venerdì 30 giugno 2017

Italia
(Damiano Serpi - ©copyright) Fiumi, torrenti, oceani di sole parole e di inutili ritornelli. Questo è quanto ci troviamo davanti ogni giorno. Tg, talk show, servizi giornalistici, tribune politiche, sondaggi, inchieste sul tema dei migranti non si contano oramai più. Consigli europei, riunioni del G7, incontri del G20, summit dei paesi del Mediterraneo, sedute straordinarie del Parlamento Europeo si susseguono da più di 5 anni sempre con il solito inutile copione già visto decine di volte. I commenti dei politici, dei leader dei partiti e dei capi di stato ci perseguitano senza soste o con nefaste previsioni su invasioni, rischi di epidemie,  e aumento del rischio terrorismo, oppure con l’ipocrisia di poter trattare tutto come se d’incanto l’emergenza finisse in un batter d’occhio. Tutti, senza nessuna esclusione, cerca di far prevalere la propria opaca e interessata visione del problema senza mai voler entrare nel merito del vero problema, ossia l’immigrazione dall’Africa non è più un’emergenza è la realtà concreta che sta diventando la normalità.
Per poter far accettare ai cittadini europei l’idea di dover ospitare chi dall’Africa o dall’Asia bussa alle nostre porte convinto di poter sfuggire a guerre, persecuzioni e soprattutto alla fame più nera  abbiamo usato l’arte della menzogna. Non vi è dubbio, dobbiamo ammetterlo. Sin dall’inizio di questa onda impressionante di immigrazione che travolge i nostri mari non abbiamo fatto altro che parlare di una emergenza da dover affrontare con i poteri straordinari. Questa è stata fino ad ora la comunicazione data e offerta ai cittadini. C’è l’emergenza, quindi per ora dobbiamo far così, ma appena finirà non vi sarà più problema. Niente di più sbagliato e di più falso.
Ogni situazione legata o collegata direttamente al fenomeno dell’immigrazione è stata trattata con gli strumenti dell’emergenza momentanea che, proprio perché non strutturale, può essere meglio digerita dal cittadino attraverso false rappresentazioni della realtà e false prospettive del problema. Le promesse poi hanno diluito il brodo e cercato di far indorare la pillola a chi assisteva spaventato a ciò che avveniva. I salvataggi in mare, i centri di accoglienza, i campi di migranti, il sistema dell’accoglienza, il piano di distribuzione dei richiedenti asilo nei comuni sono sati pensati e realizzati come se fossero situazioni improvvise destinate nel breve tempo ad esaurire la loro portata.  Oggi, solo oggi, ci si sta accorgendo che il problema dell’immigrazione dall’Africa e dall’Asia non è affatto una semplice emergenza, ma una realtà strutturale che modificherà entro i prossimi 50 anni la demografia europea e mondiale.
Sull’immigrazione non solo si è per anni sottovalutata la situazione ma soprattutto si è mentito ai cittadini sapendo scientemente di mentire. Tutti, o quasi, hanno raccontato fandonie, chi più chi meno. Pian piano si è esaurito il grande campionario di bugie da offrire ai cittadini che ascoltavano perplessi e sgomenti le storie che arrivavano dal Mediterraneo trasformatosi  in una grande cimitero di anime in pena che cercavano, e cercano tuttora, solo di sfuggire alle violenze e alla fame per sperare in una esistenza migliore e più dignitosa. Per mischiare le carte e confondere le acque si è volutamente confondere la realtà dei profughi in fuga da guerre e persecuzioni con chi invece cercava solo pane e lavoro. I Capi di Stato e di Governo hanno per anni sottilizzato, o ancora peggio giocato volutamente, sui termini celandosi dietro il valore giuridico delle parole pronunciate e cerando solo confusione sulle reali intenzioni di voler ragionare assieme e concretamente sul fenomeno. Per crearsi alibi si sono dipinte situazioni diverse con la stessa vernice oppure si sono usati due persi e due misure per ovviare al giudizio di chi non riusciva più a capacitarsi di ciò che stava avvenendo.
