mercoledì 14 giugno 2017

Gerusalemme
Marcel-Jacques Dubois uomo del dialogo tra ebrei e cristiani. Dalla casa di Isaia
L'Osservatore Romano
A dieci anni dalla morte di Marcel-Jacques Dubois, le Edizioni Terra Santa pubblicano il volume "Israele. La spiritualità del giudaismo"(pagine 80, euro 9) che raccoglie articoli che il padre domenicano scrisse per la rivista «La Terra santa». Anticipiamo stralci dal ricordo di Dubois che apre il volume, scritto dal vicario patriarcale per i cattolici di espressione ebraica del Patriarcato latino di Gerusalemme.
(David Neuhaus) Filosofo, teologo, docente, guida spirituale, custode delle anime, uomo di Dio e innamorato dell’umanità. Agli occhi degli ebrei israeliani il domenicano padre Marcel Dubois è stato forse uno dei più noti tra i cristiani che hanno vissuto nello Stato di Israele.
Il 18 giugno 2007, tre giorni dopo la sua morte, l’influente quotidiano Haaretz definì Dubois «una delle affascinanti pietre vive di Gerusalemme». Dubois, che amava con passione Gerusalemme e i suoi abitanti, fu testimone dell’instancabile opera di riconciliazione messa in atto dalla Chiesa, del suo impegno nel dialogo e nella ricerca di giustizia e pace. Ancor oggi molti israeliani, quando citano il suo nome, aggiungono zikhrono livrakha (“di venerata memoria”).
Nato in Francia il 23 marzo 1920, ricevette una rigorosa formazione nell’Ordine domenicano e fu docente di tomismo per generazioni di studenti di filosofia all’Università ebraica di Gerusalemme. In un Paese in cui i cristiani sono solo il 2 per cento della popolazione, la maggioranza dei quali palestinesi, Dubois incarnò il volto della Chiesa uscita dal concilio Vaticano II, una Chiesa impegnata in un dialogo serio, rispettoso e amorevole con il popolo ebraico.
Dubois giunse in Israele nel 1962 per far parte della Casa di Isaia, una comunità di domenicani impegnati nella scoperta della realtà del popolo ebraico in uno Stato qualificato come ebraico. L’iniziatore della comunità domenicana della Casa di Isaia fu padre Bruno Hussar, un domenicano con ascendenze ungheresi ed egiziane ma di origini ebraiche, che invitò Dubois e qualche altro domenicano a venire a scoprire il popolo ebraico nello Stato di Israele.
Scrisse più tardi Hussar nella sua autobiografia: «Compresi che era urgente che la Casa potesse contare su un fratello profondamente religioso e dotato di grandi doti intellettuali. Conoscevo qualcuno che corrispondeva esattamente a questo profilo: era un amico carissimo, professore di filosofia alla scuola teologica del Saulchoir all’epoca in cui io ero un giovane studente: padre Marcel (poi Jacques) Dubois. La difficoltà non stava tanto nel convincere lui, quanto piuttosto nell’indurre i suoi superiori, che gli avevano attribuito una varietà di compiti in Francia, a destinarlo alla Casa. Fra Marcel divenne membro della nostra comunità il 20 maggio 1962. Provai non solo una gioia profonda, ma anche un enorme sollievo: finalmente la nostra casa avrebbe potuto essere e proporsi come quel vero centro di studi ebraici che molti attendevano».
Dubois scrisse della missione della Casa di cui era entrato a far parte in un articolo intitolato The crest line, pubblicato nella primavera del 1966: «Sarebbe sufficiente che la Casa di Isaia fosse un luogo autorevole di speranza cristiana e un centro di amore fraterno in Israele per giustificarne la propria esistenza e, sostanzialmente, dar compimento alla propria testimonianza».
Nel 1970, Dubois fu invitato dal professor Shlomo Pines, rinomato docente di filosofia ebraica medievale, a insegnare filosofia, e in particolare Aristotele e Tommaso d’Aquino, all’Università ebraica di Gerusalemme. Molti degli studenti ebrei israeliani non avevano mai incontrato un prete cattolico prima di lui. Il suo relazionarsi in modo attento e amorevole con gli studenti infranse molti degli stereotipi che questi israeliani avevano ereditato dai loro genitori e insegnanti, appartenenti alla generazione degli ebrei scampati all’Olocausto. Centinaia di giovani affollavano le sue lezioni, che in genere includevano un’introduzione al cristianesimo, che padre Dubois spiegava con il suo tipico ebraico dal forte accento francese.
