lunedì 19 giugno 2017

(Roberto Oliva - ©copyright) Mancano ormai poche ore alla storica visita di papa Francesco a Bozzolo e Barbiana, ma ancora si lotta contro l’incredulità di un gesto così carico di coraggio e di profezia. Mentre il pensiero si lascia attrarre dai possibili sorrisi stupefatti dei due grandi preti italiani, il gesto del pontefice interpella la Chiesa italiana, in particolare i presbiteri che sono parte di essa. Ieri all’Angelus il papa facendo riferimento alla storica visita ha detto: «Martedì prossimo mi recherò in pellegrinaggio a Bozzolo e Barbiana, per rendere omaggio a Don Primo Mazzolari e Don Lorenzo Milani, i due sacerdoti che ci offrono un messaggio di cui oggi abbiamo tanto bisogno. Anche in questo caso ringrazio quanti, specialmente sacerdoti, mi accompagneranno con la loro preghiera».Il primo papa latinoamericano è anche il primo papa a “riscattare” don Primo e don Lorenzo e con loro tutta una schiera di preti che hanno pagato amaramente la loro adesione creativa e radicale al Vangelo di Gesù Cristo. L’attenzione del papa infatti è raccolta attorno a questo messaggio che i due testimoni ci consegnano e che è valido ancora oggi e per questo chiede il sostegno particolarmente dei sacerdoti. Innanzitutto occorre chiederci qual’ è questo messaggio che ci offrono questi due preti di provincia? E perché oggi ne abbiamo ancora bisogno?
Il messaggio è chiaramente aderente al Vangelo, anzi è il Vangelo stesso inculturato e incarnato però in un momento preciso della storia e in un determinato contesto. Il messaggio di questi sacerdoti è necessario per noi oggi perché sono stati in grado di vivere e annunciare il Vangelo nell’oggi della storia che vivevano. Non erano uomini ribelli nel senso di disadattati della realtà e cercatori di idealismi lontani, ma rivoluzionari nel senso evangelico del termine e cioè appassionati del paradosso delle beatitudini e dell’eccedenza del Regno di Dio. Don Primo e don Lorenzo erano uomini e preti talmente uniti a Cristo da riconoscerlo presente in ogni uomo specialmente nelle persone più povere. Se la Chiesa oggi, attraverso papa Francesco, riconosce in loro un modello esemplare di vita ecclesiale e spirituale – nonostante il pesante ritardo – vuol dire che in essa non esistono eretici da esiliare ma uomini da ascoltare e interpellare, la cui profezia può recare fastidio ma anche tanto bene alla Chiesa.
Il messaggio di questi due testimoni è calzante soprattutto per i sacerdoti perché coltivino nella loro vita una spiritualità incarnata che gli permetta di essere in ascolto dello Spirito e dei fratelli, dei più poveri soprattutto dai quali proviene quella genuina sapienza che li avvicina maggiormente al Regno. Di fronte al rischio di un clericalismo sottile che si limita a studiare approssimativamente i documenti del Concilio Vaticano II, ma non a tradurli in una prassi pastorale coerente, il richiamo del papa a queste due figure della Chiesa italiana costituisce un invito pressante ad abbandonare i castelli di idee nei quali rinchiudiamo Dio e la Chiesa e tuffarci nella realtà che è molto più grande e richiede ascolto e dialogo. Come ha affermato papa Francesco nell’Evangelii gaudium: la realtà è superiore all’idea e il tempo è superiore allo spazio; pertanto i preti di oggi non devono essere brutte copie di don Primo e don Lorenzo, ma possono servirsi della loro testimonianza per avviare processi audaci di intelligenza creativa dove non conta tanto quello che il sacerdote può realizzare ma quello che riesce a costruire con il popolo santo di Dio e a partire dai richiami che da esso provengono. L’intelligenza creativa, frutto dello Spirito Santo, ha mosso i nostri due testimoni e muoverà i sacerdoti di oggi se vorranno realmente annunciare il medesimo Vangelo nel mondo di oggi, non in quello di ieri. Il papa dunque desidera preti sognatori non preti sazi di risposte preconfezionate: preti in grado di criticare le ingiustizie e le deficienze della realtà perché assetati di una giustizia più grande che non li lascia dormire tranquilli nei ruoli di potere raggiunti. Come ha dichiarato in una recente intervista padre Antonio Spadaro ad Articolo21.org: «Papa Francesco indica un compito radicale: ricostruire l’immaginario della fede e della convivenza umana in una società mutante, dove i riferimenti simbolici e culturali non sono più quelli di una volta». Questo hanno fatto don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani e questo sono chiamati a fare i sacerdoti della Chiesa italiana del nostro tempo.