giovedì 22 giugno 2017

(Graziano Zoni,  presidente onorario di Emmaus Italia) Lo abbiamo scritto, diverse volte: l’abbé Pierre era solito chiamare la vita dopo la morte, 'grandi  vacanze'. E lui, queste 'grandi vacanze' le ha desiderate veramente, e ne parlava con grande serenità, quasi un desiderio. La sua fede, forte e solida, gli dava la certezza che Dio aveva creato il mondo e  soprattutto l’uomo e la donna, per una vita senza fine: un periodo d’impegno e di lavoro per  migliorare il mondo rovinato dal peccato, ed un altro di 'grandi vacanze', con Dio, Padre che da  sempre ci ama.
Per quanti abbiamo avuto la gioia e la grazia di condividere con l’abbé Pierre un  buon tratto di strada, d’impegno, di lotta e di confronto per «rattoppare il mondo rovinato dal  peccato», sappiamo bene che questa sua «visione della vita e della morte» è sempre stata la sua  forza, la sua costanza, la sua certezza. In vista, appunto, 'delle grandi vacanze'. Il Signore gli aveva  dato anche una sensibilità speciale per saper individuare e scegliere le sue 'collere d’amore'. Quante  volte l’abbiamo sentito ripeterci il nostro dovere primo: «denunciare l’ingiustizia e Agire per una  nuova insurrezione dell’intelligenza, contro l’assurdo, per la giustizia». E subito completava questa  sua convinzione, dicendo: «Non basta agire, bisogna vincere, cioè agire con una forza nuova che ci  spinge verso l’unità: la forza dell’amore». In vista della celebrazione-ricordo dei dieci anni di 'grandi vacanze' dell’abbé Pierre (organizzato  domenica scorsa da Emmaus Italia ad Assisi), ho trovato nel mio archivio un editoriale della rivista  'Faims et Soifs' (Fami e Seti) che l’abbé Pierre 'curava' personalmente. Nel numero del dicembre  1954 (dieci mesi dopo i 'grandi' avvenimenti di 'quel' febbraio 1954 da cui 'tutto' era cominciato),  presentava le 'regole di Emmaus', che (credo) possono andar bene per qualsiasi persona che ha a  cuore il vero 'ben-essere' della popolazione del pianeta. «Eravamo i più disperati, i più disgraziati, quelli che la società spesso disprezza, rifiuta, non vuole  più guardare; ed è meraviglioso vedere che siamo diventati veramente i salvatori degli altri. È grazie a noi che (certo, con l’aiuto di Dio) molti bambini possono vivere felici, possono giocare, tornare a  casa in un ambiente caldo, trovare un letto, non aver più paura del vento, del freddo, non dover più  soffrire nel vedere il babbo e la mamma litigare perché non ne possono più di soffrire così tanto non riuscendo a trovare un alloggio nonostante l’impegno con cui lavorano». «Se oggi migliaia di ex- disperati, se tanti padri e madri non sono più tentati di farla finita di questa vita senza futuro, se i  bambini possono avere un po’ di felicità, un po’ di gioia e sentirsi una vera famiglia, tutto questo è  dovuto anche al nostro lavoro....». «A voi tutti, straccivendoli di Emmaus che svuotate le cantine e le soffitte, che selezionate il  materiale e lo preparate per la vendita, a voi che rovistate nella 'materia prima' che fu veramente la  culla della nostra nascita, perché è lì che 'tutto' è cominciato... a voi tutti, miei compagni sparsi  attorno a Parigi e voi che siete a Rennes, a Rouen, in Europa e America Latina ed ovunque voi siate, io vi dico 'coraggio'». «E quando ci si siede per fare i conti, l’inventario o il bilancio, il nostro  'guadagno' lo misuriamo dal numero di persone che siamo stati capaci di accogliere, dal numero di  famiglie disperate che abbiamo potuto salvare. Sono questi i nostri guadagni. È questo il nostro  orgoglio. È questa la nostra ricchezza. Sta in questo la nostra fierezza. Sì! Continuiamo.  