Le paure, quelle che vengono alimentate ogni giorno e che mettono i cittadini davanti a scelte drastiche, che non possono essere prese a cuor leggero se non altro per il fatto di non averne gli strumenti o la piena conoscenza, hanno iniziato a serpeggiare in ognuno di noi. La paura del terrorismo che arriva dal Medio Oriente, la paura delle malattie che possono essere portate da chi per mesi affronta un disperato viaggio per venire in terra europea, le paure di chi deve convivere nel quotidiano con persone diverse per cultura, costumi, lingua, usi e colore della pelle, la paura di chi pensa che l’immigrazione possa portar via quel poco di lavoro che già da noi lascia a casa migliaia di giovani, la paura di dover diventare noi stessi dei profughi.
Ai cittadini, a noi tutti, doveva essere raccontata la verità sin dall’inizio. La verità che l’immigrazione non è una emergenza legata alle sole guerre o violenze ma un fenomeno storico che è covato per decenni sotto le macerie lasciate in quasi tutti i paesi africani e asiatici da una colonizzazione selvaggia e egoista. La verità che l’immigrazione è correlata all’economia globalizzata, allo sfruttamento folle delle risorse ambientali, al cambiamento del clima e alla cultura dello scarto e dell’indifferenza. Non è servito a nulla tranquillizzare per anni le famiglie dicendo che tanto l’emergenza sarebbe passata e che al massimo entro due o tre anni si sarebbe esaurito tutto con un +0,2 o 0,3 % della percentuale dei cittadini stranieri residenti in Italia.  È stato addirittura peggio raccontare ai cittadini che l’Europa ci avrebbe aiutato, che saremmo riusciti in qualche modo a scrollarci di dosso il problema attraverso l’Unione a 28 stati. Non una delle dichiarazioni comune rese con tronfi comunicati alla fine delle tante riunioni dei potenti del mondo, ultima tra tutte quella del G7 di Taormina, si è tramutata in realtà. Sono state solo passerelle piene di vanità utili solo a procrastinare le vere scelte da fare.
Bisognava essere sinceri e mettere tutti i cittadini di fronte alla verità conclamata dei fatti. L’immigrazione non è una emergenza ma è uno di quei fenomeni epocali che cambieranno a fondo la società europea e sconvolgeranno la demografia dei continenti. È già cosi nelle nostre città e nei nostri paesi ma non vogliamo accorgercene e crediamo che un giorno o l’altro la politica risolverà tutto con la bacchetta magica.  L’immigrazione non si fermerà solo perché un giorno si riuscirà a non far partire più nessuna nave dalla Libia o perché da domani inizieremo ad elemosinare qualche milionata di euro ai governi africani che abbiamo corrotto per decenni. L’immigrazione durerà decenni, forse un intero secolo, e si fermerà solo quando ci sarà un riequilibrio generale economico che spingerà chi vuole scappare dalla povertà a restare dove è perché non più utile o vantaggioso doversi spostare per cercare di vivere meglio la vita. L’immigrazione è il frutto di una storia ultra secolare che oggi ci presenta un conto salatissimo che noi dobbiamo saldare in un modo o nell’altro. L’Europa è oggi come un commensale che per lungo tempo si è seduto a banchettare senza porsi regole e limiti in un rinomato ristorante credendo poi di non dover pagare il conto all’oste che ci portava le pietanze con cui riempirci la pancia. L’Europa, quella dei 28 Stati che si riuniscono solo per enunciare vacui principi, non può aiutarci a risolvere il problema dell’immigrazione perché l’egoismo, quello che domina da sempre il vecchio continente e impedisce la nascita di una vera Europa dei popoli, blocca ogni assunzione seria e intelligente di responsabilità.
Non credete a questo ? Bene, allora andate a rivedere ciò che qualche voce isolata e profetica diceva quando la Germania impose a tutti i paesi UE  di foraggiare la Turchia di Erdogan con oltre 6 miliardi di euro perché bloccasse il flusso dei migranti in transito dalla Turchia verso la Grecia e da qui verso l’Europa dell’est e la Germania. Ricordate quello che alcune attente menti avevano profeticamente preventivato ? Che così facendo si sarebbe soltanto spostato il flusso dalla Turchia al Mediterraneo facendo aumentare a dismisura l’arrivo dei migranti in Italia tramite gommoni e navi di fortuna. Cosa è successo ? A cosa stiamo assistendo, ora che in due giorni sono arrivati 12 mila migranti sulle coste italiane, se non al verificarsi concreto e puntuale di tale previsione ? Certo, la Germania e gli altri paesi dell’est europeo sono oggi contenti di quell’accordo con Erdogan, ma il problema è stato forse risolto ? No, si sono solo realizzate le condizione per modificare il flusso dei disperati che ora rischiano forse anche di più. L’importante, in Europa, è solo scaricare il problema sugli altri promettendo una solidarietà di facciata che è solo ipocrisia e, al limite, si riduce ad una mera questione monetaria. L’Europa attuale  non affronta i problemi dal punto di vista umano, ma da quello degli interessi economici e dei numeri.
