mercoledì 7 giugno 2017

Grecia
Il patriarca Bartolomeo nella giornata mondiale dell’ambiente. Colpa dell’uomo
L'Osservatore Romano
«La protezione della natura è nell’interesse di tutti. Comunità locali, allevatori, agricoltori, produttori, educatori, religiosi, giovani, anziani, tutti noi dovremmo essere arruolati come custodi dell’ambiente. Ognuno ha un mandato morale e una responsabilità davanti a Dio, e naturalmente davanti al mondo intero, di curare e preservare il creato. Un Asopo pulito denota un mondo pulito, un ambiente pulito riflette una società pulita, un commercio pulito implica un cuore pulito». È stato in gran parte dedicato al grave stato di inquinamento dell’Asopo, fiume che scorre nella regione della Beozia, in Grecia, l’intervento del patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, pronunciato ieri in Beozia davanti, fra gli altri, al presidente della Repubblica greca, Prokopis Paulopoulos, e all’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Geronimo ii. L’occasione è stata la giornata mondiale dell’ambiente celebrata il 5 giugno in tutto il pianeta.
L’inquinamento dell’Asopo, ha spiegato lo stesso Bartolomeo, «dimostra le molteplici responsabilità degli individui nel salvaguardare efficacemente l’integrità della creazione. Governo, corporazioni, accademici, società civile, Chiesa, tutti i cittadini di buona volontà devono sopportare e condividere personalmente l’onere della tutela dei sistemi naturali, contenenti ogni forma di vita sulla terra». Tuttavia, la crisi di questo fiume «evidenzia anche il valore della ricerca scientifica riguardo la valutazione e la soluzione di sfide cruciali legate all’inquinamento, alla biodiversità e soprattutto al cambiamento climatico. Insomma, l’Asopo è un microcosmo della crisi ecologica globale, essendo diventato sinonimo di rifiuti tossici e di contaminazione letale».

Secondo alcuni studi, il fiume rappresenta uno dei casi più noti di inquinamento causato dal cromo esavalente, altamente tossico, e da altri metalli dannosi e cancerogeni per gli esseri umani. Per il patriarca ecumenico, le problematiche collegate all’inquinamento delle acque del bacino dell’Asopo sono in larga misura il risultato della mancanza di sistematiche infrastrutture ecologiche e industriali e dell’assenza di normative in grado di garantire lo smaltimento di rifiuti senza provocare conseguenze all’ambiente. Nonostante la scienza fornisca le basi per prevenire e risolvere la devastazione della natura, anche semplicemente attraverso un ripristino parziale dello stato dei luoghi, «nessun risultato tecnologico può in ultima analisi affrontare la crisi ecologica nelle sue cause principali. Le radici di tale crisi — sottolinea l’arcivescovo di Costantinopoli — si trovano nella trasgressione dell’umanità, nel suo rapporto squilibrato con l’ambiente naturale, nell’incapacità degli ecosistemi e delle risorse a sostenere il nostro stile di vita contemporaneo. Per essere più precisi, il mondo finanziario sta lasciando un’impronta indelebile con la produzione e l’avido consumo di merci, con l’inquinamento incontrollato del trasporto moderno, con i rifiuti senza limiti e le infinite emissioni di carbonio, con gli incidenti industriali e nucleari. Tutti contribuiscono in modo immenso al riscaldamento globale e al cambiamento climatico con conseguenze irreparabili e irreversibili».
Da quando è stato eletto patriarca ecumenico, nel 1991, Bartolomeo segue con attenzione e preoccupazione «l’esacerbazione della crisi ecologica, assieme alle disuguaglianze sociali e finanziarie». Nel contesto dei congressi internazionali sull’acqua organizzati dal patriarcato in varie parti del mondo, vengono diffuse immagini «strazianti» di devastazione. E in ogni situazione, ha concluso, «la distruzione ambientale viene accompagnata dal declino sociale ed economico, dalla disoccupazione e da una minore qualità della vita».
L'Osservatore Romano, 7-8 giugno 2017