domenica 11 giugno 2017

Italia
Avvenire
(Andrea Riccardi) Le visite dei Papi al Quirinale sono un momento importante nella vita italiana. La tradizione  cominciò in una stagione drammatica, nel dicembre 1939, quando Pio XII compì un gesto forte,  recandosi al Quirinale per tentare di tener fuori l’Italia dalla guerra mondiale. Era un’innovazione,  perché mai il Papa – anche dopo i Patti del Laterano – aveva visitato l’ex residenza pontificia,  divenuta reggia dei Savoia. Da Giovanni Paolo II, il Papa si reca al Colle regolarmente con il  succedersi dei settennati presidenziali. Nell’Italia repubblicana, le visite del papa hanno assunto un  tono cordiale, quasi una verifica dei rapporti tra la Repubblica, la Santa Sede e la Stato. Il presidente Mattarella, nel suo discorso di ieri, ha definito le visite «un’occasione speciale».
In  questo contesto papa Francesco invia il suo messaggio al nostro popolo: «Guardo all’Italia con  speranza», ha infatti detto. Il papa argentino non è distratto nei confronti dell’Italia, come qualcuno  ha sostenuto. E, nonostante la sua personale semplicità, non svaluta la funzione dell’indipendenza  della Santa Sede rispetto al potere politico. Questa indipendenza, per Pio XI, doveva essere  garantita dallo Stato vaticano. Francesco sente l’indipendenza quale garanzia della libertà del Papa  per svolgere la sua missione nel mondo. Una missione facilitata – ha sottolineato – dalla «cordiale e generosa disponibilità e collaborazione dello Stato italiano». La storia dei rapporti tra Chiesa e Stato ha portato ormai alla reinvenzione della laicità italiana, che Francesco ha definito «non ostile e  conflittuale, ma amichevole e collaborativa, seppure nella rigorosa distinzione delle competenze». È la laicità «positiva» secondo Benedetto XVI. Questa laicità oggi si misura non solo con la  maggioritaria presenza cattolica e con minoranze religiose tradizionali come l’ebraismo e il  protestantesimo, ma anche con religioni nuove per l’Italia, come l’ortodossia e l’islam. Laicità è  pure una visione dell’Italia aperta alla differenza religiosa e consapevole che le religioni siano una  rete buona e di grande rilievo, importante nello scollamento tra cittadini e istituzioni così come  nell’anonimato delle periferie. In proposito, è interessante notare come Mattarella abbia valorizzato  la proposta del papa ad al-Azhar «verso la costituzione di un fronte comune nei confronti  dell’estremismo e del fanatismo».
C’è una forte consonanza tra il Papa e l’Italia sul tema degli immigrati e dei rifugiati. È emersa dai  discorsi ufficiali e dal colloquio personale tra Bergoglio e Mattarella. Il Papa ha affermato con  decisione che «poche nazioni» non possono farsi carico dell’emergenza migratoria, mentre ha  lodato l’Italia per l’opera di primo soccorso in mare e per l’accoglienza.mmmmmmmmm Ha chiesto soprattutto «un’ampia e incisiva cooperazione internazionale». A questa, però, si  sottraggono vari Paesi, anche quelli che professano valori cristiani come nell’Est europeo.  Francesco vede nelle scelte politiche italiane sull’immigrazione e nell’accoglienza diffusa anche il  riflesso storico della «fede cristiana, che ha plasmato il carattere degli italiani e che nei momenti  drammatici risplende maggiormente». Il Papa e il Presidente hanno trattato il tema del lavoro,  specie dei giovani. Mattarella ha insistito anche sulla connessione tra ecologia e solidarietà  internazionale, che finiscono per coincidere. Mentre gli Usa di Trump si avviano ad abbandonare gli accordi di Parigi, Italia e Santa Sede ribadiscono invece come essi siano un’acquisizione essenziale  del nostro tempo. Ma l’incontro, oltre alla discussione di problemi concreti, ha avuto anche un  valore emblematico.
Tra gli aspetti della crisi italiana, c’è la fine delle reti sociali e politiche con la conseguente  solitudine del cittadino, specie se bisognoso, nelle periferie e nella vita sociale. La Chiesa è la più  importante rete di prossimità nel Paese. Tuttavia, come ha detto Francesco, c’è da ricomporre alla  base un tessuto sociale, ormai frammentato. «Da questa tenace tessitura e da questo impegno corale  si sviluppa la vera democrazia», ha affermato. Dall’incontro del Quirinale è scaturito un limpido  messaggio di fiducia e speranza per l’Italia e le sue risorse nel costruire il futuro.