domenica 25 giugno 2017

Avvenire
(Giacomo Gambassi) Spiega con voce ferma che si tratta di un «provvedimento da sostenere e favorire». E, mentre ne  parla fra pacatezza e decisione, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di  Perugia-Città della Pieve, si riferisce al dibattito sullo  Ius soli  temperato e sullo  Ius culturae  che  infiamma la politica e che si riverbera sull’opinione pubblica. In mezzo a prese di posizione più o  meno arroventate e a tratti demagogiche, «l’unico vero sommo bene da difendere è la persona  umana», sottolinea Bassetti. Su questo e molto altro si confronterà alla Festa di Avvenire che si apre domani a Matera e che lo vedrà ospite giovedì. La legge sulla cittadinanza in discussione in Parlamento non può finire su un binario morto. «Perché la Chiesa è in prima linea da molto tempo, non certo da oggi, senza bisogno di riflettori e di prime  pagine, per favorire una politica di integrazione che vada nell’interesse di tutti: dei migranti e di chi  accoglie. Nell’interesse di tutti, lo voglio sottolineare con forza», afferma il cardinale. Ciò che sta a  cuore alla comunità ecclesiale e deve essere riferimento per l’intera società è l’«uomo integrale che  si manifesta in ogni istante della vita: nel concepimento e nella nascita, nella scuola e nel lavoro,  nelle migrazioni e nella morte», osserva il presidente della Cei. «E potremmo andare avanti facendo mille esempi – aggiunge – per dire solo un’affermazione banale che oggi, però, merita di essere  urlata a squarciagola: la cultura della vita va difesa sempre». Cultura della vita che va declinata anche guardando ai migranti. «Essa si fa carne nella parabola del  Samaritano in questo frangente – chiarisce Bassetti –. L’ospite che chiede un tetto dove sostare ci  ricorda l’antica condizione di Israele “straniero fatto schiavo”. Un ospite che ha bisogno di essere  accolto e di essere curato. Al centro di tutto si colloca la carità, che può essere sviluppata in due  modi. Una carità cristiana che ha come unica destinazione la persona umana sofferente. E una carità politica, come diceva PaoloVI, che è sinonimo di sviluppo, di integrazione e di accrescimento del  Paese che accoglie». Verrebbe da dire: a ciascuno il suo. Alla Chiesa la carità cristiana e alla politica il compito di legiferare. «La Chiesa – sostiene l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – si  impegna da sempre a sostenere uno sviluppo sinfonico della società. Uno sviluppo che adesso passa anche da una legge sullo  Ius soli  che possa favorire integrazione e partecipazione, ospitalità e  promozione della persona umana. Ovviamente le leggi sono il frutto dell’incontro tra gli uomini e  quindi possono essere migliorate. Alla “Politica” con la P maiuscola, che guarda veramente al bene  comune, il compito di trovare la soluzione migliore che riesca a coniugare responsabilità e  accoglienza, e a salvaguardare tradizioni culturali e nuove sensibilità». Eppure c’è chi solleva  obiezioni sul tema e sul disegno di legge, in particolare. «A loro rispondo – dice il porporato – che il fenomeno dei migranti riguarda la più intima dignità delle persona umana e le basi costitutive della  società moderna. Una società che è sempre più complessa e soprattutto sempre più plurale a cui non bisogna rivolgersi con paura e terrore ma, all’opposto, con grande realismo e concretezza. Due  esempi di questa concretezza: il primo è la campagna della Cei “Liberi di partire, liberi di restare”  che prevede di intervenire proprio nei Paesi di origine e nei Paesi di transito dei flussi migratori; il  secondo è rappresentato dai corridoi umanitari che sono necessari a salvaguardare le vite umane  dallo sfruttamento dei trafficanti di uomini e a rimanere nella legalità. Ecco penso che la  concretezza della carità si deve opporre a chi cavalca le paure insite nella fragilità dell’animo  umano. Anche perché, e questo è cruciale, bisogna evitare, in tutti i modi possibili, che si scateni  una sorta di “guerra tra poveri” cioè tra coloro che occupano l’ultimo posto della società e tra chi ne sta fuori». La Festa del quotidiano dei cattolici nella città dei sassi avrà uno sguardo particolare sul  Mezzogiorno. «Ritengo – spiega il presidente della Cei – che esista una questione determinante e  non più rinviabile per l’Italia: occorre riportare la questione meridionale al centro del discorso  pubblico nazionale. Non è evangelicamente accettabile l’idea che si possa convivere con la mafia o  la camorra, così come non è minimamente accettabile che il futuro dei giovani del Sud sia nel segno della rassegnazione o dell’emigrazione. A mio avviso è decisivo partire da due temi: il lavoro e i  giovani. Due pilastri per riconquistare il territorio e combattere le pratiche criminali della malavita». E poi c’è il dramma della povertà che nella Penisola si allarga e che vede la Chiesa italiana in prima linea. «I poveri sono parecchi milioni di italiani – riflette il cardinale –: l’Istat li quantifica in 8  milioni e più della metà di questi non ha il minimo indispensabile per vivere. I poveri sono  essenzialmente i giovani, le donne e le famiglie. Oggi mettere su famiglia in una grande città  italiana, senza avere l’aiuto dei nonni e con un lavoro precario, è un atto di eroismo paragonabile  alla scalata in solitaria del Monte Bianco». E Bassetti si accalora. «La questione principale – insiste  – è sempre il lavoro e poi l’assoluta necessità di autentiche politiche per la famiglia. Le famiglie  non possono più essere lasciate sole. Sono decenni che lo ribadiamo con forza: le famiglie vanno  sostenute e aiutate con convinzione, e non solo a parole, perché rappresentano il futuro della  dell’Italia. Sia da un punto di vista sociale che anche da un’ottica economica. Bisogna credere e  investire di più sulla famiglia». Un compito che attende la politica, forse troppo latitante su questo  terreno. «La politica – avverte – può aiutare in molti modi. Partendo da una nuova cultura dello  stato sociale. Penso per esempio alla questione della natalità: avere un figlio non può essere  considerato un peso per la società ma deve essere visto come una ricchezza da valorizzare. La  natalità ovviamente si lega al rapporto importantissimo tra maternità e lavoro per le donne. Un  rapporto che forse va ripensato. Oppure penso anche a quelle donne che, come dicono a Perugia,  svolgono la “professione mamma”, cioè non lavorano in un’azienda ma si occupano tutti i giorni  dell’economia familiare e dei figli: questo è un ruolo che deve essere socialmente riconosciuto ed  economicamente incentivato. E infine penso anche alle scelte educative nella scuola. In queste  scelte devono valere due principi fondamentali: la libertà educativa delle famiglie e l’irrinunciabile  difesa dei diritti del bambino». A Matera saranno al centro anche i mezzi di comunicazione  espressione della comunità ecclesiale. «Il loro ruolo – conclude Bassetti – è quello di essere sale  della terra. Che giornalisticamente tradurrei con quattro espressioni: stare nel mondo da credenti e  raccontare il mondo con coraggio e senza timori reverenziali; confrontarsi con tutti sapendo che il  dialogo è sempre un arricchimento; dare spazio agli ultimi, anche a quelle notizie che possono  sembrare ininfluenti che invece per un credente sono importanti; e poi valorizzare il rapporto tra il  centro e la periferie: l’Italia è il Paese delle cento città, dei borghi medievali, delle pievi di  campagna, delle località di mare e di montagna. Luoghi diversissimi e ricchissimi cui va dato voce e che non possono essere lasciati ai margini».