martedì 6 giugno 2017

Italia
Nosiglia chiede chiarezza sul caos e richiama tutti alla responsabilità
Avvenire
(Antonio Maria Mira) «Non basta lamentarsi o indignarsi quando capitano certe tragedie. Adesso tutti hanno qualcosa da dire, consigli da offrire, recriminazioni contro uno o l' altro Quello che conta è prenderci tutti le nostre responsabilità senza scaricare su altri o sul caso quello che è accaduto. Se davvero teniamo alla nostra libertà e convivenza pacifica, dobbiamo essere capaci di comportamenti coerenti per sentire la città come nostra e di tutti, e non condividere comportamenti illegali e superficiali o di rifiuto degli altri a cominciare dal nostro vissuto quotidiano ». L' arcivescovo Nosiglia è intervenuto ieri - con un' intervista rilasciata alla Radio Vaticana - sul disastro della finale di Coppa dei Campioni, che ha lasciato il 'salotto di Torino' come rispettare da un campo di battaglia, con oltre 1500 feriti (di cui alcuni in condizioni serie) negli ospedali cittadini.
Il richiamo dell' arcivescovo al senso di responsabilità serve anche come monito per le polemiche che sono esplose, nelle cronache locali, per lo 'scaricabarile' fra le istituzioni. Amministrazione comunale, prefettura e questura sono state fatte oggetto di critiche anche pesanti per non aver garantito adeguatamente le condizioni di sicurezza della piazza. Nosiglia chiede che si faccia chiarezza, ma ricorda anche che il «decoro della città» dipende anche e soprattutto dalla sensibilità dei cittadini: «Bisogna accrescere il buon senso per abituarci a tenere i nervi saldi e a verificare bene le cose prima di scatenare il putiferio che si allarga poi a macchia d' olio e velocemente nell' ambiente circostante. 
Ma occorre anche una strategia previa che va messa in atto prima dei grandi eventi e poi durante, non dando nulla per scontato». Nosiglia sottolinea che «un fatto grave come quella di sabato sera non era mai accaduto in una piazza di Torino, per cui le cause vanno ricercate altrove e non tanto nella delusione del risultato della propria squadra. Certo la tensione emotiva per come andava la partita non ha aiutato a calmare gli animi e ha trovato un terreno fertile per dare spazio a quei gruppi di scalmanati e bulli che hanno scatenato il panico». Ma l' arcivescovo ribadisce l' importanza di una «educazione diffusa », di un senso civico che diventi norma del comportamento in città e fra le tifoserie. 
«Ho stima delle tifoserie delle due squadre della città e so che la maggior parte dei tifosi sono persone ma anche famiglie con i loro bambini e ragazzi, che hanno il senso del limite e sanno fare dello sport del calcio una occasione di passione anche forte e convinta, ma contenuta nei toni e nei modi di esprimerla. Il carattere piemontese ha una sua innata riservatezza anche in questo campo. Se dovessi rivolgere un invito alle due tifoserie direi di mantenere vivo questo spirito e di farne oggetto di educazione anche per le nuove generazioni perché è un valore aggiunto per questa città che ha dimostrato nelle Olimpiadi del 2006 a tutto il mondo il suo volto accogliente, ordinato e sereno ». Per Nosiglia occorre anche isolare i gruppi di violenti. «Se però è vero che la piazza era piena di cocci di bottiglie vendute abusivamente, che sono state poi la causa di tanti ferimenti, occorre anche - ha aggiunto alla Radio Vaticana - un severo controllo delle norme di sicurezza, che vanno fatte tutti». Torino non è nuova a tragedie anche più gravi legate alle sue squadre di calcio: basti ricordare lo schianto del 'Grande Torino' sulla collina di Superga nel 1949, e la morte di 39 persone nello stadio Heysel di Bruxelles nel 1985 - anche lì si disputava una finale di Coppa dei Campioni.