mercoledì 7 giugno 2017

Iraq
Gli italiani in prima linea a Mosul nella strategia contro il Califfo
La Stampa
(Paolo Mastrolilli) L' Italia sta svolgendo un compito cruciale per vincere la battaglia di Mosul contro l' Isis. I nostri militari non combattono, ma conducono ormai da tempo tre operazioni decisive: addestriamo le unità curde a Erbil, le portiamo in prima linea, e poi le consigliamo su come battere il nemico, prima e dopo gli scontri. In prospettiva, quando la città sarà completamente riconquistata, entreranno in azione i Carabinieri, per addestrare le forze dell' ordine locali e aiutare a garantire la sicurezza. L' offensiva sulla città principale controllata dal Califfato in Iraq procede, ma non alla velocità prevista.
La resistenza dei militanti dello Stato islamico è stata più dura di quanto ci si aspettasse, e adesso si concentra in particolare nel perimetro della città vecchia. Alla fine di maggio, le forze curde e irachene impegnate nella battaglia avevano contato circa 980 soldati morti e oltre 6000 feriti. In alcuni scontri le perdite sono arrivate al 50% degli effettivi. Queste difficoltà hanno reso necessario un maggior aiuto da parte degli alleati, coordinato da Centcom, ossia il comando americano per il Medio Oriente basato a Tampa, che distribuisce le risorse e assegna i compiti. 
Gli Usa fanno l' addestramento e portano le truppe irachene al fronte dal lato sud, ma il Pentagono ha schierato anche circa cento uomini delle forze speciali che svolgono azioni più vicine al teatro di guerra. All' inizio di maggio il sottotenente della 82nd Airborne Division Weston Lee era morto durante un pattugliamento nella periferia della città, seconda perdita americana da quando è cominciata l' offensiva. Gli italiani svolgono compiti diversi. Abbiamo mandato gli operai della Trevi a riparare la diga di Mosul, protetti dai nostri soldati. Si trovano a circa venti miglia dalla zona degli scontri, e quindi in posizione defilata. Il problema qui è piuttosto politico, perché il contratto scade alla fine dell' anno, ma il governo di Baghdad non ha ancora deciso il rinnovo, frustrando insieme Roma e Washington che ci sostiene. Di lungo termine, poi, è il lavoro di addestramento delle forze dell' ordine che i Carabinieri svolgono a Baghdad, ammirato dagli americani. 
La caratteristica principale di questo successo è che gli italiani non hanno seguito un criterio settario. Non dividono i reparti tra sunniti e sciiti, ma cercano di instillare un' idea unitaria di servizio per garantire la sicurezza dell' intero Iraq, che sta dando risultati positivi ed è fondamentale per il futuro del Paese. Molti analisti infatti si aspettano che i problemi più gravi cominceranno dopo la sconfitta dell' Isis, quando il nemico comune sparirà, e le divisioni settarie torneranno a minacciare la tenuta del tessuto sociale. Ad Erbil i militari italiani fanno l' addestramento delle forze curde, ma offrono anche assistenza sul campo. In base alle richieste di Centcom, i nostri soldati portano le unità locali in prima linea a Mosul, fermandosi poi ad aspettare a distanza di sicurezza. 
Dopo gli scontri i militari curdi tornano dagli addestratori italiani, raccontano cosa è successo, spiegano le difficoltà che hanno incontrato, e ricevono nuovo addestramento e consigli per tornare in battaglia e superare gli ostacoli. Questa attività è stata accelerata e ha acquistato importanza, proprio per la durezza dei combattimenti e la resistenza incontrata. Nel frattempo si pianifica il futuro della città, e a questo scopo pochi giorni fa è stato a Roma il leader civile della coalizione anti Isis, Brett McGurck. Il diplomatico americano ha ringraziato l' Italia per il contributo dato finora, e ha chiesto di allargarlo. Nel nostro caso, oltre alle operazioni già in corso sul terreno, la richiesta sarebbe proprio quella di estendere le attività addestrative dei Carabinieri nella zona di Mosul dopo la sconfitta dell' Isis. Il problema qui è delicato, perché le forze impegnate nei combattimenti sono unità di guerra, non di pubblica sicurezza. Non è possibile correre il rischio che eliminato il Califfato comincino a scontrarsi tra di loro, ma d' altra parte sono uomini preparati per la guerra, non per l' ordine pubblico in tempo di pace. Ai Carabinieri toccherà dunque il compito di capire dove e come inquadrarli, per favorire la stabilità.