martedì 13 giugno 2017

Italia
Sant'Antonio di Padova: Singolarissima iconografia
L'Osservatore Romano
(Lorenzo Cappelletti) Se si parte da un duplice dato di fatto — ovvero che, da una parte, sant’Antonio di Padova fra i santi francescani è quello che quasi uguaglia san Francesco per precocità di canonizzazione e per importanza (fino al 1317 non si conta, fra gli uomini, nessun altro santo francescano canonizzato), e che, dall’altra, il recente sviluppo degli studi su san Francesco dal punto di vista iconografico è imparagonabile rispetto all’attenzione più modesta riservata a sant’Antonio — si può apprezzare lo sforzo fatto dal Centro Studi Antoniani di Padova per l’edizione, all’interno dell’omonima collana di pubblicazioni, del volume L’iconografia di sant’Antonio di Padova dal XIII al XVI secolo in Italia (Collana Centro Studi Antoniani 60, Centro Studi Antoniani, Padova 2016, pagine 641, 281 tavole fotografiche).
Si tratta dell’evoluzione della tesi di dottorato che Leo Andergassen, attualmente direttore del Museo di Castel Tirolo (Bolzano), aveva discusso all’università di Vienna sotto la guida del professor Artur Rosenauer, autore della prefazione al volume, in cui costui rileva quanto da lui stesso già sollecitato a suo tempo, ovvero l’importanza di un’aggiornata ricognizione iconografica su sant’Antonio di Padova.

La traduzione del testo, scritto originariamente in tedesco, è stata laboriosa e complessa. Proprio questo ha ritardato la sua pubblicazione apparsa solo nel dicembre 2016, alla vigilia del centenario del 1517, che fu fatidico non solo per l’esordio della Riforma in Germania, ma anche per la storia francescana, con la formale separazione del ramo conventuale da quello osservante dell’Ordine.
Come il titolo precisa, si tratta di una rassegna sull’iconografia di sant’Antonio di Padova che tendenzialmente si limita all’Italia fra XIII e XVI secolo. E proprio il 1517 è stato pensato come terminus ad quem della ricerca, anche se alcune tematiche iconografiche e alcuni programmi figurativi sono stati seguiti oltre quella data, sia perché lo richiedevano esigenze sistematiche sia perché nei fenomeni culturali è impossibile stabilire ad annum i termini di partenza e di arrivo.
Il volume raggiunge le quasi quattrocento pagine di testo suddivise in dodici capitoli, seguite da circa 150 pagine su carta lucida che ospitano 281 tavole fotografiche, in buona parte a colori (anche se a volte di dimensioni ridotte e/o di non facile lettura), di opere figurative di vario genere citate nel testo e secondo l’ordine di citazione nel testo. Il volume sconta purtroppo l’impossibilità di fornire, nelle tavole fotografiche, tutte le innumerevoli immagini citate, ma non se ne può far colpa né all’autore né all’editore. Sarebbe stato materialmente impossibile fornire riproduzioni con adeguati ingrandimenti di tutte le immagini. Si dovrà ricorrere per questo ad apposite monografie e campagne fotografiche mirate.
Ma già quanto è offerto nel volume permette di avere a disposizione un’ampia raccolta. Alle tavole fotografiche fanno seguito circa 50 pagine di bibliografia contenente titoli dove si potranno trovare immagini e approfondimenti adeguati sulle singole opere figurative citate; e due indici, uno onomastico e l’altro toponomastico, molto utili in un libro del genere.
I titoli dei capitoli possono ulteriormente aiutare ad avere un’idea del contenuto del volume: Le vite di Antonio e i loro influssi sulla fisionomia e il carattere del santo; Le prime raffigurazioni antoniane; Antonio figura oggetto di culto nei primitivi programmi iconografici francescani; Antonio come figura di culto nei primi polittici d’altare; L’influsso dell’osservanza sulla raffigurazione di Antonio; Molteplicità tipologica nell’iconografia di Antonio; Forma e genesi degli attributi del santo; La figura singola e il suo inserimento in un ciclo di santi; Scene e cicli narrativi nella pittura monumentale; Episodi della vita nella pittura su supporto mobile e nella scultura a rilievo; Cicli di vita nella miniatura e nella grafica; Scene di vita isolate non inserite in un ciclo.
Il volume presenta una rassegna delle immagini di sant’Antonio in base alle tipologie figurative, agli attributi iconografici, alle tecniche figurative e ai supporti. Questo è il merito del libro: raccogliere le innumerevoli occorrenze antoniane nell’arte figurativa italiana dei primi secoli francescani, fornendo per molte di esse le immagini, nonché indicazioni bibliografiche ampie e abbastanza aggiornate.
Da questo punto di vista, forse il più efficace è il capitolo dedicato ai cicli che nella pittura monumentale illustrano la vita e i miracoli di sant’Antonio, a cominciare dal finestrone che nella prima campata della basilica superiore di Assisi colloca in parallelo le figure stanti di san Francesco e di sant’Antonio e cinque episodi della vita di entrambi che ne illustrano a un tempo la diversa “statura”, si potrebbe dire, ma anche l’identica missione di predicatori e di taumaturghi e l’esemplare santità.
Non si poteva pretendere, in questa ricognizione delle più antiche occorrenze antoniane nell’arte figurativa, l’assoluta completezza, come avverte l’autore stesso nella presentazione, perché questo volume non ha e non vuole avere il carattere di una catalogazione (anche le catalogazioni, peraltro, non sono mai complete, in genere). È vero, peraltro, che mancano le opere robbiane contenenti raffigurazioni di sant’Antonio, in particolare quelle presenti a La Verna, benché siano importanti proprio per la loro collocazione in quel luogo.
In un’ulteriore eventuale edizione del volume andranno segnalati anche gli affreschi di San Pietro in Vineis ad Anagni, da poco restaurati e risalenti agli anni immediatamente successivi alla canonizzazione lì avvenuta di santa Chiara, dove Antonio e Chiara sono raffigurati inginocchiati insieme a san Francesco e ad altri francescani e francescane, sotto il serafino delle stimmate, in una singolarissima iconografia.
Un volume, che ricostruisce in un arco di tempo talmente vasto l’iconografia di un santo così presente nella tradizione francescana, non poteva esaurire tutti i possibili campi di analisi e di interpretazione. Non essendo un lavoro di storia dell’arte né di iconologia, non entra, ad esempio, in una sistematica discussione di carattere stilistico né di carattere iconologico sui singoli cicli e raffigurazioni. Né vi si troverà una sistematica discussione su meriti e limiti delle precedenti trattazioni dell’iconografia antoniana, in modo da poter comprendere con quale intento di correzione o di completamento di esse l’autore abbia intrapreso la sua ricerca.
Ma questo non significa che di volta in volta l’autore non fornisca ragguagli su tutti questi versanti, citando gli autori che hanno studiato l’iconografia antoniana e le singole opere a essa relative, nonché problemi storici e iconologici connessi.
In ogni caso un coraggioso tentativo di fare il punto sull’iconografia antoniana nei primi secoli francescani, che, come ogni ricerca, si offre generosamente come base per ulteriori ampliamenti.
L'Osservatore Romano, 12-13 giugno 2017