venerdì 16 giugno 2017

Italia
La Sicilia «apre» ai divorziati risposati

Avvenire
(Alessandra Turrisi) Pubblicati gli orientamenti pastorali sul capitolo VIII di Amoris laetitia. Una 'via siciliana' all' Amoris laetitia, che aiuti i presbiteri e gli operatori pastorali impegnati nel prendersi cura delle coppie e delle famiglie, con soluzioni pratiche differenziate secondo le situazioni umane, evitando ogni forma di rigorismo da un lato e di lassismo dall' altro nell' applicare il magistero della Chiesa nelle molteplici situazioni esistenziali. La Chiesa siciliana - sei mesi dopo un analogo documento dei vescovi campani - offre alcuni «Orientamenti pastorali» comuni per le diciotto diocesi dell' isola e apre in maniera concreta alla Comunione ai divorziati risposati. In quattordici pagine chiare e schematiche i vescovi della Sicilia mettono nero su bianco le indicazioni pastorali su come accompagnare, discernere e integrare la fragilità. Non si tratta di fare accedere ai sacramenti tutti i divorziati risposati o conviventi indistintamente, ma di avere sacerdoti e laici pronti ad accompagnarli nel loro cammino di fede, esaminando caso per caso, tenendo conto della coscienza di ognuno e del percorso compiuto. Papa Francesco nell' Amoris laetitia sostiene che «a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che entro una situazione oggettiva di peccato - che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno - si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l' aiuto della Chiesa». Alla luce di tutto questo la Conferenza episcopale siciliana, presieduta dall' arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina, afferma esplicitamente che «in alcune circostanze riguardanti i divorziati risposati, secondo la valutazione del confessore e tenendo conto del bene del penitente, è possibile assolvere e ammettere all' Eucaristia, anche se il confessore sa che si tratta per la Chiesa di un disordine oggettivo». Cosa ben diversa accade se qualcuno «ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell' ideale cristiano o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa». Scrivono ancora i vescovi, anche «la cura pastorale deve seguire percorsi nuovi, attenti alle nuove situazioni in cui si trovano uomini e donne battezzati, nei legami che contraggono. Da tempo - aggiungono - assistiamo alle dolorose ferite cui questi mutamenti danno talvolta origine, nei quali si evidenzia una più acuta fragilità». Questa esige «un responsabile discernimento, affidato, soprattutto, ai presbiteri e ai laici impegnati nel sostenere il cammino di persone che vivono queste situazioni ». È chiaro che ciascun vescovo potrà offrire alla propria diocesi indicazioni più opportune, ma questo è lo schema di massima. Nelle situazioni cosiddette «irregolari» (conviventi, separati, divorziati con nuova unione o che restano fedeli al vincolo matrimoniale) «non si può agire con giudizio immediato, ma occorre accogliere e invitare a un cammino che ha una durata temporale ed è attento alla gradualità ». In questo cammino è fondamentale «fare un esame di coscienza tramite momenti di riflessione e di pentimento». Il requisito per accedere ai sacramenti, infatti, sono «il pentimento e l' impegno a percorrere un nuovo cammino, umano e spirituale, nell' attuale situazione oggettiva in cui si trova la persone, e non l' astratta perfezione».