giovedì 15 giugno 2017

Italia
Don Mazzolari
Avvenire
(Gualtiero Sigismondi) Scriveva il parroco al suo vescovo: «Non voglio né posso né contrastare alla disciplina della mia Chiesa, né venire a patti con la mia coscienza» Martedì 20 giugno 2017 papa Francesco si recherà in pellegrinaggio a Bozzolo (provincia di Mantova e diocesi di Cremona) e a Barbiana (provincia e diocesi di Firenze), per pregare sulle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani. La visita, in forma privata, toccherà prima Bozzolo, dove il Santo Padre sarà accolto dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni, e poi Barbiana, dove sarà atteso dall' arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori.
Una delle consolazioni più grandi che don Primo Mazzolari (1890-1959) ha sperimentato prima della sua morte è stata l' udienza privata concessagli da papa Giovanni XXIII, il 5 febbraio 1959. Per disposizione misteriosa e provvidenziale, l' incontro - avvenuto qualche giorno dopo che papa Roncalli aveva manifestato l' intenzione di indire un concilio ecumenico - ha preceduto di poche settimane la scomparsa del parroco di Bozzolo, che ha affidato all' obbedienza il compito di manifestare il suo amore «devoto e appassionato» alla Chiesa. Le pagine di questo libro raccontano il filiale rispetto di Mazzolari per il suo vescovo, monsignor Giovanni Cazzani (1867-1952), a cui riconosce una «paterna benevolenza che, senza indulgere, comprende, compatisce e raddrizza». 
Consapevole che l' obbedienza apre allo Spirito Santo uno spazio più ampio, mettendo al riparo dall' insidia di cercare la propria volontà persino nell' amministrazione dei beni di Dio, don Primo fa questa confidenza al suo vescovo: «L' amore della libertà è pari in me alla devozione e all' obbedienza cristiana verso i miei superiori». L' obbedienza di Mazzolari non ha conosciuto i «silenzi pavidi e cortigiani» di chi è solito «consumare le scale dell' episcopio » per entrare nelle grazie del vescovo senza nutrire per lui affetto e venerazione veramente filiali. Quella di don Primo è un' obbedienza «virile e cristiana», consumata «ilarmente e cordialmente», osservando questa regola di vita: «Non voglio né posso, per nessuna ragione, né contrastare alla disciplina della mia Chiesa, né venire a patti con la mia coscienza di uomo e di sacerdote». 
Nei tornanti più impegnativi della sua esperienza pastorale, quando ha avvertito tutto il «peso di grazia» dell' obbedienza, Mazzolari non ha esitato a chiedersi: «Chi mi salverà dal pensare che in certi ambienti, più che i rivoltosi, diano fastidio gli uomini che ubbidiscono lealmente e dignitosamente?». Questi uomini, coscienti che «la carità è sempre un po' eccessiva», non conoscono il campionario molto assortito delle «caricature » dell' obbedienza: - obbedienza simulata, si dice sì ma si intende no; - obbedienza ostentata, si dice sì per acquisire crediti; - obbedienza risentita, si dice sì a denti stretti, digrignandoli; - obbedienza tariffata, si dice sì ponendo il veto del ma o del però; -obbedienza rassegnata, si dice sì con la forza d' inerzia del ma tanto; - obbedienza concordata, si dice sì a tempo determinato, sbarcando il "lunario"; - obbedienza misurata, si dice sì senza intonare il Magnificat che amplifica la gioia di donarsi. Chissà se don Primo è riuscito a intonare il Cantico di Maria anche nelle dolorose circostanze in cui - persino dai sacri palazzi! - gli è stato imposto il silenzio? In queste pagine è possibile trovare la risposta; esse vengono offerte al lettore in occasione della visita privata di papa Francesco a Bozzolo, il 20 giugno 2017: con la nobile semplicità di questo gesto, il vescovo di Roma dà fiato alla «tromba dello Spirito Santo nella bassa padana».