martedì 13 giugno 2017

Italia
Festa di Sant'Antonio a Rieti. Omelia del cardinale Sandri
Cong. Chiese orientali
Il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha presieduto il Pontificale nella solennità di Sant'Antonio presso la Chiesa di san Francesco in Rieti. Il rito si inserisce nel ricco programma di festeggiamenti tradizionali nella città, per il concorso della Diocesi e della Pia Unione di Sant'Antonio.
Hanno assistito il Vescovo del luogo, S.E. Mons. Domenico Pompili, e S.E. Mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito di Viterbo e nativo della città di Rieti.

Nell'omelia, di cui si allega il testo, il Porporato ha voluto ricordare le popolazioni colpite dal terremoto, in particolare nei paesi di Amatrice ed Accumuli, i fratelli cristiani della Siria, dell'Iraq e del Medio Oriente, e i Frati della Custodia di Terra Santa, che venerano Sant'Antonio come loro patrono e che hanno iniziato i festeggiamenti per gli ottocento anni di presenza in Terra Santa.
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Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nel Pontificale per la solennità di Sant’Antonio da Padova – Rieti, Chiesa di San Francesco, martedì 13 giugno 2017 A.D.
Eccellenza Reverendissima, Mons. Domenico Pompili, Vescovo di Rieti,
Eccellenza Reverendissima, Mons. Lorenzo Chiarinellli,
Distinte Autorità,
Reverendi Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.“Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo”. Abbiamo appena udito proclamare questa esortazione dell’apostolo Paolo indirizzata alla comunità di Efeso, ma rivolta questa sera a ciascuno di noi, a questa città, e ai milioni di devoti che nel mondo celebrano la festa di Sant’Antonio. Egli, di Lisbona secondo la nascita in terra, di Padova secondo la nascita al cielo, è stato anzitutto di Cristo come fedele discepolo del poverello di Assisi. Sono sinceramente ammirato dall’intenso programma che oggi viene inaugurato per celebrare il celeste patrono, con una serie di eventi a carattere religioso e culturale che vedono il concorso delle diverse anime della città, ed in particolare grazie a tutti i membri della Pia Unione di Sant’Antonio da Padova, che ringrazio insieme al Vescovo Mons. Domenico Pompili. Chiediamo tutti insieme la grazia di una straordinaria conversione. A quale cambiamento mi riferisco? A quello necessario ad una certa mentalità cristiana, secondo la quale l’invocazione e la devozione ad un santo patrono ci collocherebbe quasi tra gli spettatori, nel pubblico di una gara, durante la quale a correre o lottare sarebbe il nostro santo, portando le nostre suppliche per poi ottenere la vittoria di cui dovremmo trarre beneficio. Il nuovo Testamento invece, sia attraverso san Paolo come nella lettera agli Ebrei, ci invita a sentirci noi stessi impegnati in questa gara, forti della testimonianza di coloro che ci hanno preceduto e ora ci sostengono e ci spronano a non temere la fatica, ma a guardare fisso la meta che è Cristo, per ricevere noi pure la corona del vincitore. Pensate a questa sfida quando vi metterete in processione, nei prossimi giorni, recando con voi la “macchina” con il santo e i grandi ceri che la accompagnano qui a Rieti.
2. San Paolo ci ha offerto un programma preciso: cercare di crescere in ogni cosa verso Cristo, vivendo secondo la verità nella carità. Se pensiamo a Sant’Antonio, ci accorgiamo che per lui è stato proprio così. La sua vita è stata segnata da una continua crescita, nel senso di una modalità sempre più profonda e autentica di vivere la sequela del Signore e Maestro. Il tempo speso nello studio e nell’accurata formazione tra i canonici regolari di sant’Agostino a Coimbra sono poi divenuti un dono per tutta la famiglia francescana che si stava strutturando, e la sincerità delle sue intenzioni venne confermata proprio dal Santo Serafico, Francesco, che gli concesse di poter continuare ad insegnare. Antonio ha così potuto vivere la verità del proprio dono, che ha verificato con la Chiesa e lo ha messo a disposizione per l’educazione dei chierici e del popolo di Dio. Non stiamo parlando di un insegnamento freddo e distaccato, ma di un autentico studium Christi, passione per la conoscenza di Cristo, che ha saputo contagiare chi lo incontrava. Perché Antonio è stato grande amico del popolo di Dio, e quanto più lui si immergeva nel Signore, tanto più da Lui veniva consegnato alle folle che lo cercavano per ascoltare la sua parola, ricevere da lui il conforto dei sacramenti, tanto da costringerlo al digiuno praticamente fino a sera. Un cristiano così non può che essere creativo e propositivo per lo stesso bene comune della sua patria e della sua città, non per l’accondiscendenza verso una parte o l’altra, ma per amore dell’uomo e a servizio della sua altissima dignità: in questo senso ricordiamo il suo intervento per modificare e migliorare la legge patavina che puniva i debitori insolventi. In questo senso, è giusto che ciascuno di noi si interroghi sul dono ricevuto dal Signore e su come lo si sta mettendo a frutto: questo chiede di imparare l’arte del discernimento, di educarsi a confrontare la propria vita con la Parola di Dio e nella Chiesa, e chiede alla compagine ecclesiale in tutti i suoi membri la capacità di prendersi cura del cammino dei propri figli. Per i giovani tutto ciò è il grande tema della vocazione cristiana: qual è la modalità concreta che il Signore custodisce per me perché la mia vita sia un segno di amore? È la costruzione di una famiglia, un lavoro che edifica il bene comune, la passione civile che lo serve, oppure una speciale via di consacrazione sacerdotale, religiosa o missionaria? Come sei chiamato ad amare, oggi e in futuro?