'Continuons!'». Questo messaggio è risuonato, con l’accompagnamento di fondo del grande  Francesco che era lì a portata di mano da La Cittadella, dove Emmaus ha ricordato i dieci anni dalla 'partenza per le grandi vacanze' dell’abbé Pierre che proprio ad Assisi, ancora in giovane età, ha  sentito, seduto lassù alla Roccia la voce che lo 'chiamava'... Significativa la telegrafica 'mail' di  Franco Monnicchi, presidente di Emmaus Italia, mandata il giorno dopo a tutte le Comunità  Emmaus italiane: 'Grazie a tutti per la bellissima giornata'. Il resto lo aveva già detto domenica, presentando la 'ricchezza di testimonianza e di vita' con cui ha  introdotto la tavola rotonda, ma soprattutto col suo lavoro e la sua testimonianza. Per stimolare  ulteriormente il lavoro e la vita delle varie realtà Emmaus presenti in Italia e per rendere profetico,  concreto, provocatorio quanto esiste nelle diverse realtà sociali in Italia e nel mondo, Franco  Monnicchi ha coordinato le testimonianze di vita e di impegno, quanto Martina Di Pirro, a nome  della Rete dei numeri Pari, Ugo Biggeri (presidente Banca Etica), Patrick Atohoun, presidente  internazionale di Emmaus, Alex Zanotelli, comboniano, hanno condiviso con i presenti nel Teatro  de La Cittadella di Assisi che con la loro attenzione ed i loro applausi hanno partecipato ai ricordi,  alle denunce, alle testimonianze, alle 'sante rabbie' degli amici esperti-profeti che si sono alternati  'alla tribuna'. Nel pomeriggio, la significativa rappresentanza di Emmaus Italia, si è trasferita  nell’anfiteatro. Don Tonio Dall’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana, e grande amico di  Emmaus e del suo fondatore, ha animato il momento di preghiera-meditazione interreligiosa che i  presenti, dispersi in tre punti, ma attentissimi, partecipando alle letture e preghiere tratte da Isaia,  san Francesco, dall’induismo, dalle preghiere musulmane, ebraiche e dalle religioni africane,  finendo con la parola dell’abbé Pierre che ricordava a tutti l’ideale Emmaus: «Non siamo dei  mendicanti; siamo persone che lavorano, uomini e donne 'in piedi' che possono guardare in faccia  chiunque, anche i personaggi più illustri... Con la raccolta di quanto la gente scarta, ci  guadagniamo ogni giorno il pane che mangiamo, permettendoci anche il 'lusso' di dare una mano a  chi sta peggio di noi. Questa è la nostra ricchezza». E tutti hanno 'gridato' il ritornello dell’abbé  Pierre: 'Continuons! Sì, continueremo!' Ed allora si capisce bene come non è raro ascoltare  comunitari che, molto semplicemente, affermano: «Sono arrivato in comunità che sapevo far di  tutto, chiedere l’elemosina, rubare, ubriacarmi e anche uccidere... ora sento che sono pure capace di amare!». L’abbé Pierre conosceva bene pregi, qualità e difetti dei 'suoi' compagni. L’ultima  conferma di quanto, comunque, l’abbé Pierre li stimasse e li amasse, l’abbiamo avuta quando,  superato gli 80 anni, l’abbé Pierre cominciò a parlarci del 'momento' della sua 'partenza' e dei suoi  funerali. Alla nostra proposta di avanzare la richiesta di celebrarli nella basilica di Notre Dame, a Parigi, in  forma solenne, come 'funerali di Stato', l’abbé disse subito di no. Secco. Deciso. Poi col passar del  tempo ci disse 'sì, forse', ad una condizione (sine qua non!) assoluta: «che in prima fila a Notre  Dame, ci siano i comunitari, non le autorità francesi». Naturalmente non fu facile 'trattare' questo 'strano particolare del protocollo' con le massime  autorità francesi. Ma, alla fine così avvenne. E posso assicurarvi che era emozionante vedere la bara dell’abbé Pierre sistemata davanti all’altare, e dietro, il presidente della Repubblica Chirac e subito  a seguire, una vasta rappresentanza degli 'Emmaus' delle varie comunità di Francia, Africa, America Latina, Asia, Europa. Ed infine, dietro, le più alte autorità della Francia. Al termine della  celebrazione a Notre Dame, noi di Emmaus, partimmo verso Esteville, piccola frazione di Rouen,  per la sepoltura nella nuda terra. A un certo punto, cominciò a nevicare. Durò poco, e molti di noi ci  guardammo e, come ha ricordato Renzo Fior, già presidente di Emmaus Internazionale, nel suo  intervento- testimonianza, non potemmo evitare di pensare e di ricordare quella mattina del febbraio ’54, 'quando tutto cominciò' con il forte 'appello' dell’abbé Pierre a Radio Lussemburgo, dopo che  una donna era stata trovata morta sul marciapiede, sotto la neve, con il decreto di sfratto stretto nella gelida mano. Il Movimento Emmaus nacque in quella occasione, per la difesa dei diritti di tutti, a  cominciare dai più poveri, dai più deboli... Emmaus continua così, tra difficoltà e speranze, nelle  infinite sfide a difesa degli ultimi, dei più dimenticati. «Per un mondo più giusto e più umano».