domenica 18 giugno 2017

L'Osservatore Romano
«Per accogliere sempre più pienamente il vangelo della famiglia» i vescovi delle diciotto diocesi della Sicilia hanno elaborato un documento che intende «aiutare i presbiteri e gli operatori pastorali impegnati nel prendersi cura dei fratelli e delle sorelle che desiderano percorrere un cammino di grazia e di verità». Gli Orientamenti pastorali. Accompagnare, discernere, integrare la fragilità secondo le indicazioni del capitolo VIII di “Amoris laetitia” introducono «soluzioni pratiche differenziate secondo le diverse situazioni umane», che hanno lo scopo di «evitare ogni forma di rigorismo e di lassismo nell’applicare la dottrina della Chiesa nelle molteplici situazioni esistenziali, secondo gli insegnamenti del magistero». Pubblichiamo, quasi per intero, la premessa del documento che è stato elaborato nel corso dell’ultima sessione di lavoro della Conferenza episcopale siciliana ed è datato 4 giugno 2017, domenica di Pentecoste.
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Dagli albori della storia la relazione tra l’uomo e la donna è anche segnata dalla presenza del male e del peccato, con le sue conseguenze, ma è più fortemente ed efficacemente attratta dalla vittoria di Gesù risorto, che la redime e le apre le porte dei cieli. La vita cristiana conosce nei sacramenti momenti privilegiati di incontro con il Signore e con la comunità, dai quali la grazia accolta si estende alla quotidianità, la sostiene e la indirizza alla comunione piena con la Trinità divina. I sacramenti sono strettamente connessi con la vita: pertanto, poiché la vita coniugale odierna non è esente dai mutamenti epocali, i sacramenti non rimangono estranei a questi, e particolarmente il matrimonio che congiunge la vita familiare alla pasqua.
La cura pastorale dovrà, perciò, seguire percorsi nuovi, attenti alle nuove situazioni in cui si trovano uomini e donne battezzati, nei legami che contraggono. Da tempo assistiamo alle dolorose ferite cui questi mutamenti danno talvolta origine, nei quali si evidenzia una più acuta fragilità. Data nondimeno l’innumerevole varietà delle situazioni, si esige un responsabile discernimento, affidato, soprattutto, ai presbiteri e ai laici impegnati nel sostenere il cammino di persone che vivono situazioni di fragilità. L’esortazione apostolica chiede che questo delicato compito sia svolto secondo l’insegnamento della Chiesa e del vescovo diocesano (cfr. Amoris laetitia, 300). Sebbene ogni vescovo potrà offrire alla propria Chiesa locale le indicazioni più opportune, nella fraterna comunione che lega noi, vescovi dell’Isola, desideriamo dare alcuni “Orientamenti” comuni che aiutino la riscoperta della gioia dell’amore nelle famiglie.
Riproponiamo il sacramento del matrimonio come forma culminante di ogni relazione d’amore tra l’uomo e la donna, perché esso la lega con il mistero pasquale di Cristo e con la sua donazione alla Chiesa. Dinanzi a tendenze che riducono il vincolo matrimoniale unico e indissolubile a puro abito culturale, il Vangelo indica valori e offre motivazioni per scoprire che tale vincolo s’inscrive nel cuore dell’uomo e della donna, secondo il progetto originario di Dio.
La comunione della coppia e della famiglia è sacramentale, partecipa, ossia ripresenta e si sostiene per la comunione d’amore che è Dio-Trinità. Se gli sposi non incontrano e non s’incontrano in Dio, in una visione di fede, tutto rimane relegato agli sforzi umani, non di rado destinati al fallimento. L’ideale evangelico rimarrebbe una chimera. Fuori di Cristo la visione delle relazioni umane rischia di scadere in una confusione disorientante. «Al tempo stesso dobbiamo essere umili e realisti [...]; abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario» (Amoris laetitia, 36).
La prima novità di Amoris laetitia, particolarmente nel capitolo VIII, è lo sguardo sulle situazioni concrete, secondo il dettato della Evangelii gaudium che considera la realtà superiore all’idea (cfr. Evangelii gaudium, 31): «La strada della Chiesa, dal concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione [...]. Sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione [...]. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è logica del Vangelo!» (Amoris laetitia, 296-297).
Una seconda novità è conseguenza di un altro principio enunciato nella Evangelii gaudium (222): «Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali, devono essere risolte con interventi del magistero» (Amoris laetitia, 3). Conseguenzialmente, non possiamo attenderci norme uniche per ogni situazione, ma sarà necessario un discernimento lungo il tempo tra le diverse situazioni, che non chiuda a priori o per decreto la possibilità della comunione ecclesiale ad alcuno, tenendo conto di diversi livelli di complementarità: tra discernimento personale e pastorale (cfr. Amoris laetitia, 122), tra foro interno e foro esterno (cfr. Evangelii gaudium, 44), tra partecipazione ecclesiale e accesso ai sacramenti (cfr. Amoris laetitia, 299). In proposito, non è di poca importanza quanto Papa Francesco afferma in Evangelii gaudium, 47: «L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli»; non a caso questo testo è citato alla nota 351 di Amoris laetitia, 305.
L'Osservatore Romano, 17-18 giugno 2017.