Nella Chiesa post-conciliare, Dubois fu teologo noto e protagonista del dialogo crescente con il popolo ebraico. Fu nominato consultore della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo. I suoi scritti e le sue conferenze, per lo più in francese, influenzarono la generazione di cattolici che dopo il concilio Vaticano II andava forgiando nuovi rapporti tra la Chiesa e il popolo ebraico.
La Casa di Isaia a Gerusalemme, dove inizialmente Dubois visse e lavorò, era meta di un costante flusso di visitatori che chiedevano consiglio a colui che aveva trovato un posto nella società israeliana e in molti cuori del popolo ebraico. La comunità domenicana, formata da un piccolo numero di religiosi, alcuni dei quali di origini ebraiche, divenne un centro di riflessione sul “mistero di Israele” (portando avanti una riflessione cristiana sul ruolo del popolo di Israele avviata negli anni Trenta dal pensatore cattolico francese Jacques Maritain).
In un articolo dal titolo Le condizioni per un dialogo giudeo-cristiano, pubblicato nella primavera del 1965, Dubois concludeva: «Se condividiamo, con reciproco affetto, il nostro amore e la nostra ricerca della verità, la sua stessa luce trasfigurerà le nostre vite. E a quel punto la nostra prospettiva sulle cose, e sull’altro, sarà a sua volta trasformata. Il fatto stesso che abbiamo deciso di entrare in dialogo e di condividere la ricerca della Verità è sicuramente, se restiamo fedeli, un atto la cui efficacia sarà alquanto profonda e duratura».
Dubois e i suoi fratelli erano anche impegnati nella guida spirituale e nella formazione teologica della piccola comunità cattolica di espressione ebraica, sbocciata in Israele negli anni Cinquanta. La Casa di Isaia divenne, nel 1960, anche sede della locale comunità cattolica di lingua ebraica, fondata da padre Bruno Hussar, che aveva già dato inizio, nel 1955, a una comunità analoga a Giaffa.
Mentre Hussar e altri si occupavano della cura pastorale dei fedeli di lingua ebraica, fondando comunità e cercando il modo di comunicare la fede cristiana in ebraico, Dubois si impegnava con altri nella riflessione teologica sulla vocazione di queste comunità ebreofone in seno alla Chiesa locale e a quella universale. Le sue conferenze, le giornate di ritiro e le occasioni di direzione spirituale erano molto ricercate a mano a mano che si sviluppava la sua riflessione sulle possibilità del dialogo giudeo-cristiano, e sulla collaborazione e interazione possibili dopo la seconda guerra mondiale e il concilio Vaticano II.
Quando monsignor Michel Sabbah divenne il primo palestinese a essere nominato patriarca latino di Gerusalemme, nel 1987 — pochi giorni dopo l’inizio della prima Intifada — propose al domenicano di entrare a far parte della sua commissione teologica. I successivi vent’anni di dialogo tra Sabbah e Dubois lasciarono un segno profondo in quest’ultimo.
Ricordo le mie molte conversazioni con Dubois nell’ultima stagione della sua esistenza, quando frequentavo spesso casa sua nel villaggio palestinese di Beit Safafa, nei sobborghi di Gerusalemme. Fino alla fine, nonostante le delusioni e le ferite, gli occhi di Dubois conservarono la luce degli anni giovanili. Molti dei compagni dei primi anni della sua vita in Israele lo avevano abbandonato nel momento in cui il domenicano aveva assunto toni critici sull’occupazione militare e la discriminazione. Ciò non gli aveva impedito, tuttavia, di restare fedele al suo primo amore, Israele, anche se rimaneva profondamente preoccupato per quanto accadeva sotto i suoi occhi.
Da mistico e poeticamente innamorato del mondo quale era, Dubois sognava di ritirarsi in una delle molte comunità monastiche che frequentava. Ma ciò avvenne solo alla fine, dopo che il suo corpo ebbe esalato l’ultimo respiro: le spoglie mortali raggiunsero il luogo del loro riposo, a Beit Jemal, nel monastero di Nostra Signora dell’Assunzione, appartenente alle Monache di Betlemme.

L'Osservatore Romano, 14-15 giugno 2017