domenica 11 giugno 2017

La Stampa
(Andrea Tornielli) Pochi giorni fa, a una ragazzina che gli chiedeva che cosa pensasse di Francesco, il presidente  Sergio Mattarella aveva risposto dicendosi «entusiasta». E ieri, in occasione della visita del Papa al  Quirinale, lo si è visto. I due hanno parlato all’uniscono dell’emergenza disoccupazione e di  immigrazione. Bergoglio ha insistito anche sulla famiglia ricordando che senza lavoro i giovani non possono formarne una. In un tempo in cui mancano di leader credibili, il Papa e il Capo dello Stato  sembrano tra i pochi in grado di mostrare sintonia con le domande e le urgenze del Paese.
Francesco, a bordo della sua Focus, ha varcato il portone del Quirinale poco prima delle 11 per  contraccambiare la visita in Vaticano fatta da Mattarella nel 2015. Visita «protocollare», ma di  formalismo non se n’è visto molto. Sarà perché nel Cortile d’Onore del Colle c’erano duecento  bambini provenienti dalle scuole delle città italiane terremotate, che insieme ai loro familiari hanno  inneggiato al Papa, rendendo così più calorosi e meno ufficiali persino gli inni. Sarà perché dopo un colloquio privato durante il quale il Papa ha ringraziato con molto calore l’Italia per la sua  generosità nei confronti dei profughi, Bergoglio e Mattarella si sono fermati insieme a pregare in  silenzio nella Cappella dell’Annunziata, finendo per farsi quasi all’unisono il segno della croce. Il culmine sono i discorsi nel Salone dei Corazzieri. Mattarella parla della «elevata responsabilità»  di «chi è chiamato a pubblici impegni», e dell’impegno comune per l’ambiente alla luce  dell’enciclica Laudato si’, affermando che «approccio ecologico e approccio sociale» coincidono  perché «la giustizia passa attraverso la custodia delle risorse disponibili e la loro equa  distribuzione». Dice che «l’occupazione deve costituire il centro dell’esercizio delle responsabilità  di istituzioni e forze sociali». Apprezza la presenza e l’opera della Chiesa, ringrazia Francesco per  quanto ha detto in Egitto cercando di far «fronte comune» con l’Islam che condanna il terrorismo  jihadista. Cita l’emergenza immigrati mentre Francesco annuisce. Quando il Papa replica la sua  prima parola, nel ricordo dei suoi nonni italiani e delle generazioni che ci hanno preceduto, è  «speranza».
Richiama anche lui il fenomeno migratorio, «accresciuto dalle guerre e dai gravi e persistenti  squilibri sociali ed economici», insieme alla difficoltà dei giovani di avere un «lavoro stabile e  dignitoso», ciò che aumenta la sfiducia nel futuro «e non favorisce la nascita di nuove famiglie e di  figli». Chiede di destinare alla creazione di posti di lavoro le risorse finanziarie invece di  disperderle «in investimenti prevalentemente speculativi». Ma ricorda che anche l’Italia «si adopera per trasformare queste sfide in occasioni di crescita e in nuove opportunità». Cita come esempio  l’accoglienza ai profughi, l’impegno per la pace, l’aiuto ai terremotati che vede la Chiesa a fianco  delle istituzioni. Sui migranti ritiene «indispensabile e urgente» un’«ampia e incisiva cooperazione  internazionale». E non manca infine l’apprezzamento per la collaborazione tra Italia e Santa Sede,  caratterizzata da una «laicità positiva». Nei giardini del Quirinale il saluto ai bambini terremotati.  Risalendo in auto Francesco dice al Presidente: «Preghi per me, io lo farò per lei». E il Capo dello  Stato risponde: «Sono commosso».