokolniki a Mosca. Il 25 febbraio 1925 venne scarcerato grazie all’intervento dei fedeli della sua parrocchia. Ritornato a Pietrogrado, che aveva mutato il nome in Leningrado, fu parroco del Sacro Cuore. Nel dicembre 1928, con il consenso di Pio XI, venne clandestinamente nominato vescovo titolare di Matrega e coadiutore dell’amministratore apostolico di Leningrado. Il 9 febbraio 1929, sempre in modo clandestino, ricevette l’ordinazione episcopale dal vescovo del vicariato apostolico di Leningrado, Anton Malecki.
Il 25 novembre 1929 venne arrestato una seconda volta e condannato a dieci anni di campo di concentramento nelle Isole Solovki, uno dei più orribili lager siberiani dell’Unione sovietica. Nel maggio 1933 venne condannato a un anno d’isolamento punitivo, con l’obbligo dei lavori forzati. Liberato il 19 ottobre successivo, per uno scambio di prigionieri tra Lituania e Unione Sovietica, desiderava tornare in Russia, ma fu costretto a rientrare in Lituania. L’anno dopo si recò in Vaticano e fu ricevuto in udienza privata da Pio XI il 24 marzo 1934. Quindi viaggiò tra Stati Uniti d’America, Terra santa e Polonia.
Tornato in patria, fu nominato ausiliare di Kaunas e nel 1938 rettore della chiesa delle suore benedettine. Il 13 ottobre del 1938 l’arcivescovo Juozapas Skvireckas lo designò suo vicario giudiziale. Il 19 aprile del 1940 gli fu affidato l’incarico di supremo cappellano militare dell’esercito. A causa dell’invasione sovietica nel giugno 1940 ricoprì tale carica per poco tempo. Nel 1943, sotto l’occupazione tedesca, fu nominato vescovo di Kaišiadorys. Ma l’anno dopo, quando le truppe sovietiche invasero di nuovo la Lituania, il regime comunista iniziò subito la persecuzione della Chiesa. Il 18 dicembre 1946 venne arrestato per la terza volta e il 27 settembre 1947 condannato a sette anni di detenzione a Orša e quindi a Vladimir. Scontata la pena, nel 1954 fu trasferito nella casa per invalidi di Patma, in Russia. Solo nel 1956 tornò in Lituania, senza poter risiedere nella propria diocesi. Si stabilì nella canonica di Birštonas, sorvegliato dagli agenti della polizia segreta sovietica (Kgb). Nonostante l’età avanzata e i gravi problemi di salute, s’impegnò nell’amministrazione della sua diocesi e per la Chiesa lituana, esortando i sacerdoti a non scendere a compromessi o a collaborare con il regime. Il 25 dicembre 1957, per compiere la volontà del Papa, ma senza il permesso del regime, e assicurare la guida della diocesi di Kaišiadorys, ordinò vescovo Vincentas Sladkevičius, poi divenuto cardinale.
L’anno successivo fu esiliato a Šeduva. Il 31 maggio 1960 Giovanni XXIII lo nominò assistente al Soglio pontificio e il 9 febbraio 1962 gli conferì la dignità arcivescovile. Il 17 agosto 1962 avvenne una violenta perquisizione nella casa in cui alloggiava e tre giorni dopo, il 20, egli morì. Il 23 agosto fu sepolto nella cattedrale di Kaišiadorys.
L'Osservatore Romano, 23-24 giugno 2017.