venerdì 9 giugno 2017

Iran
Teheran conferma la pista jihadista. Il cordoglio di Papa Francesco per gli attentati in Iran
L'Osservatore Romano
È stato davvero il cosiddetto stato islamico (Is) a colpire l’Iran con gli attacchi terroristici al parlamento e al mausoleo dell’imam Khomeini che ha provocato finora tredici morti. Dopo la rivendicazione di ieri da parte dell’Amaq, l’agenzia di stampa “ufficiale” dei jihadisti, ieri il ministero dell’intelligence iraniano ha confermato che i cinque attentatori avevano lasciato l’Iran per combattere a Mosul e a Raqqa nelle fila dell’Is. I terroristi erano rientrati in agosto nel paese per costituire una cellula jihadista, poi scoperta dalle autorità e avevano di nuovo fatto perdere le proprie tracce. E oggi, L’Is, attraverso il network Nabab, ha pubblicato la foto del commando terrorista entrato in azione a Teheran. Si conferma che tutti erano di nazionalità iraniana.
Solidarietà e cordoglio per le vittime dell’attacco sono stati espressi da Papa Francesco in un telegramma a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato. Il Pontefice — si legge nel testo del telegramma — «invia le sue sincere condoglianze a tutti coloro che sono stati colpiti dal barbarico attacco a Teheran e condanna questo insensato e grave atto di violenza. Nell’esprimere il suo dolore per le vittime e le loro famiglie, Sua Santità raccomanda le anime dei caduti alla grazia dell’Onnipotente e assicura al popolo dell’Iran le due preghiere per la pace». Intanto, è salito a tredici il numero delle vittime del duplice attacco avvenuto pochi giorni fa nella capitale iraniana. Una persona, gravemente ferita, è morta nelle ultime ore, aggiungendosi alle dodici dell’ultimo bilancio. Dei 52 feriti, sei sono ancora in gravi condizioni. Il ministero degli interni iraniano ha poi confermato che i cinque jihadisti che hanno attaccato il parlamento e il mausoleo di Khomeini «erano da tempo affiliati con posizioni estreme». Anche per questo, il presidente Hassan Rohani ha voluto rilanciare l’impegno del governo nella lotta all’estremismo jihadista, avvertendo che l’Iran si opporrà al terrore, alla violenza e al terrorismo «in maniera più forte di prima».
I media iraniani puntano senza mezzi termini il dito contro l’Arabia Saudita. Sostengono che a Riad sia stata pianificata e finanziata l’azione. E sono state auspicate indagini per capire se i sauditi abbiano avuto un ruolo nei sanguinosi attacchi che per quasi un’intera giornata hanno tenuto sotto scacco la capitale iraniana.
L'Osservatore Romano, 9-10 giugno 2017