3.Sant’Antonio non ha fatto sconti: per Lui la verità era il Verbo fatto Carne, Gesù Cristo, e questo insegnava, ma vivendo come Lui che, “da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà”, se ne è fatto testimone ed annunciatore, nella carità e nella benevolenza. In un tempo e in una società “liquida”, come definita dai sociologi, anzitutto come fedeli appartenenti alla comunità cristiana vogliamo interrogarci sulla nostra personale e comunitaria fedeltà al lascito di Antonio: siamo tra coloro che affermano che non c’è verità o è impossibile conoscerla, oppure con il nostro patrono vogliamo dire al Signore: Tu Sei Via, Verità e Vita? Non stiamo parlando di un concetto o di un teorema, che una volta imparato possiamo dire di aver messo nel nostro bagaglio di conoscenze come fosse “nostro”, ma di una Verità che è la Persona del Figlio di Dio, e per questo chiede di rimanere abbracciati a Lui, di camminare con Lui sulle strade della vita, di amare l’esistenza presente desiderando quella eterna. La prova di questa Verità che è via e vita ce l’ha offerta la pagina di Vangelo: i discepoli sono costituiti missionari e annunciatori, ma si dice chiaramente che “il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano”. I segni della predicazione indicano chiaramente che l’intera esistenza umana è coinvolta: il male è scacciato e il veleno dei serpenti non reca danno, si è capaci di parlare una lingua nuova, e ci si prende cura degli ammalati e dei poveri attraverso la preghiera e l’opera delle proprie mani. Il Signore ci doni di scacciare anche tra di noi ogni veleno di cattiveria o maldicenza, gli uni contro gli altri, dentro e fuori le comunità cristiane, ci aiuti a prenderci cura in modo autentico e coerente di ogni uomo in situazione di bisogno che bussa alle nostre porte, e se anche non possiamo risolvere tutti i problemi materiali, almeno lasciamo che egli abbia posto nel nostro cuore, e prima o poi anche la soluzione potrà giungere. E come sant’Antonio e come spesso ci ripete Papa Francesco, continuiamo a prenderci cura degli ammalati, sia quelli nel corpo, ma anche quelli che lo sono interiormente perché è stata loro tolta la speranza. È un rischio anche per ciascuno di noi, giovani e adulti. Preghiamo in particolare per tutti i fratelli e sorelle di questa amata terra che recano la ferita del terremoto che ha devastato Amatrice, Accumuli ed altri paesi dell’area: sia versato sul loro cuore l’olio della consolazione, affinchè mai perdano la speranza di un nuovo futuro, ritornando ad abitare in quelle terre grazie alla giusta e doverosa compensazione, almeno sul fronte materiale, secondo le possibilità garantite dalle Autorità Pubbliche e dalla gara di solidarietà nazionale ed internazionale che da quel giorno si è messa in moto. Ma vorrei chiedervi di unirvi questa sera nel pensiero ai nostri fratelli e sorelle che hanno subito in questi anni un altro genere di terremoto, in Siria e in Iraq e in altre zone del Medio Oriente, con le loro case e le loro vite perseguitate, spezzate, e hanno dovuto anch’essi lasciare tutto in una notte per mettersi al sicuro: anche per ciascuno di loro domandiamo consolazione e speranza di una nuova vita, perché in modo misterioso ci sono diventati ancora più fratelli. Noi qui per la potenza a volte distruttrice della natura, loro là per la violenza e l’accecamento del cuore degli uomini, ma tutti accomunati nell’esperienza della croce di Cristo.
4. Maria Santissima, aiuto dei Cristiani e consolatrice degli afflitti, ci aiuti a stare in tutti i tempi della nostra vita, dinanzi alla Croce del Suo Figlio, come ci invita a fare proprio sant’Antonio in uno dei Sermoni che affido alla vostra preghiera. Vi chiedo anche una preghiera per i frati della Custodia di Terra Santa, presenza tanto preziosa nel Medio Oriente, che invocano essi pure Antonio come patrono, e che hanno iniziato le celebrazioni per l’ottavo centenario di presenza nella terra di Gesù: “Cristo, che è la tua vita, sta appeso davanti a te, perché tu guardi nella croce come in uno specchio. Lì potrai conoscere quanto mortali furono le tue ferite, che nessuna medicina avrebbe potuto sanare, se non quella del sangue del Figlio di Dio. Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore... In nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della croce”. Così sia.