venerdì 9 giugno 2017

Italia
I giovani secondo La Pira. Come nel cielo a primavera
L'Osservatore Romano
(Maurizio Gronchi) Non sarebbe rimasto indifferente Giorgio La Pira, sindaco di Firenze per due mandati (1951-1957 e 1961-1965), ascoltando le parole rivolte da Papa Francesco agli imprenditori e ai lavoratori di Genova lo scorso sabato 27 maggio: «Chi pensa di risolvere i problemi della sua impresa licenziando gente non è un buon imprenditore».
La Pira sapeva bene cosa aveva significato battersi in prima persona per evitare il fallimento e la chiusura della Fonderia delle Cure, per difendere i posti di lavoro delle officine Pignone, la cui crisi aveva colpito duramente la regione Toscana minacciando di coinvolgere tremila operai. Davanti al Consiglio comunale si era così espresso: «Se c’è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta per un sindaco in genere e per un sindaco cristiano in ispecie non c’è».
Al significativo richiamo che di questi tempi riporta all’attenzione ecclesiale e sociale le figure di don Giulio Facibeni, don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani si associa opportunamente quella dell’antico sindaco di Firenze, grazie al volume di Carlo Parenti, La Pira e i giovani. Rondini in volo verso la primavera di papa Francesco (Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2016, pagine 190, euro 15) con la prefazione — pubblicata dall’Osservatore Romano del 6 novembre scorso — del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana. Testimoni più che maestri, e maestri perché testimoni, negli anni prossimi alla stagione conciliare e durante il pontificato di Paolo VI, questi uomini hanno lasciato un’impronta indelebile nella Chiesa italiana, l’esempio dei quali offre motivi di speranza anche per i giovani di oggi. Mentre i vescovi italiani hanno riflettuto sui giovani nella loro recente assemblea, e in attesa del Sinodo dei vescovi su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», merita ascoltare la voce di un testimone come La Pira, che ai giovani — immaginati da lui «come rondini in volo verso la primavera» — si dedicò non solo come professore universitario, ma anche come politico e amministratore.
Parenti, allievo di La Pira all’università di Firenze, mette in luce l’alto profilo dell’uomo frequentato per sei anni e ricompreso nella sua attualità anche grazie a Papa Francesco. Attraverso la falsariga dei ricordi e la ricostruzione di episodi anche inediti, ci viene restituita la personalità poliedrica di La Pira, collegando le radici bibliche e le riflessioni tomistiche a quelle storiche, politiche, economiche, giuridiche, scientifiche, psicologiche, urbanistiche. «Filo conduttore di questo volume — rileva il cardinale Bassetti — è il tema lapiriano sull’unità nel molteplice della famiglia umana, resa possibile alle genti tutte da un processo organico di partecipazione al fine ultimo della storia: “la pace, il disarmo, la giustizia e la libertà dei popoli di tutta la terra”. È il punto centrale di convergenza verso cui tutto l’universo (fisico e storico) per il professore era ed è in movimento: ex multis locis in unum locum».
Il lungo e interessante percorso del volume, che guarda alle vicende complesse e appassionanti degli anni Settanta attraverso gli occhi di un giovane, giunge a una chiara conclusione: «La pedagogia di La Pira con i giovani, ma anche con gli adulti, era — nei fatti e nelle parole — una pedagogia della libertà. Non voleva e non aveva servi. Era autorevole, ma non autoritario. Chi collaborava con lui, per lui — per propria libera scelta e mai cooptato per interesse — non era “di” lui, non era “suo” (come si usa dire di tanti collaboratori di uomini politici o di manager), ma era soltanto se stesso» (p. 175). Questo stile nelle relazioni non fu solo pedagogico, ma soprattutto il frutto del coraggio di custodire la propria solitudine da parte di un uomo libero, affidato radicalmente alla presenza amorevole di Dio, nel nome del quale ebbe a cuore «i poveri (anche di spirito), i perseguitati (tanto fece per gli ebrei in tempo di guerra e tanto pensava di fare a favore della pace in Medio oriente), gli affamati e assetati di giustizia e pace (si pensi al viaggio in Vietnam), i malati, i carcerati. Se di solitudine si può parlare lo si può fare nel senso del “monaco”: La Pira è stato un grande contemplativo, che cerca il deserto per meglio incontrarsi col Padre».
Vista l’ampiezza e l’imponenza della visione politica e culturale di La Pira, alcuni si sono chiesti perché non sia nata la corrente politica dei lapiriani. Parenti lascia la risposta a don Silvano Nistri, parroco fiorentino: «Non possono esistere i lapiriani, perché sarebbero degli scimmiottatori, che potrebbero forse correre il rischio di cadere nel ridicolo. La Pira è un profeta e dona all’uomo contemporaneo l’attualità e la prospettiva del messaggio biblico. A ciascuno il compito di realizzarlo come persona libera». Ciò fa sì che esista un pensiero lapiriano corrispondente a ogni realtà in cui persone libere rispettano l’altrui libertà, e si lasciano così ispirare dal senso dei fini e non solo dei mezzi, per costruire la pace e l’unità della famiglia umana. Perciò è di grande attualità quanto La Pira ebbe a scrivere a Papa Paolo VI in una lettera del 27 febbraio 1970: «Unificare il mondo: ecco il problema — unico — di oggi: unificarlo facendo ovunque ponti ed abbattendo ovunque muri: ebbene, questa unificazione non è possibile — quasi non ha senso — se non passa (in certo modo) da Pietro». Parole queste che sorprendono per il loro timbro profetico, in un tempo nel quale, per grazia di Dio, torna con forza e insistenza a risuonare l’accento su due ingredienti — la profondità e la misericordia — che nessun politico può misconoscere nella loro essenziale necessità, come ricorda nella prefazione il cardinale Bassetti: «Non solo profondità, ma anche la “misericordia” è la virtù eminentemente politica che La Pira traeva dalla sua vita unitiva col Signore e che ci consegna oggi. La politica, allora, sarà costruire la città dell’uomo inclusiva».
L'Osservatore Romano, 8-9 giugno 2017