mercoledì 21 giugno 2017

Italia
(Stefania Falasca) Questa visita di papa Francesco a Barbiana può essere ormai considerata finalmente anche un risarcimento a don Milani per tutto quello che ha sofferto. Non è così eminenza? «Ma io non direi proprio così, tutti abbiamo sofferto e pagato qualcosa. Anche il Papa ne ha avuto. E quello che si è pagato non ce lo può dare il Papa, non ce lo dà la Chiesa, ma ce lo da Dio». 
Guarda all’oggi e guarda al significato presente e futuro di questo segno compiuto dal Papa il presidente della Conferenza episcopale italiana Gualtiero Bassetti, che al priore di Barbiana l’ha conosciuto da vicino: «Questa visita dice semplicemente questo: che quest’uomo, questo sacerdote ha camminato sulla strada giusta è stato un pastore fedele delle anime ed è proponibile a tutti. Questo fa oggi la Chiesa: ne riconosce la profezia». «I profeti li fa Dio e li fa in un determinato tempo nunc et pro nunc, adesso per dopo – afferma ancora il cardinale Bassetti – e allora io dico di don Mazzolari ce n’è bisogno oggi, come di don Milani ce n’è bisogno oggi. Non perché oggi si debba rifare tale e quale la scuola di Barbiana… “Ma tu”, come dice Gesù allo scriba dopo la parabola del Samaritano: “Tu vai e fa lo stesso”».
Una scelta ancora una volta in direzione degli ultimi…  Una scelta come quella che il Papa ha fatto di andare a benedire le case» – continua  – «Che vuol dire? C’era bisogno che il Papa andasse a benedire le case? Voleva dire: sacerdoti ricordatevi di visitare le vostre famiglie. Sono perciò dei segni esemplari e li fa come pastore di tutta la Chiesa perché noi possiamo seguirlo. E certamente è un fatto esemplare andare sulle tombe di don Mazzolari e di don Milani».
Per il cardinale Bassetti nativo del Mugello, don Milani è uno di casa, prete della sua diocesi. «Era un uomo che aveva un’intelligenza creativa e poi per le sue scelte così radicali e coerenti e per il primato che ha dato alla coscienza – afferma – io spesso l’ho paragonato a Newman. Lui è stato, diciamo così, un po’ come Gesù: un segno di contraddizione». Racconta come fosse ieri dell’incontro avuto con don Milani da seminarista nel 1963-1964, quando partì in lambretta da Firenze con un suo amico del seminario e lo fecero di nascosto perché sapevano che il permesso il rettore del seminario non poteva darlo, «ma di questo prete – dice – che vedevamo sulle riviste e però gli occhi suoi vivi non li avevamo mai visti, ci venne il desiderio di conoscerlo». Un incontro rimasto fissato nella sua memoria: «A Barbiana don Milani ci venne allora incontro sulla strada: “Voi chi siete?” Eravamo in talare, ci riconobbe come due seminaristi. E lui: “Avete chiesto il permesso al rettore?” “No”. “Ecco, si comincia male”, disse. “Fossi io il rettore vi butteri tutt’e due fuori del seminario, perché siete disobbedienti”. Questo era don Milani». Si è parlato molto del paradosso di questa «disobbedienza obbedientissima» del priore di Barbiana. Lei cosa ne pensa? Se don Milani non fosse stato obbedientissimo, non avrebbe avuto senso la visita di papa Francesco a Barbiana, perché sarebbe stato uno dei tanti preti anticonformisti che si sono distinti con un carattere estremamente forte… Ma don Milani non è tutto questo. Don Milani è un prete fino in fondo, un uomo con una fedeltà assolta alla Chiesa e alla sua coscienza». Lei ha parlato di primato della coscienza… «È Il coraggio di dire la verità suggerito da Dio senza disobbedire alla Chiesa. Obbedire a Dio prima che agli uomini e loro, don Mazzolari come don Milani, l’hanno fatto. Ma queste sono delle costanti e delle linee direttrici per la Chiesa di ogni tempo». Don Milani è un sacerdote che dopo l’esperienza di Calenzano, piuttosto breve, va certamente inquadrato per quindici anni, dal 1952 a 1967, a Barbiana, dove è stato parroco solo di un centinaio di anime. È ancora incompreso don Milani secondo lei? Non credo che tutti l’abbiamo compreso. Quando la sua mamma è andata per la prima volta a Barbiana lui ha scritto una lettera: dove lei gli dice: Lorenzo non avere paura… parleremo con il cardinale, prima o poi te leva da lì stai tranquillo..  E lui le da una riposta una risposta che feroce. È ’unica volta: “Tu misuri la dignità di un prete dalla grandezza della parrocchia. Ma che importa se un parroco ha dieci anime o ottantamila, quando è chiamato ad annunciare il Vangelo e a fare il prete nell’obbedienza dove stato chiamato. Io sono contento di essere a Barbiana e ti dico che voglio morire a Barbiana”. Quindi l’esperienza di Lorenzo è proponibile nel suo atteggiamento di fondo. Don Milani è un prete fino in fondo intriso della sua missione della grazia di Dio. Non si spiegano ne Mazzolari ne Milani senza il tocco della grazia di Dio senza la loro attaccamento ai sacramenti, alla visione sacramentale della Chiesa. Nelle condizioni in cui ci si trova adesso, dinnanzi alle situazioni che ci sono di fronte, c’è da comportarsi con la stessa coscienza e coerenza cristiana obbedendo prima a Dio che agli uomini. Oggi le contingenze sono diverse da allora abbiamo altri problemi anche gravi, i migranti, le nostre famiglie che si stanno liquefacendo… Mazzolari e Milani hanno ancora da insegnarci». In che cosa lei si considera allievo di Milani, se si considera suo allievo? «Io sono un carattere completamente opposto dal suo… e preferisco sempre stare un passo indietro. E forse io ho sempre visto in lui e continuo a vedere in lui – perché io gli voglio bene a don Lorenzo – quello che mi manca a me».
Lei ha detto che Mazzolari e Milani sono preti autentici, modelli che possono essere riproposti anche alla Chiesa di oggi. Per don Mazzolari già da tempo ormai si è aperta la causa di canonizzazione.  Secondo lei è santo don Milani? «Don Lorenzo Milani è santo, per come l’ho conosciuto io è un santo». Non ci sono dubbi per il presidente Bassetti: «Del resto» dice «chi è il santo? Non è quello che ha meno difetti di tutti o che moralmente ha il profilo più alto di tutti, questa non è la santità. Il santo per me è uno che è vaccinato di Spirito Santo. E lo rimane certo… anche con il suo caratteraccio, perché don Lorenzo a volte ha avuto dei modi di trattare quasi al limite. Ma possiamo dire è un santo, anche senza aureola riconosciuta canonicamente, perché tutto in lui nasceva dalla purezza del suo cuore e in questo modo insegnava e andava avanti nella ricerca della perfezione, confidando nella realtà dei sacramenti». La sua osservazione non stenterebbe certo a trovare consensi anche presso i suoi ex alunni e quelli che a al priore di Barbiana gli si sono stati accanto fino alla fine, ma sarebbero forse i primi a non volere una sua canonizzazione. E alla fine chiosa Bassetti, tagliando ogni possibile facile retorica: «Senti, vuoi un mio parere? Preferirei ora tenermi il mio Lorenzo con me, che per me è un grande santo, anche senza l’aureola. Non c’è bisogno che don Lorenzo faccia i miracoli perché la sua vita è stata un miracolo».