Chiudere i porti, bloccare le partenze, dare soldi ai governi perché blocchino i migranti magari rinchiudendoli in prigione non fermerà l’immigrazione. Non facciamoci altre illusioni proprie di chi crede di poter sfuggire alle proprie responsabilità. Neanche iniziare a finanziare progetti reali e concreti di cooperazione con i paesi africani metterà fine del breve e medio periodo all’ondata di immigrazione. Potrà forse dare i suoi frutti tra qualche decennio, ma le vite umane in pericolo cercheranno di salvarsi ora e non potranno aspettare i frutti di una cooperazione ancora tutta da inventare e impiantare in nazioni dove non c’è altro che l’avanzata di un deserto materiale e sociale.
L’immigrazione va affrontata con la consapevolezza che i numeri aumenteranno, che le vite umane da salvare saranno sempre di più e che il mondo e la società che conosciamo, o che abbiamo conosciuto fino a ora, ne saranno comunque profondamente modificate. Per questo oggi è sempre più importante valutare i fenomeni prendendo spunto sempre dalla insostituibile necessità di garantire il rispetto, la tutela e la dignità della vita umana come, sempre più spesso, Papa Francesco di ha esortato a fare.
È questa la sola via da percorrere se si vuole risolvere il problema dell’immigrazione che ora ci sbaraglia e rende ingestibile ogni tipologia di convivenza. Non c’è chi ha torto o chi ha ragione. Non ci si può limitare a cercare la ragione solo da una parte. È necessario capire le motivazioni di chi fugge e anche quelle di chi ha paura di ciò che sta succedendo. Bisogna ricercare in ogni situazione la radice irrinunciabile dell’importanza della singola vita umana e della sua dignità nel dover vivere l’esistenza donata da Dio ad ognuno di noi. Spesso le parole del Papa sembrano essere tanto belle quanto irrealizzabili. Spesso ciò che ci dice Papa Francesco sembra qualcosa di utopico e di irraggiungibile, se non altro per la grande sete di denaro e di potere che inquina la nostra società allontanandoci dalla solidarietà e dalla fratellanza che dovrebbe accomunarci.
In realtà non è così. Ciò che ci esorta a fare il Papa è riappropriarci del nostro essere uomini e iniziare nuovamente a concepire la vita come dono di Dio e non come egoistico svolgimento dei nostri interessi. Proprio per aver voluto per decenni badare al solo nostro interesse momentaneo il mondo ora ci presenta questo salatissimo conto da pagare fatto di calamità naturali, di esodi e di problemi all’apparenza irrisolvibili per complessità e natura. L’unica risposta sta nel Vangelo, l’unico libro al mondo dove ciò che ci viene raccontato è meravigliosamente e sbalorditivamente valido e attuale ancora oggi. Non è un caso che lo sia, lo è perché il vangelo ci parla dell’uomo, dei suoi bisogni, dei suoi peccati, del suo dover vivere la vita singola e di comunità, del suo rapporto con la vita e con la morte.
Se continuiamo a guardare all’immigrazione con gli occhi dell’egoismo e del settarismo allora non ne caveremo che paure, terrore, contrapposizione e confusione. L’immigrazione va vista per quello che è, ossia l’esigenza umana di persone come noi che cercano una speranza che non hanno più. Il resto deve essere costruito a partire dal rispetto, dalla reciprocità, dalla tolleranza, dalla pazienza che sono alla base di una convivenza che generi inclusione sincera e concreta integrazione. Non è qualcosa di facile, ma continuare a mentire sulla vera natura del fenomeno non potrà far altro che rendere la cosa del tutto impossibile e generare ulteriori dannose paure. L’immigrazione farà parte della nostra vita, sarà un elemento del nostro futuro e prima ci convinceremo tutti di questo prima potremmo ragionare su soluzioni valide e non solo su paure che ci paralizzano e ci fanno temere il peggio per il futuro dell’umanità.