giovedì 8 giugno 2017

Filippine
Cattolici e musulmani dopo l’attacco alla cattedrale di Marawi. Il terrorismo vuole dividere
L'Osservatore Romano
Ferma condanna per la devastazione della cattedrale di St. Mary di Marawi e la distruzione di immagini, statue e oggetti sacri da parte dei terroristi islamici Maute, nell’isola di Mindanao, giunge da monsignor Edwin A. de la Peña, vescovo di Marawi e da Alim Abdulmuhmin Mujahid, direttore esecutivo della Darul Iftah-Armm (Ufficio del pensiero islamico della regione autonoma musulmana di Mindanao) e vice presidente del Consiglio degli Ulema. In particolare, il leader religioso musulmano, noto nell’isola per la sua posizione contro l’estremismo, ha invitato i filippini a impedire che l’attacco terroristico possa provocare una divisione tra musulmani e cristiani nella regione. E ha affermato che quanti hanno commesso un simile attacco non possono definirsi veri musulmani.
«Il profeta Maometto — ha ricordato Alim Abdulmuhmin Mujahid — vieta espressamente la distruzione di luoghi santi, specialmente se si tratta di chiese e sinagoghe». Il leader islamico, inoltre, si è detto convinto che il dialogo è l’unica strada per raggiungere la pace e la stabilità nell’isola. Anche il governatore della regione autonoma musulmana di Mindanao, Mujiv Hataman, ha definito l’attacco alla cattedrale «non islamico» e ha invitato tutti i musulmani dell’isola a condannare l’azione dei terroristi legati allo stato islamico. «Spero che i musulmani e i cristiani non cadano nella trappola dei Maute. Il loro obiettivo è quello di provocare una reazione dei nostri fratelli e sorelle cristiani. L’attacco alla cattedrale — ha precisato il governatore — non dovrà causare una frattura tra cristiani e musulmani. A questo punto dobbiamo essere forti e uniti nella lotta contro il terrorismo nel paese».
Profonda preoccupazione è stata espressa ancora una volta dal vescovo de la Peña che, nel deplorare il vile attacco, ha sottolineato che con questo episodio «si è voluto calpestare la fede cattolica. È una bestemmia. È inaccettabile. È chiaro che queste azioni sono davvero fuori dal mondo». Il vescovo di Marawi, inoltre, teme per la vita dei duecento ostaggi, tra cui 15 fedeli cattolici e il sacerdote padre Teresito “Chito” Soganub, in mano ai rapitori. È probabile, infatti, che gli ostaggi possano essere usati come scudi umani poiché l’esercito filippino ha assediato la zona nella quale si sono rifugiati i terroristi. «Spero che il governo agirà con saggezza e prudenza così da evitare uno spargimento di sangue», ha commentato il missionario del Pime, padre Sebastiano D’Ambra. «Probabilmente — ha osservato — l’intenzione dei terroristi islamici è quella di utilizzare i fedeli come merce di scambio, per convincere i militari a ritirarsi».
In seguito al drammatico avvenimento, la comunità cattolica nelle Filippine ha promosso una campagna di preghiera per chiedere il rilascio degli ostaggi. Il cardinale Orlando B. Quevedo, arcivescovo di Cotabato, ha lanciato nei giorni scorsi un appello alla comunità affinché le preghiere vengano indirizzate agli ostaggi e ai loro detentori. «Preghiamo — ha detto il porporato — per la salvezza degli ostaggi. Ci appelliamo alla coscienza dei sequestratori perché non uccidano persone innocenti».
Anche i social network hanno diffuso l’hashtag #PrayForMarawi, con il quale molte persone hanno manifestato la propria vicinanza e preghiera per coloro che vivono un momento drammatico.
L'Osservatore Romano, 8-9 giugno 2017