giovedì 22 giugno 2017

Italia
Presenze in Italia, parlano le cifre: l’«invasione straniera» non esiste
Avvenire
(Pino Ciociola) Altro che ondata. Gli stranieri residenti nell'Ue aumentano, sono quasi 37 milioni (il 7,3% della popolazione). E l’Italia non fa eccezione, ma il Rapporto Caritas Migrantes presentato ieri mostra che non c’è alcuna... invasione: la stragrande maggioranza degli stranieri sono di passaggio nel nostro Paese. Al primo gennaio 2016, con un aumento di appena 1.217 unità (+0,03%) rispetto al 2015, risultano 3.931.133 permessi di soggiorno (il 48,7% a donne). Nell’anno scolastico 2015/2016, gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono stati 814.851, il 9,2% del totale, con un aumento di 664 unità (+0,1%) sul 2014/2015. Sempre secondo il Rapporto Immigrazione 2016 Caritas Migrantes, gli stranieri che lavorano in Italia sono in una situazione di «segregazione occupazionale».
La quota del lavoro non qualificato degli immigrati - si legge - è del 36,5%, contro il 7,9% degli occupati italiani. Le imprese di cittadini non comunitari nel nostro Paese al 31 dicembre 2015 erano 354.117, con un aumento del +5,6% rispetto al 2014. La regione con il maggior numero è la Lombardia (18,9% del totale), poi il Lazio (11,3%), la Toscana (9,9%) e l’Emilia Romagna (9,0%). La più alta percentuale di imprese promosse e gestite da non italiani riguarda il commercio all’ingrosso e al dettaglio, segue la riparazione di autoveicoli (45,6%), le costruzioni (21,4%), le attività manifatturiere (8,3%) e via via il resto. «L’Italia di oggi e di domani o riuscirà ad essere diversa, capace cioè di nuovi incontri e relazioni, o rischierà di non avere futuro. 
L’incontro è la parola chiave che deve guidare le nostre comunità», scrivono, in qualità di direttori di Caritas e Migrantes, don Francesco Soddu e monsignor Giancarlo Perego (oggi arcivescovo di Ferrara-Comacchio), nell’introduzione al Rapporto. Il modello è quello della «convivialità delle differenze», nel quale le nuove generazioni devono avere il ruolo di protagoniste. Quella dei migranti è una «realtà complessa», ma «ancora regolata da «anacronistiche normative», se non «assurdi giuridici», come quello che impone la permanenza forzata dei migranti nei Paesi in cui sbarcano, ha spiegato l’arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas italiana, il cardinale Francesco Montenegro. Che ha detto chiaro: «Il Papa si è schierato dalla parte dei migranti, è obbligato dal Vangelo a farlo». Quello di chi migra - ha spiegato ancora il cardinale - «è un flusso che talvolta appare inarrestabile», formato da «un’umanità in fuga da fame, miseria, guerre». E il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Guerino Di Torà, ha ricordato come siamo in un «tempo straordinario, un tempo di sfida di fronte alla quale dobbiamo reagire e agire, come Chiesa certamente, ma prima come singole persone, cittadini, capaci di pensare e pensarsi parti di un progetto comune, di una casa comune». 
Lo ius soli temperato e lo ius culturae , poi. «Sono ragazzini che sono nati qui e qui hanno fatto il loro percorso di studi, è strano dovergli dire: tu non sei dei nostri. Respirano la nostra aria, la nostra cultura. Quella sullo ius soli è una legge di buon senso: oggi tutti gli studiosi ci dicono che è necessario aprirsi, non possiamo sognare un futuro migliore se restiamo chiusi nel nostro mondo», ha sottolineato il cardinale Montenegro, preoccupato perché un tema così importante viene «affrontato in Parlamento con le corde del ring». Anche monsignor Di Torà ha stigmatizzato la «gazzarra in Parlamento» dovuta al «ballottaggio elettorale che estremizza le posizione ». Mentre la legge non farebbe altro che «riconoscere un diritto a una realtà che esiste già, riconoscere la cittadinanza a coloro che di fatto sono già italiani, nati in Italia da immigrati regolari che qui lavorano e pagano le tasse».