martedì 6 giugno 2017

Italia
Avvenire
(Gianni Cardinale) «Ricordare nelle scuole, a cinquanta anni dalla scomparsa, la figura di don Lorenzo Milani, sacerdote lungimirante e pedagogo innovativo, è iniziativa importante e doverosa». È con queste parole che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha voluto salutare - con un suo messaggio alla ministra dell' Istruzione, Valeria Fedeli - l'importante evento ospitato ieri mattina nella sede del Ministero dell'Istruzione di viale Trastevere per ricordare la figura di don Milani.
Nel messaggio inviato alla ministra Valeria Fedeli, il Capo dello Stato ha osservato infatti che il priore di Barbiana ha «dedicato la sua intera esistenza» proprio «all'educazione e alla promozione umana e culturale dei giovani». «Il suo metodo, incompreso e talvolta osteggiato da alcuni, - ha aggiunto - ha precorso il concetto di comunità educativa, oggi alla base della scuola moderna». L'evento del Miur si colloca significativamente alla vigilia del viaggio che il prossimo 20 giugno porterà Papa Francesco a pregare davanti alla tomba del sacerdote fiorentino scomparso a soli 44 anni il 26 giugno di cinquanta anni fa, nel 1967. All'iniziativa hanno partecipato i direttori di tre quotidiani che hanno letto e commentato brani del priore. Marco Tarquinio di Avvenire è partito da una frase di «grande attualità » contenuta in "L'obbedienza non è più una virtù", e cioè: «Se avete il diritto di dividere il mondo tra italiani e stranieri, io non ho patria». E riprendendo un' altra citazione del libro, Tarquinio ha osservato che «abbiamo il privilegio di vivere in una patria speciale, con una specialisssima, formidabile Costituzione » lanciando la proposta di «rimettere l' educazione alla Costituzione nella nostra scuola: un'educazione civica, per imparare la misura fondamentale del nostro stare insieme». Il direttore de La Stampa Maurizio Molinari da parte sua si è richiamato a 'Esperienze pastorali', laddove don Milani parla di «una legge non ancora ben scritta nei codici», ma «ben scritta» anche nei cuori dei ragazzi: alcuni la chiamano «legge di Dio», altri «legge della coscienza ». Una citazione che per Molinari evoca la «doppia identità dello Stato unitario: Stato cattolico e Stato laico», con questo insegnamento: «Ciò che più ha fondato questa nazione è il principio del dialogo tra laici e cattolici, e l' integrazione di identità diverse». Luciano Fontana del Corriere della Seraha ripreso la Lettera ai giudici scritta dal priore dopo essere stato rinviato a processo in seguito alla denuncia di alcuni cappellani militari con l' accusa di sostenere gli obiettori di coscienza che all' epoca pagavano con il carcere perché 'fuorilegge'. «Mi dispiace - ha commentato Fontana - che don Milani non abbia potuto assistere al cambiamento di legge che ha portato al riconoscimento dell' obiezione di coscienza». All' evento è intervenuto anche storico Alberto Melloni - curatore per la collana i Meridiani di Mondadori i due volumi dell' Opera Omnia - che ha osservato come «né la Chiesa né lo Stato possono fare a meno di don Milani», il quale non ha bisogno di «risarcimento» perché «non ha nulla per cui deve essere riabilitato ». Testimonianze sono poi state portate da Adele Corradi, la professoressa che aiutava don Lorenzo a Barbiana, Renata Colorni, direttrice dei Meridiani Mondadori e da due ex allievi del priore, Paolo Landi (che con dolore ha sottolineato come don Lorenzo sia morto «emarginato dalla Chiesa» e «isolato dal mondo della scuola») e Aldo Bozzolini. Per la Corradi «bisogna promuovere la lettura dei testi di don Milani e non limitarsi a parlarne ». Perché «renderlo una materia scolastica sarebbe come prendere un animale, imbalsamarlo e far conoscere ai ragazzi quell' animale imbalsamato». All' evento, moderato da Marino Sinibaldi, hanno assistito molti studenti. Due di loro dell' Istituto Marconi di Civitavecchia - hanno rappresentato una 'Intervista impossibile' con Milani; mentre altri due - dell' Istituto Einaudi di Roma - hanno letto un 'decalogo' della buona scuola ispirato al motto I care di Barbiana. Numerose le personalità presenti, tra cui anche Gianni Letta e Luigi Berlinguer. Ha concluso la ministra Fedeli che ha ribadito l' importanza di «far conoscere direttamente don Milani ai ragazzi, non con slogan ma attraverso i suoi scritti». «Ricordare don Milani è un atto dovuto di riconoscimento» e «non di risarcimento» - ha sottolineato la ministra - «per lo straordinario impegno di educatore che lui ha svolto a Barbiana e per quello che ha dato alla scuola».