giovedì 8 giugno 2017

Italia
Il 10 giugno a La Spezia la beatificazione di Itala Mela. Al cuore della Trinità
L'Osservatore Romano
(Gian Luigi Bagnasco, Vicepostulatore) Dall’ateismo agli altari, nel segno della Trinità. È il singolare itinerario di Itala Mela. Un cammino che, dalla confusione giovanile, si è trasformato negli anni in un deciso e inarrestabile progredire nell’intimità di amore con Gesù, che l’ha impegnata non solo nella testimonianza cristiana (nella Fuci), ma soprattutto nella preghiera e nella conversione continua. Per questo viene beatificata, sabato mattina, 10 giugno, a La Spezia, dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco.
Era nata a La Spezia il 28 agosto 1904 da una coppia di insegnanti, Luigia e Pasquino Mela, persone di grande onestà, ma molto lontane dalla fede. Il battesimo le era stato amministrato in casa dalla levatrice e la sua prima educazione era stata affidata ai nonni materni. Al tempo del liceo diverse vicende avevano contribuito ad allontanarla dalla fede, fino alla professione chiara di ateismo in coincidenza con la morte del fratellino Enrico di nove anni.
Fu l’esperienza universitaria a segnare l’inizio di un cammino spirituale caratterizzato da una singolare vocazione eucaristica e da un impegno di testimonianza nell’università. Il Signore le concesse esperienze mistiche della sua presenza in lei per le quali chiese luce a diversi sacerdoti senza trovare inizialmente risposte. Fu comunque indirizzata a seguire la spiritualità benedettina.
Il 3 agosto 1928, a Pontremoli, mentre in confessione domandava a monsignor Corradini chiarimenti sul mistero dell’inabitazione, un raggio di luce che partiva dal tabernacolo la avvolse e lei sentì ben chiare le parole: «Tu la farai conoscere!». Superato lo smarrimento che la spinse a fuggire dalla chiesa, si arrese al progetto del Signore che si impegnò a seguire «a costo di morire» e pronunciò il suo “sì” definitivo. Da allora impegnò la sua preghiera, l’offerta di ogni sacrificio perché ogni battezzato — a cominciare dai sacerdoti e dai religiosi — prendesse consapevolezza di custodire la presenza della Santissima Trinità.
Alla vigilia della formulazione del voto di totale consacrazione alla Santissima Trinità che, sotto la guida di monsignor Bernareggi formulò l’11 giugno 1933, nel ritiro del 17-18 gennaio dello stesso anno, il Signore le donò per la prima volta un’esperienza della Santissima Trinità: la elevò, al di là di ogni esperienza umana, al “monastero celeste” dove da sempre vive la Santissima Trinità. Essa non solo manifestò la propria presenza nel suo cuore, ma condusse Itala nel “cuore” della Santissima Trinità. Da allora la sua vita fu un ritirarsi nel seno della Trinità, un ascoltare, perdendosi in Dio e abbandonandosi a Lui senza riserve, ogni sua esigenza e, in piena comunione con i Tre alla quale appunto fu ammessa. Sulla terra per lei il compito era «portare a compimento ciò che manca alla passione di Cristo a favore del suo Corpo che è la Chiesa» e un continuo adoperarsi perché ogni battezzato, riscoperto il dono della Trinità, e la dignità a cui è chiamato, fosse in essa consapevolmente coinvolto, per imparare a gustare anche nella sofferenza, la pienezza del dono di Dio e l’urgenza dell’impegno di testimonianza.
Nel 1933 Itala concluse il noviziato benedettino con la professione come oblata del monastero in San Paolo fuori le Mura a Roma, ma la sua vocazione benedettina, che l’aveva spinta a entrare in un monastero di nuova fondazione, fu impedita dalla malattia che la tenne inferma tutta la vita. I quattro voti benedettini comunque formulati, la portarono, l’11 giugno 1933, sotto la guida dell’abate Adriano Bernareggi, a formulare quello che chiamò il suo quinto voto. Votare se stessa all’approfondimento della comprensione del mistero della presenza delle Tre divine persone in lei e aiutare i battezzati, in particolare i sacerdoti e i religiosi, a ridare vita a questa certezza della vita cristiana. Tutta la sua vita, la sua preghiera, la sua azione ebbero come riferimento questa centralità fino ad arrivare al 21 aprile 1941 quando presentò al Papa, per mano dell’abate, il progetto del quinto voto.
Itala presentò il dono dell’inabitazione come un dono «ignorato o dimenticato o regletto» non solo fra i non credenti, ma tra gli stessi battezzati, sacerdoti e religiosi, un dono di cui si ha al massimo una conoscenza teologica ma non come «alimento vivificante di tutta la vita cristiana». Non a caso la festa stessa della Trinità passava quasi inosservata tra il popolo. Sottolineava come la maggior parte dei credenti ignorasse di essere il tempio delle divine persone.
Il Papa fu sorpreso da tanta luce, da tanta umiltà e da un così forte radicamento nella tradizione cristiana. Nella risposta inviata si impegnò per un progetto di rivisitazione del mistero dell’inabitazione. Nel 1946, dopo gli esercizi spirituali di Genova-Nervi, si fece più chiara e più forte in lei la chiamata a una famiglia sacerdotale che si facesse testimone e continuatrice della sensibilizzazione nel popolo cristiano del mistero dell’inabitazione.
Itala morì il 29 aprile 1957 e una folla numerosa partecipò ai suoi funerali. 

L'Osservatore Romano, 8-9 giugno 2017