sabato 17 giugno 2017

(Francesco Gagliano - ©copyright) In grande misura Barbiana ma anche Bozzolo, seppure un po' di meno, devono la loro notorietà a questi due sacerdoti, don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari, le cui tombe saranno visitate da Papa Francesco martedì 20 giugno prossimo. I due presbiteri vissero i loro ultimi anni in queste località e qui furono seppelliti: uno, don Lorenzo, nel locale piccolo cimitero e don Primo nella chiesa parrocchiale del paese.
Bozzolo (Mantova) 
Come Barbiana, Bozzolo una realtà di provincia ma può vantare antiche radici storiche soprattutto per aver fatto parte, per molti secoli, del territorio controllato da un ramo della famiglia Gonzaga. Le origini del suo nome sono latine (Vaudiolo, Vauxiolo, “piccolo guado”) e il comune compare già in atti notarili del IX e X secolo; nel 949 è definito castrum, luogo fortificato, accanto al quale sorgono trenta case rustiche.Dal 1315 al 1700 fu possedimento del ramo cadetto dei Gonzaga di Sabbioneta e Bozzolo. Alla fine del Cinquecento, per volere del duca Vespasiano Gonzaga, Bozzolo venne cinta da mura. Nel 1594 ottenne il titolo di città. Data l’antica storia del luogo sono numerosi i monumenti e i luoghi di interesse, soprattuto edifici religiosi; tra i più importanti ricordiamo la chiesa arcipretale di S. Pietro, di cui don Primo Mazzolari fu parroco dal 1932 fino alla sua morte nel 1959.
È l’antica chiesa degli Agostiniani, presenti in Bozzolo fin dal 1518, eretta negli anni Sessanta e Settanta del XVI secolo. Il suo bel campanile è del 1606. Con la soppressione dell’ordine religioso alla fine del diciottesimo secolo, chiesa e convento passano al Demanio, che li cede alla parrocchia di San Pietro in cambio dell’antica chiesa parrocchiale romanica con gli edifici annessi sita nell’attuale via Garibaldi. Il demanio, effettuato il cambio, con atto del notaio Antonio Pavesi di Cremona il 25 luglio 1804 vendette l’antico tempio ad Angelo Ripari di Tornata che lo demolì nel 1808. Nel 1804 avviene la traslocazione. L’interno, maestoso e solenne, a tre navate con cinque cappelle per lato, è stato interamente affrescato e riccamente decorato dal pittore veronese Gaetano Miolato tra il 1926 e il 1929. In fondo alla navata destra, sotto una potente crocefissione del pittore Borbone, c’è la tomba di Don Primo Mazzolari realizzata nel 1969 da un bozzetto dello scultore Giacomo Manzù.
In città è stata istituita, dopo la morte di don Mazzolari e con lo scopo di conservare e diffondere il suo pensiero e le sue opere, la Fondazione a lui intestata. Bozzolo è inoltre sede di una rassegna internazionale d'arte fondata nel 1954 da don Primo Mazzolari. Tale rassegna, curata da Aldo Carpi, viene interrotta con la morte di don Mazzolari nel 1959, per essere ripresa, in formula biennale, dal 2003.
Barbiana (Firenze)
Come si è già visto nella breve biografia da noi curata, don Lorenzo Milani è nato a Firenze nel 1923 ma il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Barbiana, dove si dedicò con tutte le sue forze all’educazione e alla crescita di tanti ragazzi. A Barbiana, terre dove don Lorenzo vive gli anni finali del suo "esilio", nel piccolo cimitero accanto alla chiesa e scuola, riposa il suo corpo.
Barbiana è una piccola frazione del comune toscano di Vicchio, nella regione storica del Mugello; come riporta il sito della fondazione dedicata al parroco fiorentino: «Barbiana non è un paese, non è nemmeno un villaggio. Barbiana è una chiesa con la canonica. Le case, una ventina in tutto, sono sparse nel bosco e nei campi circostanti, isolate tra loro. Quando il 7 dicembre 1954 arrivò a Barbiana il parroco don Lorenzo Milani, non c’erano strade, acqua, luce e scuola. All’epoca la popolazione di Barbiana ammontava a 40 persone. Per Don Lorenzo Milani il periodo di Barbiana fu un vero e proprio esilio ecclesiastico: un sacerdote di 31 anni mandato lassù per farlo tacere dato che nel suo apostolato applicava il Vangelo senza alibi e compromessi». Riportiamo un altro passaggio dal sito della fondazione don Milani per conoscere meglio la realtà di quella piccola frazione di provincia nella metà del secolo scorso: «per comprendere appieno quanto fosse isolata Barbiana e quanto poco opportuno apparisse destinarvi uno tra i sacerdoti più brillanti della diocesi fiorentina, vale la pena di leggere la testimonianza di don Renzo Rossi:
“Avrei dovuto andare io a Barbiana invece di Lorenzo. Nell’ottobre del 1954 Mons. Tirapani, Vicario Generale della diocesi di Firenze, mi chiamò per dirmi che, appena il parroco di Barbiana, don Torquato Mugnaini, fosse stato trasferito in un’altra parrocchia, io avrei dovuto prendere il suo posto. Siccome però erano ormai pochi gli abitanti di Barbiana avrei potuto continuare ad abitare a Vicchio durante la settimana e la domenica avrei fatto il servizio a Barbiana oltre che a Rossoio, di cui ero parroco da due anni! A metà di novembre invece Mons. Tirapani mi chiamò di nuovo per avvertirmi che non era più necessario che io mi interessassi di Barbiana perché nel mio posto ci sarebbe andato don Milani. Gli feci osservare che non capivo come mai un prete come don Milani dovesse fare il parroco fisso a Barbiana mentre fino a pochi giorni primi sarebbe bastato che io ci andassi soltanto la domenica; Mons. Tirapani mi rispose che in quel momento non c’erano altre parrocchie libere adatte per don Milani. Non è esatto dunque dire che Barbiana fu “aperta” per don Milani, ma è vero che rimase “aperta” soltanto per lui! La diocesi, che aveva intenzione di chiudere quella parrocchia, decise di mantenerla  unicamente per don Milani!”»
Tutta l’opera di don Lorenzo Milani si svolge attorno al nucleo della piccola chiesa di sant’Andrea, la sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla struttura ecclesiastica che risale al basso medioevo: l'attuale chiesa, consacrata nel 1568, sostituì un primitivo edificio, documentato già dagli inizi del secolo XIV, detto Sant'Andrea dei Culvalieri, per la sua posizione geografica "a cavaliere" del poggio. Su di essa ebbe il patronato la famiglia Bizzeri, di cui è ancora visibile l'arme (cane rampante entro scudo araldico) su alcuni stipiti all'interno dell'edificio. Nel 1589 il patronato fu ceduto alla Mensa vescovile fiorentina. Da notare, all'interno, un affresco della cerchia di Giotto che rappresenta la Madonna con bambino e Santa Caterina; la presenza di opere appartenenti alla scuola del grande artista non stupisce dato che Giotto nacque proprio nel comune di Vicchio, così come più tardi Beato Angelico.