giovedì 1 giugno 2017

Gibuti
Dal vescovo di Gibuti allarme per la propaganda dell’Is. Siccità e povertà alleate degli estremisti
L'Osservatore Romano
«Gli appartenenti allo Stato islamico sono pagati meglio e quindi nella situazione di crisi della Somalia è facile trovare degli adepti»: è l’allarme lanciato da monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e Amministratore apostolico «ad nutum Sanctae Sedis» di Mogadiscio, commentando il primo attentato suicida rivendicato dal sedicente stato islamico (Is) nel paese, commesso il 24 maggio scorso a Bosaso e che ha provocato almeno cinque morti.
«Si tenga conto — ha spiegato all’agenzia Fides il presule — che tra gli shabaab (guerriglieri musulmani da tempo attivi nel paese, ndr) vi sono delle diatribe interne che hanno a che fare anche con problemi fra clan. Non mi meraviglierei che qualche shabaab si arruolasse nello stato islamico, sia perché non in accordo con la linea della propria leadership, sia per motivi di clan, sia per l’attrattiva economica». Della presenza dello stato islamico in Somalia — aggiunge il vescovo — se ne parla oramai da quasi un anno, in genere nella zona del Puntland, dove si trova Bosaso».
Il Puntland, zona semi-autonoma, ha un’ampia fascia costiera dove si concentravano fino a pochi anni fa le attività della pirateria somala. «In un’area come questa — ha spiegato monsignor Bertin — aperta a traffici di diversa natura, è stato probabilmente facile per lo Stato islamico impiantarsi e trovare terreno fertile».
Negli ultimi mesi c’è stata una ripresa della pirateria. Per cercare di limitare questo fenomeno sono state intraprese diverse strade: la scelta più diffusa, e che finora ha portato ai risultati migliori, è il dislocamento di forze navali con l’incarico di pattugliare le acque al largo delle coste somale. Ad oggi, la pirateria ha potuto fiorire fino a diventare un vero e proprio business e a espandere il proprio raggio d’azione per migliaia di chilometri nell’Oceano Indiano. «Può darsi che tra l’installazione dell’Is nel Puntland e la ripresa delle incursioni dei pirati somali — ha concluso il vescovo di Gibuti — vi sia qualche relazione, sebbene anche la siccità che ha colpito tutto il Corno d’Africa possa aver indotto qualcuno a riprendere questa attività illecita». 
L'Osservatore Romano, 31 maggio-1 giugno 2017