sabato 24 giugno 2017

Francia
Settimo centenario. I Papi ad Avignone
L'Osservatore Romano
Il Signore «non cessa di guidare la Chiesa attraverso le vicissitudini dei tempi, le incertezze del presente e le lancinanti preoccupazioni di un avvenire incerto»: è la “lezione” che il cardinale Paul Poupard, presidente emerito del Pontificio consiglio della cultura, ha tratto dalla vicenda storica dell’enclave dei Papi ad Avignone, presiedendo sabato 24 giugno come inviato speciale del Papa le celebrazioni del settimo centenario nella città provenzale.
Già inviato di Benedetto XVI nel 2009 alla commemorazione dell’inizio del soggiorno avignonese dei romani pontefici, il porporato francese è tornato sulle rive del Rodano insieme alla missione composta da Jean-Marie Gérard, vicario generale di Avignone, e Daniel Bréhier, rettore della cattedrale. Celebrando la messa nella chiesa parrocchiale dell’enclave dei Papi di Richerenches, nel giorno della festa liturgica di san Giovanni, all’omelia il cardinale Poupard ha unito il ricordo della figura del Battista con quelle del pontefice avignonese Giovanni XXII, di Papa Roncalli e dell’attuale successore di Pietro. E se del primo ha invocato l’intercessione per poter avere il suo stesso coraggio e la sua stessa forza «di testimoniare la fede in Cristo per tutta la nostra vita di battezzati», è sul secondo che si è soffermato più a lungo, ricostruendo le vicende che hanno portato al trasferimento della sede papale in Provenza. Nel quattordicesimo secolo, ha spiegato, «a Roma le ambizioni antagoniste delle grandi famiglie cardinalizie entrarono in conflitto nel corso di interminabili conclavi, in un clima esecrabile». È così, ha proseguito, che «nel 1305 i porporati si riunirono a Perugia e, dopo 15 mesi di trattative vane finirono per accordarsi su un prelato al di fuori di ogni consorteria, l’arcivescovo di Bordeaux, Bertrand de Got. Il nuovo Papa prese il nome di Clemente V e inaugurò un pontificato itinerante prima di installarsi nel Contado Venassino di cui era sovrano». Fu il suo successore, il cardinale Duèse, divenuto appunto Papa Giovanni XXII, a riunire al contado anche la cappella dei templari di Richerencheses, costituendo il 21 giugno 1317 — dunque sette secoli orsono — l’embrione dell’enclave avignonese. Un’esperienza protrattasi per quasi settant’anni (1309-1377), durante la quale si sono succeduti sette Papi soggiornando in modo più o meno costante ad Avignone. Essi riuscirono a imprimere una radicale riorganizzazione della curia realizzando un modello amministrativo funzionale, in un contesto di sicurezza e di pace, che è alle origini dello stato moderno.
Quindi, con un balzo in avanti fino al secolo scorso, l’inviato speciale di Papa Francesco ha voluto tributare un personale omaggio a san Giovanni XXIII, «il primo Papa — ha confidato — con cui, giovane prete, ho avuto il privilegio di collaborare in Segreteria di Stato». In particolare ne ha rievocato il legame con la Francia, dove fu nunzio apostolico, al punto che agli inizi del suo pontificato volle recarsi nella chiesa nazionale di San Luigi dei francesi a Roma per la chiusura del centenario delle apparizioni mariane a Lourdes. In quell’occasione, ha detto il cardinale Poupard, Roncalli rese noto che la scelta del nome Giovanni era avvenuta anche per un legame «attraverso sei secoli di storia con l’ultimo dei numerosi Pontefici» che lo avevano portato, quel «Jacques Duèse de Cahors, vescovo di Avignone, che governò la Chiesa per diciotto anni».
Infine il presidente emerito del Pontificio consiglio della cultura ha attualizzato la riflessione parlando di Papa Francesco e chiedendo ai presenti di pregare per lui, affinché «il suo esigente ministero di servizio alla Chiesa» aiuti tutti i cristiani a «testimoniare con fede e coraggio l’amore del Padre per gli uomini, in particolare i più poveri e abbandonati, i più piccoli e quanti sono privi di speranza».

L'Osservatore Romano, 24-25 giugno 2017