martedì 27 giugno 2017

Avvenire
(Daniela Fassini) Oltre 400 rifugiati nei boschi vicino alla frontiera - Sono rimasti tutto il giorno nascosti tra i boschi lungo il confine, a Ventimiglia, ad un passo dalla Francia, in attesa di passare col buio. Sono i circa 400 migranti che, nella notte tra domenica e lunedì si sono allontanati dal greto del fiume Roja, dove soggiornavano in quello che era ormai diventato un campo profughi informale, in attesa di proseguire il viaggio in Francia. Hanno abbandonato il fiume per l' immininente e annunciata attività di pulizia lungo il corso d' acqua, dettata da un' ordinanza del sindaco. Per loro si sarebbero però aperte le porte del campo di accoglienza al Parco Roja (quello gestito dalla Croce Rossa) senza cotrolli da parte della polizia. Ma i migranti, perlopiù sudanesi, per paura di dover sottostare al riconoscimento delle impronte digitali avevano deciso di marciare, compatti, ver- so il confine francese. Con tutta probabi-lità, secondo fonti di polizia, attenderanno il buio per tentare di raggiungere il passo di confine da qui o dal passo di Granmondo. Carabinieri e polizia, che hanno tenuto un breve briefing con la gendarmerie nationale, si alternano nella sorveglianza del passo a Olivetta mentre l' elicottero della police nationale pattuglia dall' alto la linea di confine. Le forze dell' ordine, allertate nella notte, sono riuscite, anche con l' impiego dei gas fumogeni a disperderne una parte. «Non è assolutamente un' ordinanza di sgombero - ci tiene a precisare il sindaco del Pd. Enrico Ioculano - è semplicemente un' attività di pulizia del greto del fiume. I migranti erano stati avvisati dalle associazioni e avrebbero potuto accedere al Parco Roja e utilizzare tutti i servizi del campo». Ma così non è stato. Guidati anche da alcuni attiviti no-border tedeschi, i rifugiati, divisi in più gruppi, hanno così preferito incamminarsi verso il confine francese. Alcuni si sono diretti a Olivetta San Michele - l' ultimo comune sul territorio italiano - altri hanno puntato, lungo il rio Bevera, fino alla stazione di Torri, da dove sono stati successivamente allontanati dalle forze dell' ordine. «Chiediamo di avere la nostra dignità di uomini: se la Francia ci respinge, deve intervenire l' Europa a garantire i nostri diritti» spiegano i migranti, quasi tutti sudanesi. «Siamo qui da giorni, settimane, mesi. Viviamo in un fiume perché nel campo della Croce Rossa non c' è posto per tutti. Alcuni di noi hanno tentato anche cinquanta volte di attraversare il confine ma la polizia francese ci ha sempre respinti - aggiungono - . Nessuno di noi vuole restare in Italia: oggi vogliamo riuscire a raggiungere la Francia per avere là una vita che sia dignitosa». Chiedono di passare il confine, di raggiungere i parenti in Francia o in Nord Europa. Sono giovanissimi, molti di loro minorenni. «È la stessa vicenda che ormai abbiamo visto altre tre o quattro volte, da quando la Francia ha deciso di chiudere il confine» commenta Maurizio Marmo, direttore di Caritas Ventimiglia-Sanremo. «Purtroppo è così da ormai due anni. Noi avevamo comunicato che potevano entrare al Campo Roja, non era uno sgombero ma implicava lo spostamento delle persone e dei loro oggetti. Di fronte a un cambiamento della situazione attuale, hanno preferito allontanarsi ». Sono oltre mille (forse di più) i migranti attualmente presenti nella città ligure di confine. Oltre ai 400 circa lungo il fiume, altrettanti sono al Parco Roja e un centinaio circa accolti dalla parrocchia Sant' Antonio al quartiere Gianchette. «Ogni mattina passano dalla Caritas circa 200-250 migranti - prosegue Marmo - ma non sappiamo con esattezza in quanti sostavano lungo il fiume in attesa di andare in Francia». Dopo la vicenda degli scogli, di esattamente due anni fa, oltre a bloccare gli ingressi, la Francia vieta sistematicamente di fare assembramenti e avvicinarsi, in gruppo alla frontiera. «Mi auguro che l' appello dei 400 sia accolto » ha dichiarato il vescovo di Ventimiglia, Antonio Suetta, dopo aver appreso la notizia della marcia verso il confine. «I migranti effettivamente hanno ragione: bussano a una porta e sarebbe molto bello che avessero una risposta in termini di umanità e di accoglienza». Ceracno una dignità, prosegue Suetta, che non hanno avuto né in Sudan, né in Italia. «Mi auguro semplicemente - ha concluso il vescovo - che questo appello sia accolto».