sabato 10 giugno 2017

Italia
Un’autentica singolarità religiosa
L'Osservatore Romano
Scritti ed esperienze. Pubblichiamo, quasi per intero, la prefazione dell’allora cardinale arcivescovo di Milano al volume di Dora Lucciardi "Itala Mela nella sua esperienza e nei suoi scritti" (Roma, Editrice Studium, 1963).
(Giovanni Battista Montini) Itala Mela presenta, nella sua esperienza e nei suoi scritti, elementi religiosi di particolare valore, per la singolarità, per l’intensità, per il contenuto dottrinale, per le componenti morali che vi si intrecciano, per la semplicità e la sincerità con cui si raccomandano.

Non potremo negare a Itala Mela le caratteristiche di un’autentica singolarità religiosa. Diremo straordinaria la sua spiritualità? La potremo dire mistica?
Non tocca a noi classificarla; dicano i competenti, dicano i lettori, se sanno e se vogliono. Ma che Itala Mela abbia vissuto, inizialmente, fugacemente almeno, alcuno di quei momenti in cui l’anima, non più per via di ragionamenti e tanto meno per via di commozioni sentimentali, avverte la Presenza, sente la Realtà del Dio vivente, ce lo dice lei stessa, con quel riserbo e con quel candore di chi vorrebbe sfuggire dal guardarsi allo specchio e dal parlare di sé, ma di chi deve pur rendere, con timidezza, quasi con disagio, testimonianza alla verità, e vorrebbe insieme che quelle verità restasse geloso segreto. E ce lo diceva un maestro, quanto mai esperto e autorevole, monsignor Adriano Bernareggi, io lo ricordo; il quale seguì per anni quell’anima eccezionale, lui così positivo, così informato delle dottrine spirituali, e così avveduto davanti alle molteplici e spesso equivoche espressioni della sensibilità interiore. Egli era persuaso che qualche cosa di ineffabilmente oggettivo fosse passato nelle percezioni soggettive religiose di Itala Mela.
Si giudichi come si vuole; ma una storia spirituale come questa non può non essere raccolta che con attenzione e con riverenza. Non siamo di fronte a una mistificazione: il giudizio di Itala Mela, così equilibrato, così educato dagli studi superiori e dalla critica intellettuale, non che da una certa punta d’ironia propria del suo temperamento, così impegnato nelle circostanti prosaiche realtà della vita, la esclude. E nemmeno siamo davanti a una pia accentuazione di spiritualità ambientale: le vicende familiari, scolastiche e professionali di Itala Mela non potevano certo favorire in lei processi spirituali, quali la sua storia registra. E neppure il cerchio di conoscenze e di amicizie, da cui ella trasse tanto nutrimento e a cui tanto ne diede, poteva coltivare in lei pretese di esperienze religiose fuor del comune; ché anzi, tutto formato di anime giovanili scaltrite allo stile universitario, quel cerchio sarebbe stato piuttosto propenso a gratificare la collega devota di qualche diffidenza, se non forse di qualche scoraggiante umorismo.
Sta il fatto tuttavia che Itala Mela ci offre qualche cosa, nel campo specificamente religioso, di singolare, che va meditato. Non dico soltanto del diagramma ascensionale della sua purificazione e della sua illuminazione spirituale, non dico soltanto della vocazione, solo parzialmente realizzata, allo stato religioso, vocazione che diede qualche movimento drammatico alla trama ordinaria della sua vita; dico piuttosto di alcune fulgurazioni interiori, che ne colpirono il normale svolgimento e ne segnarono le mète successive; e dico della penetrazione teologica e della celebrazione interiore del mistero della Grazia, del quale fu tutta pervasa, con crescendo parallelo agli anni e alle sofferenze, la coscienza di questa piissima. Ella fu dapprima quasi sorpresa, poi attratta e assorbita dalla dottrina, quale possibile nella luce vigiliare della vita presente, e fors’anche commossa da qualche esperienza intima di tale mistero, che fa dell’anima, non pure un’immagine, ma una dimora altresì del Dio vivo e vero, nel cui nome uno e trino siamo stati battezzati.
Dono di natura, particolarmente idonea ed educata poi a percepire le cose quae sursum sunt? ma se si trattasse solo di attitudine nativa alle cose dello spirito, come da sola arriverebbe alle conquiste ineffabili del mondo soprannaturale? Dono allora gratuito e soprannaturale, che apre all’anima la visione di tali cose invisibili? Siamo, in ogni modo, nel campo dei doni, cioè di capacità eccedenti la misura comune; così che, ci fermeremo volentieri a osservare in Itala Mela un caso fuori classe, un fenomeno non comune, che pur germina nel nostro tempo e che, proprio per la sua singolarità, molto al nostro tempo può dire.
Innanzi tutto può dire che sotto lo schermo astratto e opaco delle verità spirituali, quale appare ordinariamente la nostra dottrina religiosa ai nostri occhi miopi e distratti, palpitano per chi ha la virtù e la fortuna di scorgerle, Realtà spirituali, divine anzi, d’immenso interesse, d'immenso valore. Tutto sta a saperle percepire. Occorre una virtù visiva spirituale di straordinaria penetrazione. Non importa ora sapere se tale virtù si acquista con sforzo ascetico particolare, ovvero con una dedizione alla vita contemplativa che escluda ogni altra ricerca, ovvero con una grazia che accresca, lì per lì, o in certa misura anche abitualmente, le capacità percettive dello spirito; basta sapere che chi ha occhio vede tali Realtà; e basta ancora sapere che qualcuno quell’occhio, ancor oggi, lo ha. L’anima mistica, tutta racchiusa nella sua solitudine, assume allora funzione di testimonio. La sua luce rischiara la stanza dove sono i fratelli nell’oscurità. Al suo bagliore tutti si fanno fiduciosi e attenti: vale la pena di credere, vale la pena di cercare. Durasse sempre per noi profani il crepuscolo della nostra presente vigilia, è conforto, è gioia per tutti incontrare l’esperienza superiore d’un’anima irradiata dal lampo celeste. Non già che l’esperienza religiosa privata, per veritiera che sia, costituisca argomento alla fede, la quale attinge da ben altra fonte la sua sicurezza, ma testimonianza sì, consolazione sì, esempio sì, speranza sì.
E che di tali benefici Itala Mela sia stata capace in una completa aderenza all’esperienza comune della vita familiare e professionale e attingendo dalla nostra vita universitaria cattolica, dalla Fuci, la prima scintilla, possiamo anche godere, e molto; il libro lo suggerisce, perché, presentando un’anima d’eccezione, a noi la avvicina, come realmente era, quella d’una collega, d’un’amica, d’una sorella.

L'Osservatore Romano, 10-11 giugno 2017