giovedì 8 giugno 2017

Italia
Avvenire
(Tiziana Lupi) Televisione Anniversario Il cinquantenario della morte stimola piccolo schermo e palcoscenico a tornare sulla vita e sulla modernità del messaggio del prete toscano. A cinquant' anni dalla sua morte, quando anche papa Francesco lo ha definito «un grande educatore italiano» e ha deciso di rendergli omaggio andando a pregare sulla sua tomba e la Lettera a una professoressa sembra quanto mai attuale, La grande storia dedica stasera (Rai 3, ore 22.35) uno speciale a don Milani. L' idea di dedicare una puntata (la prima del nuovo ciclo estivo) al priore di Barbiana non è nata, però, solo dall' occasione dell' imminente anniversario: «Avevamo già raccontato la figura di Giorgio La Pira per il programma Correva l' anno e ci è venuta la curiosità di approfondire quel periodo storico che è stato particolarmente felice per il cattolicesimo italiano, soprattutto in Toscana» spiega Vanessa Roghi che firma la puntata. La ricerca di materiale audiovisivo per realizzare il documentario è stata accurata ma meno difficile di quanto si potesse pensare e il moltissimo materiale disponibile (una parte del quale inedito) ha aiutato l' autrice, come farà di conseguenza con gli spettatori, a sconfiggere o, comunque, ridimensionare alcuni luoghi comuni legati non tanto al don Milani reale quanto a quello raccontato in tutti questi anni. Qualche esempio? «Spesso è stato ed è tuttora dipinto come un prete sessantottino e la sua scuola raccontata come la fine della scuola che formava. E sul suo discorso su scuola e obbedienza c' è ancora oggi una sorta di corto circuito». Don Milani, invece, era tutt' altro e molto di più. E così la sua scuola: «Si potrebbe dire che fosse una "controscuola", un luogo aperto sempre, trecentosessantacinque giorni l' anno, trecentosessantasei se l' anno era bisestile, in cui ci si educava reciprocamente » racconta in un' intervista del 1974 il giornalista Giorgio Pecorini. E si imparava a considerare il sapere per ciò che è realmente: «Anche amare il sapere può essere un atto di egoismo. Bisogna cercare il sapere solo per usarlo al servizio della gente» dice, in un vecchio filmato, un ragazzino della scuola di Barbiana. Sono loro, i ragazzi, il punto di riferimento di don Milani che, per un po', all' inizio della sua attività a Calenzano, si limita a far giocare a pallone, finché non intuisce che bisogna dare loro un' istruzione, in una scuola che deve essere uguale per tutti, ricchi e poveri, ma che uguale in quel periodo non è, visto che i figli dei meno abbienti hanno grandi difficoltà ad andare oltre le elementari e spesso si perdono per strada. A Bar- biana, invece, studiano: italiano, le lingue straniere, la storia spiegata direttamente sulla carta geografica. Leggono persino i giornali, perché don Milani è convinto che bisogna dare a tutti i bambini del mondo la capacità di pensare e di esprimere le proprie idee. Il documentario di La grande storia non si limita, naturalmente, a raccontare la sola esperienza della scuola di Barbiana. C' è il racconto di don Raffaele Bensi, il suo direttore spirituale, del momento in cui Lorenzo Milani decise di diventare sacerdote; ci sono i conflitti con la curia, a volte durissimi, come quando il Sant' Uffizio censura e ritira il suo libro Esperienze pastorali, e quelli con i cappellani militari, che stigmatizzano il servizio civile; e ci sono le lettere "collettive", scritte da don Milani con i suoi allievi, come quella Lettera a una professoressa che diventa un libro, paradossalmente il più letto tra gli studenti universitari pur essendo, invece, stato scritto per dare voce a chi non l' ha mai avuta. E che all' università non va di certo. Ad accompagnare per tutta la puntata i filmati e le immagini ci sono le testimonianze, tra gli altri, dell' arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori (che ha chiesto personalmente a papa Francesco di togliere il veto sul libro Esperienze pastorali), di Tullio De Mauro, dell' amico Ezio Palombo e della professoressa di Barbiana Adele Corradi, cui don Lorenzo dedicò la sua Lettera.