venerdì 2 giugno 2017

Italia
Cloruro d’ammonio
Gazzetta Santa Marta, mensile Jesus
11 novembre 2015 - Papa Francesco riceve in dono
il libro "Il sistema periodico"
(Iacopo Scaramuzzi) Nella raccolta «Il sistema periodico» Primo Levi, chimico prima di essere scrittore, racconta di un suo collega che gli parlò di quando lavorava in una grande fabbrica di vernici in riva al lago e gli capitò tra le mani la formulazione di un antiruggine che conteneva un componente assurdo, il cloruro d’ammonio. «Aveva chiesto ai suoi superiori e ai vecchi del reparto: sorpresi ed un po’ scandalizzati, gli avevano risposto che in quella formulazione (…) quel sale “c’era sempre stato”, e che lui era un bel tipo, così giovane d’anni e di impiego, a criticare l’esperienza di fabbrica, ed a cercarsi rogne chiedendo il perché e il percome.
Se il cloruro d’ammonio era in formula, era segno che serviva a qualcosa; a cosa servisse, nessuno lo sapeva più, ma che si guardasse bene dal toglierlo, perché “non si sa mai”». Il cloruro d’ammonio oggi è «totalmente inutile», spiega autorevolmente Primo Levi che racconta come, decenni prima, era stato proprio lui ad introdurlo. Nella stessa fabbrica in riva al lago c’era una grossa partita di vernice solidificata, e Primo Levi, allora neolaureato e reduce dal lager nazista, si ingegnò a trovare una formula che sciogliesse la vernice che – all’epoca – era composta di cromati basici. «Poi io diedi le dimissioni, passarono i decenni, finì il dopoguerra, i deleteri cromatici troppo basici sparirono dal mercato, e la mia relazione fece la fine di ogni carne: ma le formulazioni – conclude il grande scrittore ebreo – sono sacre come le preghiere, i decreti-legge e le lingue morte, e non un iota in esse può venire mutato». Almeno finché non arriva qualcuno che ha l’autorevolezza di abbandonare il vecchio criterio del «si è sempre fatto così».